giovedì 18 aprile 2019

"Capite quello che ho fatto per voi?"

Gesù lava i piedi ai discepoli.
Era un gesto di cui si occupavano gli schiavi, i servi.
E lui, Maestro e Signore, si spoglia e si inginocchia a lavare i piedi (che, considerato che all'epoca camminavano con i sandali, dovevano essere ben sporchi!!).
E chiede a noi fu fare altrettanto.
A tutti, non a chi ci piace, non a chi rientra nei nostri canoni di "prossimo".
A quelli che non ci piacciono, a quelli che non credono, a quelli che uccidono, tradiscono, ci odiano.
Lava i piedi anche a Giuda!
E noi?
Noi siamo lì, a giudicare chi ha diritto al nostro "amore cristiano" e chi no.
Chi ha diritto alle nostre preghiere o al nostro aiuto e ci, invece, deve esser giudicato o condannato perché "fuori dalla grazia di Dio".
E così, quelli "fuori dalla Grazia" diventiamo proprio noi, che ci consideriamo gli "eletti".
E Gesù?
Gesù si inginocchia lo stesso davanti a noi e ci lava i piedi.
Con pazienza, tenacia, amore, continua alavare i nostri piedi, a darci l'esempio affinché "anche voi facciate come ho fatto io a voi"


Capiamo quello che ha fatto per noi?

"Servire è regnare" (Gen verde)
Guardiamo a te che sei 

Maestro e Signore

chinato a terra stai,

ci mostri che l’amore

è cingersi il grembiule,

sapersi inginocchiare,

c’insegni che amare è servire.


Fa’ che impariamo, 
Signore, da Te,

che il più grande è chi più sa servire,

chi si abbassa e chi si sa piegare,

perché grande è soltanto l’amore.


E ti vediamo poi,

Maestro e Signore,

che lavi i piedi a noi

che siamo tue creature;

e cinto del grembiule,

che è il manto tuo regale,

c’insegni che servire è regnare.

Fa’ che impariamo, 
Signore, da Te,

che il più grande è chi più sa servire,

chi si abbassa e chi si sa piegare,

perché grande è soltanto l’amore.

domenica 14 aprile 2019

Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre

Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,il re, nel nome del Signore.Pace in cieloe gloria nel più alto dei cieli!».Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli».Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». (Lc 19, 37-40)

Oggi, durante la lettura della Passione, abbiamo ascoltato anche queste parole.
Quando incontri davvero Gesù, non puoi stare zitto, devi farlo sapere, hai bisogno di gridare di gioia e se provi a tacere, "grideranno le pietre", perché una gioia così grande, un incontro così sconvolgente, deve essere condiviso, non può essere nascosto!
L'incontro con Gesù ti cambia, anche se decidi di non seguirlo.
Non puoi restare indifferente.
Perfino Giuda, che decide di tradirlo, ha comunque la sua vita stravolta, dall'incontro con Lui. E anche Erode e Pilato e tutti coloro che lo hanno rifiutato, hanno dovuto fare i conti col suo incontro, col suo sguardo che conosce cosa si nasconde nel tuo animo.
Chiunque incontri Gesù, non può restare indifferente.
La sua vita non può più essere la stessa.
Gesù ti cambia, ti scava dentro, ti costringe a prendere posizione: o con lui o contro di lui. Ma non puoi più tacere.
Se ti lasci riempire dal suo sguardo, dal suo amore, dalla sua parola, la gioia che esplode dentro di te è incontenibile, tanto che, se provi a tacere, saranno... Le pietre a parlare per te!! Sarà chi ti sta accanto e vedrà le tue azioni, a parlare per te!
E se anche, solo per qualche giorno, la terra sarà muta e fredda, davanti alla morte del suo creatore, basterà aspettare una manciata di ore, per esplodere nella gioia della Pasqua!

giovedì 11 aprile 2019

Animali fantastici e dove trovarli 😅❤️

Girellando su internet ho trovato le istruzioni... per realizzare un unicorno!
Potevo forse non  mettermi al lavoro?
Il primo unicorno è già partito per la sua nuova casa. 
Adesso mi sono trovata una valanga di richieste! 🦄🦄🦄🦄
Ma... gli unicorni non erano animali rari?
😂😂

























Ecco dove trovare le istruzioni: 
https://www.cookiesnobcrochet.com/home/yet-another-unicorn


E oggi ho incontrato un nuovo colore:



lunedì 21 gennaio 2019

Una vita, mille vite

Domenica scorsa il piccolo Julen, due anni e mezzo, è caduto in un profondo buco del terreno, un pozzo. Non si sa se sia ancora vivo, ma si scava incessantemente, pur di tirarlo fuori. In ogni parte del mondo ci sono persone che pregano, sono angosciate, soffrono per la sorte di quel bambino e per il dolore dei genitori, già provati dalla morte di un altro figlio.
"Bimbo caduto nel pozzo: come sta Julen e a che punto sono i soccorsi
è come se Julen fosse figlio di tutti”, ha detto l'ingegnere che sta coordinando le operazioni di soccorso, Angel Garcia Vidal.

Nel mediterraneo, intanto, si continua a morire.
Muoiono bambini come Julen, donne come me, uomini.
E queste persone non sono forse "figli di tutti", come Julen?

La loro vita vale forse meno?

O forse ci commuoviamo di più per il piccolo perché ne conosciamo la storia nei dettagli, vediamo le immagini, i genitori... mentre gli altri sono solo "un numero" fra le tante morti che avvengono ogni giorno nel mondo?

Eppure, anche queste persone hanno una storia, avevano una vita, dei sogni, delle speranze.

Perché allora della morte di questi c'è chi perfino prova sollievo (meno gente qui, siamo già troppi!) o indifferenza? Chi sbeffeggia postando foto goliardiche mostrando che, di fatto, la notizia non lo tocca. Chi cinicamente dichiara: "se non partivano, non morivano" dimenticando che sarebbero morti lo stesso, ma "a casa loro" (oltre a dimenticare di usare il congiuntivo).

Riusciremmo a dire, del piccolo Julen: "se non fosse andato vicino al pozzo, non sarebbe caduto"? Lo diremmo, lo abbiamo detto, di Alfredino Rampi, la cui storia è drammaticamente uguale?

Penso che la storia di JUlen ci commuova e ci faccia trepidare perché, appunto, ne conosciamo i dettagli e riusciamo ad immedesimarci, ma anche perché, ammettiamolo, lui, se venisse salvato, tornerebbe a casa e non verrebbe "ad invaderci".
Ecco il punto.
Queste persone che muoiono i mare non ci toccano perché "vengono a rubarci il lavoro, ad ingrossare le fila della malavita, siamo già troppi, non c'è posto per tutti (questa è la bugia più colossale: l'Europa, l'Italia soprattutto, sono a crescita zero, c'è bisogno di loro)" E così ad ogni notizia di naufragi, tiriamo un respiro di sollievo: i nostri beni sono al sicuro! Non sia mai che debba condividere qualcosa! Io ho guadagnato quello che ho, ne ho diritto!

Ricordo che quando ero piccola si viveva con molto meno, oggi se non hai lo smartphone non puoi vivere. Meglio avere debiti, ma non deve mancare nulla, soprattutto del superfluo.

Tempo fa ho letto un commento che affermava che era un bene che tanti bambini morissero, perché altrimenti il mondo sarebbe stato sovraffollato. E in un negozio ho sentito un uomo affermare che "siamo troppi, dovremmo buttare una bomba sull'Africa". Non sono riuscita a tacere e ho risposto: "giusto, siamo troppi, quindi perché non inizia ad uccidersi lei, per primo, per fare posto?"
 Trovo tutto questo agghiacciante.

Un giorno potremmo essere noi su quelle barche, come lo sono stati i nostri nonni.
Risultati immagini per affogati mediterraneo

P. S.: Questo testo non vuole assolutamente sminuire la tragedia del piccolo Julen, per il quale sto rivivendo l'angoscia e il dolore provati con la storia di Alfredino, ma questa volta lo vivo da madre e il cuore mi si spezza, scoppia di dolore al pensiero di come si possa sentire il piccolo, là sotto ei suoi genitori, impotenti, qua sopra



lunedì 10 dicembre 2018

"non c'era posto per loro..."

"...non c'era posto per loro..."

Ogni anno, nella notte di Natale, leggiamo queste parole e ci commuoviamo di fronte alla famiglia di Gesù, costretta ad andare in una stalla perché gli alberghi erano tutti pieni per via del censimento. Nessuno ha cercato di trovare un piccolo spazio per una donna che stava per partorire, forse perché all'epoca la donna non contava proprio nulla (meno degli animali domestici), forse perché davvero non c'era posto, forse perché era normale che si dormisse anche in una stalla, una capanna, una tenda.

Tuttavia, ogni anno, cantiamo con la lacrimuccia di Gesù deposto in una mangiatoia anziché in un letto, "al freddo e al gelo", ma poi non siamo capaci di muovere un muscolo davanti a chi, al freddo e al gelo, c'è adesso, sotto ai nostri occhi. E sono sempre - come allora - un bambino, una giovane incinta, un giovane uomo che la accompagna.

Mi viene da chiedermi se anche noi, ospiti dell'albergo pieno, ai tempi di Gesù, avremmo ceduto il posto a Maria o ci saremmo voltati dall'altra parte, indifferenti.
Avremmo detto, come ho letto in giro sul web "Gente a dormire sotto i ponti c'è sempre stata, perché dovrei fare qualcosa proprio per loro?"

Gesù ci ripete da duemila anni "ogni volta che avete fatto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me"

Questo significa che ogni volta che lasciamo che una persona venga buttata in strada, sotto la pioggia, con un neonato, abbiamo buttato in strada Gesù stesso.
Che ogni volta che ci giriamo dall'altra parte perché "tanto i poveri ci sono sempre stati", abbiamo voltato le spalle a Gesù.

Ma non vorrei che pensaste che stia dicendo di aiutare il prossimo solo perché in lui Si rispecchia il volto di Gesù. Questo potrebbe far pensare che degli esseri umani poco importa, li aiutiamo solo in quanto immagine di Cristo.
No, perché Gesù, prima di tutto, ci parla di "fratelli". Ogni uomo è nostro fratello, prima che immagina di Dio. Quindi il nostro aiuto, la nostra compassione, tutto ciò che facciamo, lo dovremmo fare per prima cosa perché è nostro fratello, sapendo anche che Gesù considererà questo gesto come fatto a Lui stesso.

Ma quando andiamo in chiesa e parliamo di questo, del fatto che ogni uomo è nostro fratello, siamo consapevoli di ciò che diciamo?

Ho due fratelli e quando stanno male, sto male. Quando sono felici, sono felice. Quando hanno bisogno, accorro.

Se ogni uomo è mio fratello, non dovrei fare lo stesso?

Oppure solo chi va in chiesa come noi, chi ha il nostro stesso colore di pelle (sono fregata, ho una pelle bianco-giallino-cadavere, non sono molti ad averla così...), chi non è troppo sporco, merita l'appellativo di "fratello"?

Non possiamo, da soli, salvare tutti, certo. Ma possiamo non restare indifferenti, non spargere parole di odio, unirci o creare iniziative per proporre soluzioni, protestare contro le ingiustizie, attivarci in gruppo per realizzare qualcosa di concreto che aiuti gli altri.

In ogni bambino che nasce su un gommone, sotto un ponte, sotto ad una tenda, in un campo rifugiati in mezzo al fango, c'è Gesù che nasce, come duemila anni fa, dentro una stalla.
In ogni bambino, donna, uomo, che muore di fame e sete su un gommone, annegato in fondo al mare, ucciso dal fuoco acceso per scaldarsi in una baracca, stremato di fatica sotto al sole per un lavoro da schiavi, c'è Gesù che muore crocifisso.

Ricordiamocelo, quando entreremo in chiesa, la notte di Natale.

E non giriamo al largo con aria annoiata o infastidita da chi, rannicchiato sulla soglia, ci chiederà pochi spiccioli, che nulla tolgono alle nostre tasche piene di smartphone all'ultimo grido.
Perché Gesù sta proprio lì.

lunedì 12 novembre 2018

Violenza chiama violenza

"Se ho parlato male, mostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi colpisci?"

Queste parole sono pronunciate da Gesù, circa duemila anni fa, davanti al sommo sacerdote che lo interroga.
Sono convinta che questo criterio andrebbe applicato anche con i nostri figli.
Se davvero hanno fatto qualcosa di sbagliato, perché colpirli con il "classico" sculaccione, anziché mostrargli cosa hanno fatto che non va, così che capiscano e facciano loro questo insegnamento?
E davvero è necessario colpirli perché hanno fatto qualcosa come rovesciare una tazza, scrivere su un muro, toccare un televisore...? Cosa dovrebbero fare, allora, a chi passa col rosso, a chi non emette lo scontrino, a chi parcheggia sulle strisce? Fustigazione sulla pubblica piazza? E pensiamo davvero che, se non gli diamo uno sculaccione a due anni, a quindici rovesceranno ancora la tazza? O a sei lanceranno il cibo in terra?
Il bambino che impara a non fare una cosa perché altrimenti arriva lo sculaccione, che insegnamento ne ricaverà?
Che è meglio agire di nascosto, così non riceverà la punizione?
Che quando sei più grande e forte di un'altra persona, puoi imporre la tua volontà con la forza, oppure che, se le persone che ami di più al mondo e che dicono di amarti, possono colpirti, se l'uomo con cui ti metterai ti darà uno schiaffo, lo farà "per amore", o perché "te lo meriti"... Oppure, se sarai un poliziotto e una donna verrà a denunciare un marito violento, le dirai: "Era solo uno schiaffo, non è violenza"? E se avrai una compagna che ti farà arrabbiare, le darai uno schiaffo "per il suo bene", "per insegnarle che..."?
Se la maestra di nostro figlio gli desse uno sculaccione, diremmo che è stato picchiato, faremmo una denuncia alla scuola o diremmo: "uno sculaccione non è picchiare"?
E se nostro figlio imparasse a fare altrettanto con i compagni?
E se davvero pensiamo che uno sculaccione non sia "picchiare", perché lo usiamo?
Lo usiamo perché pensiamo che il bambino, sentendosi colpito, elimini il comportamento sbagliato per... diciamolo: per PAURA di riceverne ancora. Altrimenti, se non provasse né dolore, né paura, né timore o vergogna, perché mai dovrebbe cambiare comportamento per evitare di nuovo di essere colpito?
E cosa vogliamo dai nostri bambini, che si "comportino bene" perché sennò arriva lo sculaccione, oppure che lo facciano perché hanno capito che certi comportamenti sono preferibili ad altri o che certe azioni sono pericolose o perché si fidano di noi che gli diciamo che certe cose non si fanno e altre si fanno ecc...?

lunedì 24 settembre 2018

"Cinque minuti per te"


Quando mi capitano fra le mani riviste “femminili”, trovo spesso articoli del tipo: ”Bastano 5 minuti al giorno per tornare in forma”, “Più bella in soli 5 minuti” e così via. Pensi che la tua giornata sia frenetica e tu non abbia tempo? Niente più scuse: “basta spostare la sveglia di cinque minuti”. 
Ora, a parte che la mia sveglia suona già alle sei e mi pare sufficiente e che la gatta – che sicuramente ha letto questi articoli – spesso e volentieri mi sveglia anche prima, tipo le cinque, io sono davvero curiosa di sapere come faccia a stare tutto ciò che suggeriscono dentro i “cinque minuti” che dichiarano. 
A meno che non si abbia il giratempo di Hermione Granger…
Vediamo un po’…
“Inizia la tua giornata col sorriso, con il saluto al sole; pratica yoga antichissima…” Sono infatti duemila anni che il sole si chiede cosa cavolo hai da ridere alle sei di mattina di gennaio, quando lui se ne sta ancora dormendo beato su una spiaggia delle Canarie. Mi sembra di sentirlo: “Salutami tua sorella, ci vediamo alle otto”
Dopo di che “una doccia con il getto freddo, tonifica la pelle e riattiva la circolazione” e ti riduce all’istante ad un incrocio tra un Polaretto e un bastoncino Findus.
Ma siamo solo all’inizio.
Mentre sei sotto la doccia non dimenticare di passare il guanto di crine, “per eliminare le cellule morte” che, se non erano morte prima, lo saranno sicuramente dopo l’uso del suddetto strumento di tortura.
Dopo la doccia, un “velo di crema idratante”, “un trucco leggero dopo aver applicato la crema antirughe” (grazie, mi hai appena ricordato che sto invecchiando) e, poi, la “scelta dell’outfit giusto” (ché dire vestiti non fa figo). Non so voi, ma io al mattino (mattino… direi all’alba) apro l’armadio e lascio che i capi più temerari mi saltino addosso. Perché rotolarmi nell’armadio per vedere cosa resta attaccato si configura come “attività fisica”, cosa che la mattina proprio, guarda… una voglia…

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Arriva il momento della colazione.
“Il momento più importante della giornata” (e già qui mi vedo, vecchia e canuta, seduta sul divano accanto al marito, indicare con mano tremante delle vecchie foto ingiallite: “ricordi, caro? La colazione del 20 luglio del ’98?” Altro che primo bacio, primo giorno di scuola…) “concediti almeno un quarto d’ora per una colazione sana e nutriente” 
L’orologio sul muro ticchetta impietoso, il Bianconiglio corre disperato per la cucina gridando “Sono in ritardo! Sono in ritardo!”, ma tu, no, tu imperterrita, apparecchi la tavola che famiglia del Mulino Bianco levati, metti pure il mazzolino di fiori di campo appena colti (abiti al settimo piano del centro di Milano, ma questo è un dettaglio), fai entrare il sole (che nel frattempo ha deciso di alzarsi), svolazzi a piedi nudi in cucina (i pezzi di Lego che si conficcano nel tallone li toglierai in seguito, al pronto soccorso) e prepari il centrifugato di mela-arancia-carota-sedano-kiwi-dell’Himalaya, il tè verde bio raccolto all’alba del solstizio d’estate da dieci vergini tibetane, il pane di kamut con lievito madre, la marmellata-fatta-in-casa-con-la- frutta-del-contadino e ti siedi sorridendo al resto della famiglia che arriva felice ed entusiasta di iniziare una nuova giornata di lavoro e di scuola.
A questo punto, tonificata, nutrita, truccata, vestita di tutto punto, puoi uscire per andare a spiegare al/lla tuo/a datore di lavoro come mai sono le dieci di mattina e tu non sei ancora al tuo posto.