Visualizzazione post con etichetta Educazione relazioni & C.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Educazione relazioni & C.. Mostra tutti i post

sabato 20 aprile 2024

Gli adulti non si toccano! E... i bambini?

Quando mi capita di parlare di educazione dei bambini criticando i metodi punitivi chiedendo se noi adulti saremmo soddisfatti ad accettare gli stessi metodi su di noi, per i nostri errori, mi viene sempre risposto: "non è la stessa cosa!" oppure: "che razza di paragoni!". Quando chiedo perché, mi viene risposto che gli adulti non hanno bisogno di essere educati...

Ora...

Se guardiamo al comportamento di una grandissima quantità di adulti, tutto vedo meno che persone che non hanno bisogno di essere educate: è cosa di ogni giorno veder parcheggiare ovunque, non rispettare i limiti di velocità, cercare di passare avanti nelle code, gettare i rifiuti in terra o abbandonarli ovunque, picchiare le compagne, e così via... Potrei continuare questa lista molto a lungo, non vi pare? 

Quindi no, non credo affatto che gli adulti non abbiano bisogno di essere educati, anzi. E credo anche che il risultato di tale mancanza di educazione sia proprio quel tipo di modello punitivo ricevuto nell'infanzia per cui non si spiega il motivo per cui una cosa non va fatta, si punisce e non si fa "perché lo dico io". Così, da adulti, rispetteremo le regole solo se saremo costretti, se ci sarà il vigile, l'autovelox, la telecamera, ecc... E non perché avremo capito che il rispetto delle leggi serve a vivere bene in comunità, ad esempio. 

Se il nostro capo, davanti ad un nostro errore, ci desse uno sculaccione, oppure ci togliesse la pausa pranzo, o ancora facesse un tabellone in ufficio con su scritto chi ha sbagliato durante la settimana, credo che tutti ricorreremmo ai sindacati o ad una denuncia. Ma troviamo normale e giusto farlo ai bambini. Pretendiamo che i piccoli accettino di subire cose che noi per primi non accetteremmo mai e che, anzi, ce ne siamo anche grati perché sono "per il loro bene". Perché loro vanno "educati", mentre noi, che abbiamo appena buttato la cartaccia in terra o insultato l'automobilista che davanti a noi guida troppo piano, lo siamo già e non ne abbiamo bisogno... 

E comunque, se noi sbagliamo, pretendiamo che la punizione sia dignitosa. Una multa, un rimprovero... Ma un bambino va colpito, umiliato, chiuso in camera da solo, a letto senza cena ecc... Perché? 

"Ma perché non capisce i discorsi!" è la risposta. 

Bene, ok. Allora smetterà di fare quella cosa solo per paura della punizione e non perché avrà capito il motivo per cui è sbagliata. Se è questo il risultato che si desidera raggiungere, va benissimo, ma occorre anche sapere che non appena il figlio potrà eludere la punizione, continuerà a fare quella cosa, semplicemente di nascosto. Oppure la farà quando la nostra punizione non avrà più alcun potere su di lui. Esattamente come noi adulti che volano le regole se non c'è nessuno a controllare...

Se invece vogliamo che capisca il motivo per cui una certa cosa è sbagliata, occorrerà più tempo, più pazienza, più spiegazioni, più fatica. Ma il risultato sarà duraturo. Il figlio, molto probabilmente, farà sua la spiegazione. E, se invece troverà che non è d'accordo, se non altro avrà imparato a discuterne e sarà possibile trovare una soluzione condivisa. Se sarà troppo piccolo per questo, riuscirà comunque ad accettare più facilmente la regola perché saprà che c'è un motivo, dietro, anche se non lo condivide. 

E comunque, il fatto di non capire una spiegazione perché troppo piccolo per capire il linguaggio, significa anche che è troppo piccolo anche per capire il motivo per cui è stato colpito. E infatti i bambini dopo un po' ripartono a fare le stesse cose e vengono colpiti nuovamente. Se lo sculaccione o la punizione fossero così efficaci, ne basterebbe uno per ogni errore. Invece i promotori di questo sistema raccontano con orgoglio di quanti ceffoni e punizioni abbiano ricevuto da piccoli...

Se, invece, i bambini sono in grado di capire il motivo per cui vengono puniti, allora sono in grado anche di comprendere una spiegazione e non ci sarà bisogno di punirli. 

Questa cosa secondo la quale "non è la stessa cosa" punire un bambino e punire un adulto mi fa solo pensare che i bambini, fino ad una certa età, non siano considerati persone. Siano una sorta di animaletto selvaggio da domare. Peccato che, ormai, anche gli educatori cinofili, gli esperti di gatti, di cavalli ecc... affermino che gli animali vanno educati con pazienza ed amore e non con punizioni e costruzioni. Eppure... Nemmeno loro capiscono il nostro linguaggio! E allora? Forse i bambini valgono meno di un cane? 

Riflettiamoci, per favore. 

Immagine da Pixabay


mercoledì 1 dicembre 2021

Quando ci vuole ci vuole??

Basta. Non ne posso più.
Non esistono "schiaffi educativi".
Non si viene su bene grazie agli sculaccioni ricevuti. Si viene su bene NONOSTANTE gli sculaccioni.
Io non ringrazio mia mamma per le due volte che mi ha colpito. Di una ricordo che stava malissimo e aveva chiesto mille volte a me e mio fratello di fare piano perché si sentiva male. Quando è partita una manata dietro la testa ho pensato: "cavolo, la mamma deve stare proprio male", perché non era mai successo. Ricordo benissimo l'angoscia, la paura della seconda volta; il pensiero "questa non è la mia mamma, che succede?" e non ricordo affatto il motivo della rabbia. Questo per dire che quei colpi non mi hanno insegnato niente. Non ho capito cosa avevo fatto di sbagliato, non ho corretto il mio comportamento per quei colpi. Capisco adesso il perché sia successo e non sono arrabbiata con lei, perché so che quello non era il suo modo di fare. Lei stava male, male sul serio e non è riuscita a fare diversamente, dopo averci provato a lungo.
Ma quello che sono, quello che i miei genitori mi hanno trasmesso e insegnato, i valori, l'amore, il saper stare con gli altri, il rispetto per ogni essere vivente e per tutto ciò che ci circonda, non me lo hanno insegnato quei due ceffoni.
Sono stati anni di presenza, affetto, dialogo, ascolto.
E di esempio.
Perché la prima cosa è l'esempio.
Come posso insegnare a mio figlio a non colpire nessuno, se lo colpisco io, per prima?
Con il mio terzo figlio, con cui ho sempre fatto fatica a relazionarmi perché abbiamo due caratteri che male si conciliano, sono arrivata a livelli di esasperazione tali che un giorno - avrà avuto sei anni? Non ricordo - gli ho mollato anche io una manata su una coscia. Lui mi ha guardato sconvolto e mi ha detto, piangendo: "tu dici sempre che non si picchia nessuno e poi mi picchi! Non è giusto!" Che dire? Aveva ragione. Perfettamente ragione. Glielo ho detto e mi sono scusata. E io non stavo male, non avevo la "scusa" di essere fuori controllo dal dolore.
Era solo il bisogno di sfogare la mia rabbia. Non c'era altro. Non è servito a niente. Non ha insegnato a mio figlio quello che volevo (cosa volevo? Non ricordo. Vedete? Immediatamente dopo il gesto, né io né lui ricordavamo cosa era successo. Quindi il colpo non è servito ad "educare"), ha insegnato a mio figlio solo che a volte gli adulti sono incoerenti.

Sono stanca, stufa, del "quando ci vuole ci vuole".
Del "allora lasciagli fare tutto" come se colpire fosse il solo modo per fermare qualcuno (quindi va bene se per fermare una persona che passa col rosso, la prendono a schiaffi? O gli sparano alle gomme? Se per fermare un ladro lo uccidiamo? Se colpiamo il collega che ha sbagliato a realizzare un lavoro?) o insegnare qualcosa (quindi quando un ragazzo sbaglia il compito di matematica o non ha fatto i compiti, l'insegnante può dargli un ceffone? Se io non becco la nota a scuola di canto, la mia insegnante può usare la bacchetta, come ai tempi del libro Cuore?)

Perfino gli animali non si educano con le botte.
Ogni educatore, addestratore serio vi dirà che per insegnare qualcosa al vostro cane, cavallo, gatto... non dovete colpirlo. Che nessun animale si educa con le botte, nemmeno quelle che "non fanno male" (il famoso giornale piegato). Pena, l'avere un animale psicologicamente disturbato. 
Eppure gli animali non capiscono il linguaggio. Non hanno la stessa intelligenza di un bambino. Ma ai bambini, invece, si continuano a dare sculaccioni perché "non capiscono". Ma se non capiscono, come possono capire uno schiaffo? E se invece rispondete che capiscono il perché dello schiaffo, non pensate che sarebbero capaci di capire anche il perché non vogliamo che facciano una certa cosa?
Ma se vediamo qualcuno colpire un cane ci indignamo. Se vediamo colpire un bambino diciamo "se l'è meritata, menomale che i genitori lo educano". E nessuno pensa che possano crescere psicologicamente fragili. I bambini vengono considerati meno degli animali, sembrerebbe...

Ma poi, come dice Antonella Sagone , perché riteniamo lecito colore colpire un bambino, ma solo in una certa fascia di età? Perché non riteniamo corretto, ad esempio, insegnare ad un neonato di otto mesi e non mordere il seno dando uno sculaccione? E perché non colpiamo il ventenne che torna tardi la sera? Perché ci scandalizziamo se vediamo colpire un anziano nella casa di riposo, o una donna dal compagno, ma non se vediamo colpire un bambino? 
E perché, se lo stesso "schiaffo educativo" lo somministra un'insegnante o un estraneo, lo denunciamo, ma se lo facciamo noi va bene? Il gesto è lo stesso e lo scopo pure.
È do questi giorni la notizia del tifoso che ha toccato il sedere ad una giornalista e che ha, giustamente, indignato la maggior parte delle persone. Si è detto che nessuno si può permettere di toccare un'altra persona senza il suo consenso, soprattutto nelle zone più intime. Si è detto che il gesto era da considerarsi violenza. E io sono d'accordo su ognuna di queste affermazioni. Ma allora, perché se toccare il sedere di una donna è violenza, colpire un bambino con lo scopo di fare male (perché se lo sculaccione non facesse male o comunque avesse un effetto di paura o intimidazione o umiliazione, non servirebbe allo scopo) non lo è? Eppure viene colpita sempre la stessa parte e anche con più forza. Ci sono poi le persone che hanno giudicato il gesto come una "goliardata", una cosa da nulla, uno scherzo, qualcosa di normale per un uomo, che hanno perfino fatto la colpa alla giornalista perché col suo abbigliamento "se l'è cercata". Ecco, non sarà che certi pensieri nascono da lontano, da una sculacciata che è considerata normale, non violenza, che il bambino "se l'è cercata"...? 

Perfino Gesù ha affermato, doppio essere stato schiaffeggiato: "se ho parlato male, mostrano dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?" Eppure tanti cristiani continuano a pensare che lo sculaccione o lo schiaffo siano utili...

Vi prego, leggete questo articolo di Antonella https://antonellasagone.it/2021/11/27/leducazione-e-la-violenza-non-sono-compatibili/ e leggete il suo libro "La rivoluzione della tenerezza" e mettiamo fine a questo perpetuarsi di violenza. Non mi pare che "siamo venuti su bene", a giudicare dal mondo che abbiamo costruito (direi più "distrutto").

Dalla pagina del dott. Alberto Ferrando
Ma ai bambini, invece, si continuano a dare sculaccioni perché "non capiscono". Ma se non capiscono, come possono capire uno schiaffo? E se invece rispondete che capiscono il perché dello schiaffo, non pensate che sarebbero capaci di capire anche il perché non vogliamo che facciano una certa cosa?


lunedì 13 settembre 2021

Il diritto all'amore

Quando ero piccola e fino all'adolescenza, credevo che tutte le famiglie fossero più o meno come la mia, perché le famiglie che frequentavo erano più o meno simili, con genitori che amavano i figli, con i vari membri che andavano più o meno d'accordo, c'era più o meno la stessa libertà ecc... Quindi per me era normale che in una famiglia ci fosse amore, rispetto, qualche litigata, risate... Non concepivo che potesse essere diverso da così.

Crescendo e incontrando altre realtà, altre persone, moltissime famiglie diverse, mi sono resa conto con altre e con angoscia che non sempre è così, che esistono tante famiglie disfunzionali, anaffettive, violente, assenti e così via...

Ho realizzato quanto la nostra storia personale influisca sulla nostra vita da adulti, sul nostro carattere, sulle nostre paure, ansie, scelte. Influisce sicuramente sulla nostra autostima, la sicurezza in noi stessi, il modo in cui viviamo il rapporto di coppia, il tipo di partner che tenderemo a cercare e soprattutto il modo in cui faremo i genitori. 

Provo un grandissimo dolore, al pensiero di tutti i bambini e le bambine cresciute in famiglie così. Bambini non ascoltati, abbandonati, non amati, picchiati, offesi, derisi, umiliati, che hanno dato vita, in seguito, ad adulti con una terribile sete d'amore - che spesso non riescono a soddisfare mai - e che molto più spesso si trasforma nella incapacità di amare, di creare relazioni sane e stabili, nella mancanza di autostima, nell'eterno bisogno di approvazione, nella paura del giudizio... Alcuni diventano adulti sottomessi, inibiti, incapaci di essere assertivi; altri replicano l'unico modello che conoscono e diventano violenti, freddi, distaccati a loro volta, anche con i figli e il\la partner.

Foto da https://www.pexels.com/

So bene che possono esserci momenti o periodi della vita in cui siamo stanche\i, sotto stress, stiamo vivendo un brutto momento e quindi se capita una giornata pesante col nostro bambino, questa fatica va ad aggiungersi al resto e perdiamo il controllo, possiamo finire per perdere la testa e fare o dire anche cose molto brutte, violente. Purtroppo siamo cresciuti in una società che giustifica l'aggressività soprattutto verso i bambini, quindi ci viene quasi spontaneo sfogarci su di loro. Grazie al nostro vissuto, nella nostra mente, abbiamo registrato e interiorizzato centinaia di scene di genitori che sculacciano, urlano, mettono in punizione ecc... per cui il primo istinto è ripetere questi schemi. Ma se accade un episodio come questo si chiede scusa e si ricomincia, sperando di fare meglio in seguito. Non voglio quindi dire che siamo giustificati, così come non lo saremmo se ci sfogassimo sulla nonna o sul partner, ma solo dire che purtroppo può succedere e dobbiamo fare di tutto per non farlo accadere più.

Ma questo è diverso dal basare tutto il nostro "stile genitoriale" sul distacco, l'aggressività. Non riesco a comprendere come si possa considerare nostro\a figlio\a un impiccio, un peso, come si possa apostrofarloo ogni giorno, sistematicamente, con frasi come "sei un cretxxx, non capisci nulla, sei cattivo..." e molto altro... Non capisco come si possa colpire in modo studiato, "programmato": il classico "ora le prendi", che sottintende che il colpo non sarà dovuto ad un momentaneo accesso d'ira che non siano riusciti a controllare, ma sarà dovuto ad un preciso "metodo educativo". La mia mente si blocca, va come in tilt, sono incapace di pensare che davvero si possa fare questo ad un bambino, un bambino che dovremmo avere desiderato, un bambino inerme, che non ha chiesto di essere messo al mondo, che non ha colpe, che non può difendersi, che si fida di noi e che ha solo noi come modello e come rifugio. Se non può fidarsi, affidarsi, essere protetto, sentirsi amato da noi, da chi potrà esserlo? 

È per me davvero difficile comprendere come un genitore senta raramente il desiderio di baciare i propri figli, abbracciarli, stare ad osservarli pensando che siano le persone più meravigliose della terra... Esistono genitori che, davanti al bambino, raccontano di quanto egli li faccia "dannare", di quanto sia "monello", "disubbidiente", che non ha voglia di studiare ecc... E penso alla mia mamma che ci difendeva in pubblico dicendo quanto fosse felice di stare con noi, quanto ci avesse desiderato, quanto eravamo buoni (ricordo una volta un "tutti i bambini sono buoni").

Incontro ovunque persone ferite nell'animo, che non sono mai state amate, desiderate e che adesso cercano l'amore ovunque, come l'acqua nel deserto. E vorrei, io che mi sono sentita sempre amata e desiderata, difesa, apprezzata, che ho sentito chiaramente l'amore dei miei genitori, ho provato la tenerezza dei loro abbracci e non ho mai provato la forza dei loro colpi (mio babbo non mi ha mai sfiorato, mai, nemmeno con lo "schiaffetto". Mia mamma mi ha colpito tre volte in tutta la vita, mentre era in preda di crisi di emicrania pazzesche e quindi fuori di sé), vorrei con tutto il mio cuore poter riversare un po' di quell'amore su quei cuori riarsi dalla sete, dire loro che erano solo bambini e avevano il diritto di essere amati in modo incondizionato e che hanno tutt'ora il diritto di essere amati così come sono. L'amore non si elemosina, non si devono cercare le briciole di un amore sbagliato. Abbiamo tutti il diritto di essere amati di un amore grande e gratuito.

Considerato quanto i nostri primi anni, il modo in cui siamo stati amati - o non amati - influiscono sulla nostra vita da adulti, ho pensato a quale enorme responsabilità abbiano i genitori, i familiari, gli educatori, tutti quelli che lavorano con i bambini. Purtroppo questa consapevolezza è arrivata un po' alla volta, mentre procedeva il mio cammino come madre, come persona, come professionista. Avrei voluto arrivarci prima, per poter essere una persona migliore. Spero solo di non avere fatto troppi danni...

I bambini chiedono solo di essere amati incondizionatamente. Hanno il diritto di essere amati incondizionatamente. E noi abbiamo il loro futuro, nelle nostre mani. Possiamo cercare di impegnarci ogni giorno per farli sentire amati, per farli sentire al sicuro, per accrescere la loro autostima, la fiducia in se stessi e nel mondo, per fare sì che diventino persone empatiche, gentili, disponibili ad aiutare gli altri. Possiamo farlo. Vogliamo provarci?


Celeste ed Andrea


domenica 29 agosto 2021

Uno sculaccione che sarà mai?

Negli anni cinquanta sono state pubblicate queste due pubblicità che vedete qui sotto. In quella in spagnolo si dice "te lo meriti". Oggi nessuno si sognerebbe mai di pubblicare una cosa del genere (e per fortuna, direi!), perché nessuno, spero, pensa che il marito che dà uno sculaccione alla moglie per "educarla" fa bene, ne ha il diritto oppure "che vuoi che sia, uno sculaccione non è picchiare".

Credo e spero che ogni donna che sta guardando veda questa immagine come umiliante, violenta. Fosse anche che le intenzioni dei pubblicitari fossero state ironiche, il risultato, ciò che trasmettono, è comunque questa sensazione di disagio, rabbia, umiliazione.

Adesso proviamo a sostituire l'immagine della donna con quella di un bambino.

La frase "te lo meriti"diventa subito accettabile, la sensazione cambia, si inizia a dire "deve averla combinata grossa", "quando ce vo', ce vo'", "te le tirano fuori dalle mani", "siamo tutti cresciuti così e siamo venuti su bene", e così via, in un fiume di frasi fatte che ormai tutti conosciamo.

Perché accade questo? Perché troviamo inaccettabile l'immagine con la donna e normale, anzi, auspicabile, quella col bambino?

Eppure, al tempo in cui è stata pubblicata la pubblicità, evidentemente l'immagine non faceva tanto scalpore, era considerata accettabile. Esisteva il "delitto d'onore" (ma non vi fa venire i brividi accostare la parola "delitto" riferita ad una donna con la parola "onore"?), la gente rideva (e ride tutt'ora, purtroppo) davanti alla frase tratta non ricordo più da dove: "quando torni a casa picchia tua moglie. Tu non sai perché, ma lei sì"...

Abbiamo capito che le donne sono persone esattamente come tutte le altre. Con pari dignità e diritti. E ci mancherebbe che questo possa essere messo in dubbio.

Perché, invece, picchiare un bambino viene considerato normale? Perché lo sculaccione dato ad una donna ci fa rabbrividire, mentre quelli di ad un bambino si definisce giusto? 

Perché uno è considerato picchiare e l'altro no?

Non sarà che consideriamo i bambini "meno persone" rispetto agli adulti?

E fino a che età questo accade? A che età, da che momento, quando scatta "l'ora X" per cui lo sculaccione non è più accettabile?

Quando è che i bambini diventano persone con i nostri stessi diritti?


Sogno un mondo in cui saranno considerati persone con uguali diritti tutti gli esseri umani, indipendentemente dal numero di cellule si cui sono formati, dal sesso, dalla religione, dalle tendenze sessuali, dal colore della pelle ecc...




mercoledì 19 maggio 2021

Tre, due uno...contatto!

Tempo fa ho scritto un articolo sulla aspettative, quale che ognuno di noi ha prima di affrontare una situazione e che, di solito, ci fregano perché poi la realtà si presenta diversa (lo potete trovare qui ).

Quando si parla di bambini, ci sono aspettative un po' su ogni aspetto della vita con loro. Ad esempio una cosa frequente che mi trovo a gestire come Consulente è il disorientamento delle mamme di fronte al bisogno estremo di contatto che i bambini hanno, al loro bisogno di averci vicino, di non essere soddisfatti dal semplice contatto visivo o vocale ("sono qui accanto, tranquillo").

Bambini che non stanno più di alcuni minuti nella culla, nella palestrina, nel box, ecc... 

E le mamme sono sommerse di accuse ("è colpa tua, lo hai viziato", "è colpa tua, perché lo allatti") e di consigli ("lasciarlo piangere, vedrai che si abitua", "deve capire che non esiste solo lui", "non è lui che comanda"). Le mamme affermano cose come "eppure ha i suoi pelouches, la sua giostrina, il carillon, il ciuccio..."

E quello che mi dicono nei loro sfoghi è "ma vuole sempre starmi addosso!", "Non mi lascia il tempo di fare nulla", "non vuole dormire nella sua culletta", "a tavola, dopo cinque minuti, vuole venire sulle mie gambe" ecc...


C'è questa idea che chiedere contatto fisico sia sbagliato, che avere bisogno di qualcuno vicino sia dannoso, che i bambini debbano imparare a fare a meno dei genitori: addormentarsi da soli, consolarsi da soli, giocare da soli...

Che tutto questo sia utile a diventare "indipendenti".

E la cosa buffa è che questo viene applicato anche agli animali da compagnia. Il cane da solo in casa abbaia? Lasciagli la tv accesa, così crederà ci sia qualcuno in casa, lasciagli dei giochi a disposizione, che abbiano il tuo odore sopra. Il gatto fa pipì sul letto o mostra altro segnali di disagio perché si sente solo? Dagli la pallina che si muova da sola, il pesce elettrico che si muove come uno vero e così via...

Insomma, i nostri animali hanno bisogno della nostra presenza, della nostra compagnia, di starci vicino e noi gli offriamo dei surrogati.

E li offriamo anche ai nostri figli, non sia mai che poi "si abituino".

Quando diciamo che vogliamo che siano indipendenti, in realtà intendiamo che abbiamo il desiderio che... Ci lascino un po' in pace. 

Perché se davvero volessimo la loro indipendenza vorremmo che decidessero tutto da soli, mangiassero quello che vogliono quando vogliono, dormissero quando vogliono e, se sono grandicelli, uscissero da soli, si facessero da mangiare ecc... Invece noi vogliamo che facciano tutto quello che diciamo loro, ma... Che non disturbino. Che se ne stiano tranquilli senza richiedere in continuazione.

È difficile avere sempre addosso un bambino, non siamo abituati a questo contatto continuo. E nemmeno la nostra società è progettata per fare sì che i genitori possano soddisfare questo bisogno dei loro bambini (pensiamo invece a società rurali come un villaggio africano in cui la madre svolge tutte le sue normali attività con il bambino sulla schiena e spesso il bambino viene portato da altri membri della famiglia, ma non viene mai lasciato giù, finché non sa camminare bene da solo). A volte, quindi, siamo sopraffatte da questo loro bisogno (a questo proposito ecco il bellissimo articolo di Antonella Sagone "Basta, non mi toccare più!", che potete leggere qui). Un altro bellissimo articolo che mi piace sempre condividere e che spiega bene il bisogno dei bambini di averci sempre vicino è questo, della mia amica Veronica, dal titolo "e se arriva l'anaconda?", che potete leggere qui

Il bisogno di contatto non è prerogativa dei bambini allattati, ma di ogni neonato. Molte mamme mi chiedono come smettere di allattare, così che il loro bambino "impari a stare da solo", soprattutto la notte. Ma smettere di allattare non farà sì che il vostro piccolino non abbia più bisogno di conforto, contatto, sicurezza.

Avrete solo bisogno di trovare altri modi per soddisfare questo bisogno, anche di notte.

Ma davvero stare soli, non "eccedere" nel contatto, imparare a consolarsi con degli oggetti, aiuta? 

Pensiamo al periodo che stiamo vivendo, in cui i contatti fisici sono limitati, al periodo della chiusura iniziale, soprattutto, quando non si poteva neanche uscire o vedere gli altri membri della famiglia che non vivessero nella stessa casa. Eppure avevamo un sacco di oggetti, per consolarci e passare il tempo! Tv, cellulare, computer, con infinti giochini, film, musica... Avevamo e abbiamo cibo a volontà...

Ma quanto ci manca abbracciare un amico? Quanto ci manca stringere fra le nostre braccia la nostra più cara amica e stamparle un bacio su una guancia?

Ci è mancato e ci manca come l'aria toccarci, stringerci, annusare il profumo familiare dell'amico o della nonna...

E invece un neonato, che vive di sensazioni fisiche, che per nove mesi è stato nudo, massaggiato continuamente dalle pareti dell'utero, cullato e dondolato costantemente, che ha, come organo di senso più esteso e sensibile proprio la pelle, deve imparare a stare da solo.

Cosa si impara, dalla solitudine, dal self-soothing, come viene chiamata in inglese la capacità di calmarsi da soli, dal trovare conforto negli oggetti, anziché nelle persone? Forse si impara che non siamo poi così importanti, per cui dovrebbe prendersi cura di noi, visto che non viene quando lo chiamiamo. Forse si impara che non possiamo contare su nessuno, ma dobbiamo cavarcela da soli. Forse si impara che è meglio trovare conforto nel cibo, nella sigaretta, nel comprare un nuovo paio di scarpe, piuttosto che cercare conforto in una chiacchierata con un amico o fra le braccia di chi amiamo.

Vogliamo questo?

###########

Aggiungo all'ultimo momento il suggerimento di leggere il libro di Alessandra Bortolotti "...e se poi prendere il vizio?", che può aiutarvi non solo a capire i bisogni dei vostri bambini, ma anche a sapere che sono legittimi, sapere da dove nascono, sapere che il soddisfare questi bisogni non creerà pericolosi disturbi o "vizi", ma, anzi, aiuterà i vostri bambini a crescere sicuri e con una buona autostima, proprio perché quando un bisogno viene soddisfatto, esso sparisce e non lascia strascichi che poi si ripresentano anche molto avanti negli anni...



martedì 6 agosto 2019

"Tutti i grandi sono stati bambini..."

Tanti anni fa ascoltavo per la prima volta, a casa di un'amica, la canzone di Baglioni "uomini persi". Per la prima volta realizzai che davvero "Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano" (da "il piccolo principe" di Antoine De Saint-Exupéry). Capii che anche il criminale più incallito, l'aguzzino più feroce, l'essere umano più violento o con più odio dentro di sé è stato, un tempo, una creatura innocente, una persona senza colpe, senza odio, un neonato come ogni altro.
Ho cominciato a chiedermi, quindi, cosa porta un bambino a diventare un adulto violento o pieno di odio, indifferenza, disprezzo, pregiudizi ecc... e grazie a ciò che i miei genitori mi hanno trasmesso con l'esempio e le parole, grazie la mio diventare madre a mia volta e grazie anche al mio lavoro, che mi ha permesso di approfondire le tematiche relative all'accudimento, ho iniziato a capire. Almeno credo.
Mia mamma, ad esempio, diceva che "le beasi si mettono i primi tre anni", intendendo che un accudimento amorevole, un cercare di trasmettere con l'esempio il modo di relazionarsi agli altri, era importante darlo da subito, perché i primi anni sono quelli in cui un bambino impara di più, fa suo ciò che vede in famiglia, forma il suo concetto di sé ecc...
Studiando, ho capito quanto avesse ragione.
Non sono una psicologa e quello che so è per aver letto e studiato non solo come genitore, ma anche come professionista che si occupa di neonati e della relazione madre/bambino attraverso l'allattamento.
Bambini poco amati; bambini ignorati; bambini a cui viene insegnato ad odiare; bambini a cui viene dato tutto, di materiale, ma poco in termini di attenzioni e affetto; bambini a cui viene insegnato a cercare il proprio tornaconto, a mentire, a diffidare degli altri, bambini picchiati, umiliati, violentati ecc... avranno più possibilità di diventare adulti che non saranno in grado di amare, o che odieranno a loro volta o che diventeranno a loro volta aguzzini, o che affogheranno il loro bisogno di amore in dipendenze di vario tipo ecc...
Al contrario, un bambino che viene seguito con amore rispettando i suoi tempi, la sua natura, soddisfacendo i suoi bisogni primari; a cui viene insegnato con l'esempio ad amare e rispettare ogni essere vivente; che viene ascoltato e accolto anche nei momenti "no", che riceve amore incondizionato, pur ricevendo una guida amorevole e ferma, sarà più facile che cresca e equilibrato e sereno, perché più facilmente si sentirà in armonia con se stesso e con le persone che lo accudiscono, avrà fiducia in se stesso e negli altri, non si sentirà superiore agli altri, non avrà bisogno insoddisfatti che chiederanno di essere risolti a discapito del benessere altrui ecc...
I bambini imparano come relazionarsi b con gli altri dal modo in cui i genitori si relazionano con lui e, a loro volta, con gli altri.
Ci sono modi di rivolgersi ai bambini che, se vengono poi usati nelle relazioni fra adulti, vengono considerati negativi, ma che sui bambini si considerano "educazione". Eppure, sono alla radice di tanti problemi sociali:

  • Il ricatto affettivo ("se fai così, la mamma non ti vuole più bene"). Pensiamo ad un rapporto di coppia: potrebbe funzionare, con queste basi? O, invece, se qualcosa non va, si deve prima ricorrere al dialogo?
  • Le minacce ("se non finisci i compiti, non vai a giocare"). Questo è ciò che non ci fa parcheggiare in divieto di sosta. Non perché disturbiamo qualcuno, ma per paura della multa. O quante volte sentiamo che il capo di stato xxx non ha fatto una certa cosa non potrebbe fosse ingiusta verso il popolo, ma per paura delle sanzioni internazionali?
  • Le punizioni ("sei in castigo finché non chiedi scusa"). Valgono le considerazioni di cui sopra...
  • L'uso della forza (lo sculaccione...), che insegna che si possono colpire i più deboli... e si vede anche nel nostro paese, in cui si fa la voce grossa con i miseri, ma si sta zitti di fronte a colossi come la mafia e altre organizzazioni criminali... E così via...
E qui parlo solo di modelli educativi considerati "normali". Ma ci sono milioni di bambini che vivono situazioni orribili, con violenze continue, stupri, lavori massacranti, separazione dalla famiglia, ecc... In questi casi è ancora più facile che diventino a loro volta degli aguzzini, anche solo per un bisogno di rivalsa...
Certo, non è una regola matematica, non è un rapporto causa/effetto così delineato e sicuro, ma le ricerche dimostrano che tutti i grandi criminali della storia, dittatori ecc... hanno vissuto infanzie difficili. Certo, non tutti quelli che hanno avuto infanzie disastrose diventano criminali, ma difficilmente lo diventa chi ha avuto un'infanzia felice e ha imparato ad amare.
La psicologa Alessandra Bortolotti, nel suo libro "...e se poi prende il vizio?" parla delle carenze affettive in questi termini:
"...a guardarsi un po' intorno, la generazione di adulti così allevati può rivelare carenze affettive che si esprimono nelle vaste dipendenze da fumo, alcool, gioco, cibo, shopping compulsivo e nei rapporti affettivamente non equilibrati, basati su una dipendenza relazionale chiaramente infantile. Tutte queste dipendenze sembrano riempire vuoti le cui origini sono ben più lontane" (Cap. 1)
Quando un bisogno primario non viene soddisfatto, prima o poi riaffiora e chiede di essere ascoltato e risolto.
E da adulti, quando non ricordiamo più di cosa avevamo bisogno, ma sentiamo solo un disagio profondo che non riusciamo a spiegare, un'insoddisfazione perenne, un'insofferenza che non riusciamo a risolvere, cerchiamo di riempire questi vuoti con ciò che troviamo.
E così potrebbe succedere che un bambino che aveva solo bisogno di essere accettato e amato per ciò che era e non per ciò che i genitori volevano per lui, cerchi, da adulto, la disperata approvazione degli altri magari in tv, nella politica, nella sua nuova famiglia... o magari finisce che abbia imparato che l'amore è condizionato a ciò che l'altro vuole da te e quindi cerchi di plasmare le persone con cui si relaziona affinché diventino come lui le vuole... ecc...
O un bambino che ha ricevuto sculaccioni imparerà che per ottenere obbedienza occorre la forza.
Un bambino che è stato sistematicamente ignorato quando aveva bisogno di essere "visto", quando piangeva, quando "faceva i capricci" (quante volte sentiamo dire: "ignoralo, vedrai che smette"?), potrebbe diventare qualcuno che compie azioni eclatanti, distruttive, solo affinché qualcuno si accorga di lui ecc...

http://alessandrabortolotti.it/wp-content/uploads/2019/01/violenza-480x321.jpg
Dalla pagina http://alessandrabortolotti.it/mai-picchiare-i-bambini-sono-persone/


Ciò che viviamo nei primi anni, nel bene e nel male, segna profondamente la nostra vita.
Come genitori abbiamo il dovere di far sì che i nostri figli si sentano amati, rispettati, accolti ed imparino, a loro volta, ad amare, rispettare, accogliere.

L'amore, quello vero, cerca il bene dell'altro, non il proprio. Cerca la soddisfazione dei bisogno dell'altro, non la soddisfazione del proprio ego. Non si ama un figlio solo se corrisponde all'immagine che vorremo, solo se fa gli studi che vorremmo, se realizza quelli che erano i nostri sogni  che noi non abbiamo potuto vivere, solo se si innamora della persona che vorremmo per lui. Si ama perché è nostro figlio, perché ha diritto di essere amato per ciò che è, perché ogni essere umano ha bisogno di amore incondizionato.
Questo non significa abdicare al ruolo di guida, che è un dovere di ogni genitore. Una guida amorevole è ciò che i nostri figli si aspettano da noi. Una base sicura a cui tornare, a cui affidarsi con fiducia, sicuri di trovare sempre un "porto sicuro" che li accoglie.

Quindi, quando vedo questi uomini politici sbraitare frasi di odio, aizzare le folle contro i più deboli, cercare di accumulare più soldi e potere possibile; quando vedo uomini che uccidono in modi terribili le loro compagne o gli usano violenza fisica e psicologica per anni; quando vedo comportamenti violenti, razzisti, xenofobi, omofobi, egoisti; quando vedo indifferenza, cinismo, odio... penso all'infanzia di queste persone, penso che anche loro erano piccoli che andavano protetti dalle brutture del mondo e che magari, invece, hanno ricevuto solo indifferenza o oggetti al posto di affetto o anche peggio... Immagino la loro anima alla ricerca disperata di amore, ascolto, contatto, empatia... immagino il loro piccolo cuore deluso, ferito... e, sebbene la rabbia che mi fanno le loro azioni resti, provo, per quei bambini di un tempo e per questi adulti di oggi, una grande pena.

http://www.stefanogiantin.net/wp-content/uploads/2013/03/mbB-580x523.jpg
Dal web




lunedì 12 novembre 2018

Violenza chiama violenza

"Se ho parlato male, mostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi colpisci?"

Queste parole sono pronunciate da Gesù, circa duemila anni fa, davanti al sommo sacerdote che lo interroga.
Sono convinta che questo criterio andrebbe applicato anche con i nostri figli.
Se davvero hanno fatto qualcosa di sbagliato, perché colpirli con il "classico" sculaccione, anziché mostrargli cosa hanno fatto che non va, così che capiscano e facciano loro questo insegnamento?
E davvero è necessario colpirli perché hanno fatto qualcosa come rovesciare una tazza, scrivere su un muro, toccare un televisore...? Cosa dovrebbero fare, allora, a chi passa col rosso, a chi non emette lo scontrino, a chi parcheggia sulle strisce? Fustigazione sulla pubblica piazza? E pensiamo davvero che, se non gli diamo uno sculaccione a due anni, a quindici rovesceranno ancora la tazza? O a sei lanceranno il cibo in terra?
Il bambino che impara a non fare una cosa perché altrimenti arriva lo sculaccione, che insegnamento ne ricaverà?
Che è meglio agire di nascosto, così non riceverà la punizione?
Che quando sei più grande e forte di un'altra persona, puoi imporre la tua volontà con la forza, oppure che, se le persone che ami di più al mondo e che dicono di amarti, possono colpirti, se l'uomo con cui ti metterai ti darà uno schiaffo, lo farà "per amore", o perché "te lo meriti"... Oppure, se sarai un poliziotto e una donna verrà a denunciare un marito violento, le dirai: "Era solo uno schiaffo, non è violenza"? E se avrai una compagna che ti farà arrabbiare, le darai uno schiaffo "per il suo bene", "per insegnarle che..."?
Se la maestra di nostro figlio gli desse uno sculaccione, diremmo che è stato picchiato, faremmo una denuncia alla scuola o diremmo: "uno sculaccione non è picchiare"?
E se nostro figlio imparasse a fare altrettanto con i compagni?
E se davvero pensiamo che uno sculaccione non sia "picchiare", perché lo usiamo?
Lo usiamo perché pensiamo che il bambino, sentendosi colpito, elimini il comportamento sbagliato per... diciamolo: per PAURA di riceverne ancora. Altrimenti, se non provasse né dolore, né paura, né timore o vergogna, perché mai dovrebbe cambiare comportamento per evitare di nuovo di essere colpito?
E cosa vogliamo dai nostri bambini, che si "comportino bene" perché sennò arriva lo sculaccione, oppure che lo facciano perché hanno capito che certi comportamenti sono preferibili ad altri o che certe azioni sono pericolose o perché si fidano di noi che gli diciamo che certe cose non si fanno e altre si fanno ecc...?

lunedì 18 gennaio 2016

Non si picchia nessuno

Continuo a non capire la differenza fra tirare uno schiaffo o una pacca sul sedere ad un adulto oppure ad un bambino...
Continuo a pensare a ciò che ha detto Gesù: "se ho parlato male, spiegami dove è il male, ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?"

venerdì 8 novembre 2013

Super-mamme

Chi ha letto qualche libro sull'educazione empatica, non avrà potuto fare a meno di notare le testimonianze che di solito vengono inserite in questi libri, così come in tanti blog di mamme-bricolage.
Si tratta di storie di mamme e bambini che spesso fanno nascere un forte senso di inadeguatezza, in me, quando le leggo. Perché, a parte le storie ordinarie di difficoltà quotidiane superate con amore e pazienza (e già lì vacillo un po'), si leggono spesso storie di mamme che si svegliano all'alba col sorriso, preparano la colazione a bambini sorridenti e collaborativi che mescolano con cura l'impasto dei pancakes (rigorosamente bio e alla frutta), mentre mangiano una tazza di muesli preparato con cereali bio e frutta bio, a km zero. Spesso, poi, hanno già preparato una bella torta di carote (bio) o tanti panini con pasta madre in lievitazione dalla mezzanotte precedente...
Queste mamme, poi, montano in bici col bambino, vanno felici verso la scuola, per pedalare poi verso il mercatino rionale, bio e a km zero, riportando a casa, sempre pedalando veloci e sorridenti, col vento nei capelli (biondi) e il vestito stile Holly Hobbie, chili di verdura e frutta nel cestino della bici.
Poi passano il pomeriggio a fare collages, biscotti, lotte sul lettone, giardinaggio ecc... col figlio sorridente.

Un momento.

Forse anche io avrei figli collaborativi e felici, in una situazione come questa.

MA.

La mattina, a meno di non svegliarsi due ore prima, non c'è tempo di fare tutto questo. Non c'è tempo e c'è troppo sonno. Il bambino non vuole alzarsi perché non vuole andare a scuola. Il tempo passa e col cavolo che posso preparare i pancakes. Il sole che inonda la stanza... forse se ci alziamo alle otto...

La spesa nel mercatino... dove entra una spesa per tutta una famiglia, nel cestino di una bici? A meno di non andare TUTTI i giorni al mercato... Vorrebbe dire passare TUTTE le mattine al mercato. Alla faccia del lavoro, della casa e della pasta madre da far lievitare.
Poi, occorre che il marito abbia uno stipendio da dirigente, per potersi permettere la spesa bio al mercato... Meglio optare per il bio della Coop sotto casa. Forse meno etico, ma almeno si arriva a fine mese...

Tralascio ogni commento sull'aspetto fisico di queste mamme, sigh, che non devono aver mai partorito (ah, ma queste mamme fanno sempre palestra! - quando, non si sa -).

"quando passo il pomeriggio a fare biscotti con i miei bambini e li lascio liberi di impastare, impiastricciarsi, la connessione con lor è perfetta, vedo che sono più distesi e collaborativi"...........

.......

Ora, a parte che passare ogni pomeriggio a fare biscotti, bricolage, giochi con l'acqua, i colori, la pasta di sale e tutto il resto vuol dire avere una collaboratrice familiare che ti fa tutto il resto, ma... quando ho fatto qualcosa in cucina con mio figlio, la cucina è diventata una sorta di Hiroshima della farina, una Caporetto delle tempere... e un: "non mi va più" lasciandomi, novella Florence Nightingale, a raccogliere cadaveri di tubetti, pennelli spelacchiati ecc...

Insomma, abbiamo capito che non sono una mamma perfetta.
Ogni tanto anche io ho fatto attività con i miei bambini (a turno, hanno età diverse), a volte mi sono divertita, altre meno. Anche io sostengo che si debba mangiare sano e possibilmente bio e km zero. Anche io cerco di rispettare i miei bambini e di essere empatica ecc ecc...
Ma ditemi che non sono la sola che, a fine giornata, è stanca e le scappa un "adesso basta, ti ho detto di andare a letto!!!" Con l'empatia e la dolcezza di un facocero infuriato...

-------------

Ok, Avete letto fin qui e avete pensato: ecco la solita campagna contro le mamme empatiche, contro l'educazione dolce, questa qui è una di quelle che esaltano la sculacciata, il "tempo per sé", il "meglio un tempo di qualità che di quantità" ecc...
Ebbene... sono quasi vent'anni che gioco a Pokémon, carte di ogni tipo, giochi da tavolo, cacce al tesoro per casa, battaglie con armi giocattolo facendo "bang!", letture ad alta voce...
Ma... a volte sono stanca.
A volte vorrei potermi sedere e leggere un libro da sola o mettermi a ricamare.
A volte mi scappa la pazienza e grido.
Come faranno queste mamme ad essere sempre così placide e meravigliosamente perfette?
......
Non è che hanno anche accanto un compagno altrettanto simile a loro, un compagno che le aiuta quando, prese da una costruzione con pasta di sale e un libro della Pimpa, hanno dimenticato di mettere su la cena? (o che si mette a leggere la Pimpa mentre loro pensano alla cena...)

E... io ne conosco di mamme molto simili a queste. Amiche fantastiche, persone speciali.
Questo post è un concetrato di invidia vero di voi.
Vi voglio bene