venerdì 11 marzo 2022

Si vis pacem... Para pacem! ☮️🏳️‍🌈♥️

Tutti vogliamo un mondo in pace. E mai come oggi, in cui non si tratta più di una guerra circoscritta a due fazioni opposte, ma rischia di coinvolgere l'intero pianeta. 
Ma cosa possiamo fare noi, in concreto, per costruire la pace? Non abbiamo potere decisionale, non abbiamo peso politico (perlomeno non come singoli individui, ma lo abbiamo se formiamo una comunità unita e che si mette in azione)...
Però, se davvero vogliamo la pace, dovremmo prima capire cosa significhi. Non è "pace" la semplice assenza di guerra. Perché, anche se è una buona cosa per la società, il fatto che non vengano scatenati conflitti armati, fintanto che non si educano le persone alla pace, il conflitto sarà sempre dietro l'angolo, pronto a scattare alla prima occasione, alla prima "provocazione".
Noi che inneggiamo alla pace, che in questi giorni mettiamo bandiere arcobaleno sui nostri profili e alle nostre finestre, cosa facciamo, realmente, per costruire un mondo di pace?
Siamo in pace col nostro vicino, oppure, se ci crea un fastidio, anziché discuterne con calma, cerchiamo il modo di "fargliela pagare"? 
Come reagiamo, se una persona ci taglia la strada o ci fa un qualche altro sgarbo, in macchina? Scendiamo urlando, pronti a fare volare parole pesanti o peggio, oppure discutiamo civilmente?
Se il nostro bambino riceve una spinta da un altro bambino, gli diciamo "la prossima volta tu dagliene una più forte", oppure gli diciamo di chiedere aiuto ad un adulto, di allontanarsi, di parlare col "colpevole"?
Se il nostro bambino combina un disastro, gli spieghiamo cosa ha sbagliato, oppure gli molliamo uno sculaccione e lo chiudiamo in camera sua "così impara"?
A scuola insegnamo ai ragazzi la collaborazione, oppure li spingiamo a primeggiare o li umiliamo con "vedi, Luca? Lui si che studia, mica come te!"
E così via...
Ogni piccolo gesto, ogni semplice frase, può essere un piccolo seme, "perché la pace, come grano al sole, cresca e poi diventi il pane d'oro, per tutta la gente" ("caro Gesù, ti scrivo", zecchino d'oro)
E forse così cresceremo generazioni di giovani che si rifiuteranno di imbracciare un fucile o salire su un caccia. Perché senza soldati che obbediscono agli ordini, i grandi capi che vogliono la guerra dovranno affrontarsi personalmente, uno di fronte all'altro, perché non ci sarà nessuno disposto a combattere.



venerdì 4 febbraio 2022

Il tuo latte è acqua!



Uno dei miei più comuni riguardo allattamento è quello del latte che "perde sostanza", "diventa acqua" col passare dei mesi ed è uno di quelli di cui mi è stato richiesto più spesso di parlare. La cosa interessante è notare Come ogni persona che fa questa affermazione abbia in mente una "data di scadenza" diversa: Chi sei mesi, chi un anno, chi un anno e mezzo o due... Ma se questa affermazione avesse qualche base scientifica dovrebbe esserci un limite temporale uguale per tutte le mamme, non credete? Al contrario, le ricerche dimostrano proprio l'opposto, Cioè come il latte materno aumenti alcune delle sue proprietà proprio dopo l'anno di allattamento. Potete trovare QUI un'immagine che ne descrive le proprietà, sulla rivista "Un pediatra per amico", redatta dai pediatri ed altri professionisti della salute infantile.  
Ma allora perché circola questa strana idea? Perché il seno sembra essere l'unica ghiandola del corpo umano ad avere una data di scadenza?
Perché nessuno si preoccupa se il latte prodotto da una mucca, che in natura allattante per circa un anno, dopo anni sia ancora nutrizionalmente adeguato, mentre invece questo dubbio viene per gli esseri umani, che sarebbero predisposti dalla natura per allattare alcuni anni? Potreste rispondere perché le mucche sono state selezionate per questo, ma sono state selezionate per produrre abnormi quantità di latte, ma questo non incide sulla durata e sulla qualità. 
Ogni mammifero che allatti seguendo i tempi di svezzamento naturali del suo cucciolo produrrà sempre un latte nutrizionalmente adeguato. E noi siamo mammiferi.
Il seno è una ghiandola (un insieme di ghiandole, in realtà), che, sotto un determinato stimolo, produce la sostanza che biologicamente predisposta a secernere. Come ogni altra ghiandola del nostro corpo. Qualcuno li ha mai detto che ormai, dopo tanti anni, La vostra saliva non è più saliva, ma qualcos'altro? O che le vostre lacrime sono esaurite oppure si sono trasformate in vino, succo di frutta o altro? Se una ghiandola funziona, produrrà ciò che deve, non qualcos'altro. Quindi come può il seno essere l'unica ghiandola che d'un tratto inizia a produrre una sostanza diversa da quella per cui è biologicamente programmato?
Alcuni dicono che il latte non diventa acqua e basta, ma acqua e zucchero. Anche qui sarebbe interessante capire come mai il corpo si "dimentichi" di inserire vitamine, sali minerali, anticorpi e tutto il resto, ma si ricordi di inserire lo zucchero!

Probabilmente questa convinzione nasce negli anni del "boom" della formula e del baby food, quando le ditte produttrici facevano martellanti campagne pubblicitarie per incentivarne l'uso. Si insinuava quindi nelle madri l'idea che dopo un certo tempo (tempo che, via via che questi prodotti prendevano piede, diventava sempre più breve) il latte materno diventasse insufficiente sia come quantità che - soprattutto - come qualità.
Ecco qui alcuni esempi di foto di pubblicità degli anni '70: 

Qui si afferma che "a due\tre mesi" il bambino ha già bisogno delle proteine della carne... Questo significa che le proteine del latte materno non sono adatte? Non sono sufficienti? Non sono nutrizionalmente valide? 

In questa pubblicità, invece, si dice chiaramente che a tre mesi il bambino ha finito le "tue" vitamine... Come se ne avesse fatta scorta chissà quando e nel latte non ci fosse nulla. Come si poteva sentire una mamma a cui veniva detto questo?
Questa addirittura insinua che si debba iniziare a dare altro a due mesi!


Ecco quindi che, per fortuna, venivano in soccorso i prodotti pubblicizzati, che, questi si, erano ricchi di vitamine, proteine, sali minerali e tutto ciò che serviva ad un bambino! Teniamo anche conto che il mondo "occidentale" usciva da secoli in cui la povertà e la fame erano cosa comune, soprattutto dopo le due guerre, di cui l'ultima ancora viva nei ricordi di tutti; di conseguenza l'idea di salute e benessere era vedere un bambino bello "rotondo", che mangiava "tanto".
Via via che le conoscenze sono aumentate, che sono stati effettuati sempre più studi e ricerche sull'inizio dell'alimentazione complementare, affermando che non va introdotto nulla prima del sesto mese compiuto, si è spostata in avanti anche l'età in cui si pensa che il latte diventi "acqua" e adesso si inizia a dirlo passato o sei mesi. In cinquant'anni circa abbiamo fatto un piccolo passo avanti, di circa tre mesi, almeno 😅
Forse chi fa queste affermazioni ci arriva attraverso un ragionamento del tipo: "se dopo i sei mesi il bambino ha bisogno di aggiungere altro alla sua alimentazione, significa che è perché nel latte non ci sono più sostanze nutritive".
Invece no! Significa semplicemente che i bambini crescono e cresce anche il loro fabbisogno di nutrienti, per cui va aggiunto qualcosa in più. Alcuni bambini continuano a crescere benissimo ancora per alcuni mesi, semplicemente aumentando la quantità di latte che assumono, ma la maggior parte dei piccoli a questa età è fortemente attratta da quello che vede fare ai genitori e desidera imitarli, cercando di afferrare portare alla bocca quello che osserva nel loro piatto.
Per quanto riguarda la tanto diffusa idea sulla carenza di ferro nel latte materno, c'è questo articolo della collega Antonella Sagone che spiega molto bene la questione. Del resto non sarebbe assurdo che la natura avesse dimenticato di inserire proprio un elemento così importante come il ferro nell'alimento che dovrebbe sostenere la crescita del bambino per i primi sei mesi in modo esclusivo, continuando ad essere l'alimento principale per tutto il primo anno? 
In conclusione, qualunque sia la durata del vostro allattamento, il vostro latte sarà sempre perfetto e conterrà esattamente tutto ciò che deve contenere, Nella quantità giusta per il vostro bambino

giovedì 6 gennaio 2022

Che ha detto, il papa?


"Non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne anche padri o madri. «Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti» (Lett. ap. Patris corde). Penso in modo particolare a tutti coloro che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione, che è un atteggiamento così generoso e bello. Giuseppe ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego. Questo tipo di scelta è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità. Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro! E quanti coniugi desiderano essere padri e madri ma non riescono per motivi biologici; o, pur avendo già dei figli, vogliono condividere l’affetto familiare con chi ne è rimasto privo. Non bisogna avere paura di scegliere la via dell’adozione, di assumere il “rischio” dell’accoglienza."

Questo è un pezzo del discorso fatto da papa Francesco nell'udienza del 5 gennaio, giusto ieri, discorso da cui il popolo del web ha estratto solo un'altra piccola frecciatina sul fatto che molte persone trattano cani e gatti come se fossero figli e, magari, figli non ne vogliono. Ora, ammetto che al giorno d'oggi tante persone sono spaventate all'idea di aver figli perché preoccupate per il futuro, mentre altre proprio non ne sentono il desiderio (e sono convinta che in questi caso sia meglio evitare, perché un bambino ha bisogno di essere desiderato. Per non parlare poi di tutti quei bambini nati da persone che avrebbero fatto meglio ad evitare...), C'è da dire che molte sono impossibilitate ad averne per situazioni economiche precarie o perché non saprebbero come per gestire l'arrivo di un figlio senza nessun aiuto familiare e statale. Quindi se un appunto poteva essere fatto, forse è lì che si poteva ampliare il discorso. Invece è curioso che l'attenzione al discorso del papa si sia concentrata tutta su una piccola frase, estrapolandola dal contesto, dandole peraltro un significato che non mi sembra affatto fosse quello inteso da Francesco. 

Viene contestato al papa il fatto che la Chiesa consideri gli animali esseri inferiori, che condanni il fatto di amare gli animali agli stesso modo degli esseri umani e che l'amore verso il creato di cui parla la chiesa sia un amore che nasce da chi si sente superiore e si china verso l'altro in un gesto di benevolenza.

Io credo che la frase del papa volesse toccare quelle situazioni in cui le persone trattano cani e gatti come figli, umanizzandoli in modo ridicolo con vestiti, fiocchetti, occhiali da sole, e parlando di loro come "i miei bambini pelosi". Credo che questo atteggiamento nasconda un bisogno di riempire un vuoto di affetto che probabilmente nasce da molto lontano... Amare gli animali, amare il proprio cane o gatto significa invece permettere loro di condurre un'esistenza in cui possano esprimere e soddisfare i loro bisogni di specie, quelli verso il quale il loro istinto tende e senza i quali non possono davvero essere felici. 

Ma, al di là di questo, è innegabile che uomini e animali siano diversi, benché parte della stessa natura. Non siamo uguali agli animali, sebbene facciamo parte dello stesso "regno" e sebbene abbiamo la stessa natura. Siamo parte della stessa creazione, sia da un'ottica laica che da un'ottica cristiana. 

Però, anche evitando di parlare di anima e di creazione ad immagine di Dio, l'uomo ha raggiunto una situazione di "superiorità" intellettuale che non possiamo fingere che non esista. Inoltre è ovvio che la chiesa metta l'uomo al centro della creazione, visto che afferma che l'uomo è stato creato ad immagine di Dio, mentre gli animali no. Ma il fatto stesso di dire che l'uomo deve prendersi cura del creato perché come lui creatura di Dio, voluta e amata da Dio, pone comunque gli animali in una situazione di diritto al rispetto. La traduzione stessa della Bibbia riguardo alla creazione è errata e l'uomo non è stato messo a dominare, ma a custodire il creato. Questa parola implica l'evitare qualsiasi forma di prevaricazione e sfruttamento. Ma non perché spinti dalla "pietas", ma perché spinti dal rispetto e dall'amore che implica la parola "custodire". 



mercoledì 22 dicembre 2021

Natale 2021

Ed eccoci ancora qua.

Luminarie dappertutto, vetrine addobbate, gente che corre di qua e di là in fretta, carica di pacchi, spingendo carrelli pieni di ogni ben di Dio, sempre più in fretta, sempre più agitata: “e cosa regalo a zia Maria? E a mio cognato, che l'anno scorso ha fatto un regalo da poco a mio figlio, mentre io ho speso un patrimonio per il suo? E alla vicina? Non posso mica sfigurare, immaginati se poi mi fa un regalo di valore, che figura ci faccio…”

E poi cibo, cibo, cibo… tonnellate di cibo che spesso ci farà alzare da tavola con lo stomaco che scoppia…

Immagine da pexels.com

C'è qualcuno, là fuori, che ancora si ricordi cosa stiamo festeggiando? Perché corriamo come pazzi per giorni, per cercare regali che ci sentiamo obbligati a fare, pranzi e cene a cui non vorremmo partecipare? C'è ancora qualcuno che dà qualche significato, a tutto questo? (Si, per fortuna ci sono sempre persone che fanno i regali col cuore, per il piacere di farli e che amano passare un giorno con le persone care). No, per favore, non venitemi a raccontare che Natale esisteva già ed era una festa pagana. Certo, c'erano le feste dedicate al forno della luce, così che le giornate iniziano ad allungarsi di nuovo proprio in questi giorni. E certamente i primi cristiani scelsero questa data proprio per significare che la vera luce che nasce è Gesù: “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”. Ma i cristiani non hanno “rubato” e fatta propria una festa già esistente. Hanno solo preso questa data come simbolo per una festa del tutto nuova: festeggiare la nascita di Gesù, luce per gli uomini, salvezza per le genti. Se nel mondo ci sono ancora persone che continuano a celebrare i riti legati a divinità celtiche, romane o altro, nessuno vieta loro di continuare a farlo.

Ma il Natale che tutti festeggiamo deriva dai festeggiamenti per la nascita di Gesù. L'idea del regali, che imita quelli portati dai “Magi” (infatti in alcune regioni i regali non arrivano il 25 dicembre, ma il 6 gennaio), il presepio, i canti, l’attesa, la veglia…

Eppure oggi nessuno sembra più ricordare Chi stiamo aspettando. 

I cristiani sono ormai una minoranza, seppure “sulla carta” siano ancora tanti perché il battesimo è ormai una tradizione e un rito scaramantico (c'è chi battezza “perché non si sa mai”, chi battezza perché lo vuole la nonna, chi battezza perché è una bella festa, ecc…) e mi chiedo quanti fra coloro che si dichiarano cristiani vivano con intensità, spirito di preghiera e di attesa il tempo dell’avvento, me compresa.

Eppure, mai come oggi, forse, abbiamo bisogno di una rinascita, abbiano bisogno di vedere la Luce fra di noi, di sentire parole di pace e di speranza…

“Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”.

Ma oggi, tanti bambini sono ucciso prima di nascere e nessuno vuole aspettare la loro venuta al mondo. Tanti bambini sono uccisi sotto le bombe, Sono lasciati morire in fondo al mare, in un lager libico, sono uccisi nelle favelas da droga e da “giustizieri”, sono lasciati morire di freddo nei boschi dell’Europa perché “non c'era posto, per loro”…

Milioni di bambini Gesù muoiono ogni giorno, nell’indifferenza del mondo, così come Gesù nacque nell'indifferenza dei potenti di un tempo. Bambini Gesù di ogni colore, di ogni lingua, di ogni religione. Bambini Gesù crocifissi prima del tempo.

Quest’anno, quante persone andranno alla messa di notte e poi, all’uscita, scanseranno con disgusto il povero che dorme sotto il porticato della chiesa o guarderanno con indifferenza l'ennesima notizia dell’affondamento di un barcone o addirittura esulteranno, col rosario in mano, perché è stata evitata l’invasione? Quante donne, madri, cristiane, saranno soddisfatte, osservando i propri figli pieno di cibo e regali, perché avranno chiuso la porta in faccia agli invasori che attentano alla sua “cultura”?

Quanti Gesù lasceremo fuori dalla nostra porta, questo Natale? Quando sarà che ci accorgeremo che Gesù non nasce nelle nostre chiese, ma per strada, ogni giorno? Nella casa della vicina che non ha nessuno che le fa visita, nel sacco a pelo della giovane coppia Afghana che è riuscita non si sa come ad arrivare fino a qui, ma che adesso non ha nulla e non sa dove andare; nella baracca in cui si stringono un gruppo di giovani nigeriani o siriani, che scappano dalla guerra; nella roulotte della famiglia Rom che rischia di vedere bruciati vivi i suoi figli perché non ha altri che un fuoco, per scaldarsi…

Andiamo alla Messa, certo, ma facciamo che questo sia il nostro “pieno di carburante” per affrontare poi il mondo con più amore, con lo sguardo più aperto verso gli altri, con lo spirito di chi quel bambino lo vuole accogliere dentro di sé, dare un posto nel suo cuore alla famiglia di Nazareth, rifiutata da tutti, a suo tempo, ma accolta da chi ha saputo guardare oltre, da chi ha ascoltato la voce degli angeli, da chi ha saputo leggere le stelle, guardando il cielo, cercando risposte, con il cuore aperto, senza pregiudizi ed egoismo. 





mercoledì 1 dicembre 2021

Quando ci vuole ci vuole??

Basta. Non ne posso più.
Non esistono "schiaffi educativi".
Non si viene su bene grazie agli sculaccioni ricevuti. Si viene su bene NONOSTANTE gli sculaccioni.
Io non ringrazio mia mamma per le due volte che mi ha colpito. Di una ricordo che stava malissimo e aveva chiesto mille volte a me e mio fratello di fare piano perché si sentiva male. Quando è partita una manata dietro la testa ho pensato: "cavolo, la mamma deve stare proprio male", perché non era mai successo. Ricordo benissimo l'angoscia, la paura della seconda volta; il pensiero "questa non è la mia mamma, che succede?" e non ricordo affatto il motivo della rabbia. Questo per dire che quei colpi non mi hanno insegnato niente. Non ho capito cosa avevo fatto di sbagliato, non ho corretto il mio comportamento per quei colpi. Capisco adesso il perché sia successo e non sono arrabbiata con lei, perché so che quello non era il suo modo di fare. Lei stava male, male sul serio e non è riuscita a fare diversamente, dopo averci provato a lungo.
Ma quello che sono, quello che i miei genitori mi hanno trasmesso e insegnato, i valori, l'amore, il saper stare con gli altri, il rispetto per ogni essere vivente e per tutto ciò che ci circonda, non me lo hanno insegnato quei due ceffoni.
Sono stati anni di presenza, affetto, dialogo, ascolto.
E di esempio.
Perché la prima cosa è l'esempio.
Come posso insegnare a mio figlio a non colpire nessuno, se lo colpisco io, per prima?
Con il mio terzo figlio, con cui ho sempre fatto fatica a relazionarmi perché abbiamo due caratteri che male si conciliano, sono arrivata a livelli di esasperazione tali che un giorno - avrà avuto sei anni? Non ricordo - gli ho mollato anche io una manata su una coscia. Lui mi ha guardato sconvolto e mi ha detto, piangendo: "tu dici sempre che non si picchia nessuno e poi mi picchi! Non è giusto!" Che dire? Aveva ragione. Perfettamente ragione. Glielo ho detto e mi sono scusata. E io non stavo male, non avevo la "scusa" di essere fuori controllo dal dolore.
Era solo il bisogno di sfogare la mia rabbia. Non c'era altro. Non è servito a niente. Non ha insegnato a mio figlio quello che volevo (cosa volevo? Non ricordo. Vedete? Immediatamente dopo il gesto, né io né lui ricordavamo cosa era successo. Quindi il colpo non è servito ad "educare"), ha insegnato a mio figlio solo che a volte gli adulti sono incoerenti.

Sono stanca, stufa, del "quando ci vuole ci vuole".
Del "allora lasciagli fare tutto" come se colpire fosse il solo modo per fermare qualcuno (quindi va bene se per fermare una persona che passa col rosso, la prendono a schiaffi? O gli sparano alle gomme? Se per fermare un ladro lo uccidiamo? Se colpiamo il collega che ha sbagliato a realizzare un lavoro?) o insegnare qualcosa (quindi quando un ragazzo sbaglia il compito di matematica o non ha fatto i compiti, l'insegnante può dargli un ceffone? Se io non becco la nota a scuola di canto, la mia insegnante può usare la bacchetta, come ai tempi del libro Cuore?)

Perfino gli animali non si educano con le botte.
Ogni educatore, addestratore serio vi dirà che per insegnare qualcosa al vostro cane, cavallo, gatto... non dovete colpirlo. Che nessun animale si educa con le botte, nemmeno quelle che "non fanno male" (il famoso giornale piegato). Pena, l'avere un animale psicologicamente disturbato. 
Eppure gli animali non capiscono il linguaggio. Non hanno la stessa intelligenza di un bambino. Ma ai bambini, invece, si continuano a dare sculaccioni perché "non capiscono". Ma se non capiscono, come possono capire uno schiaffo? E se invece rispondete che capiscono il perché dello schiaffo, non pensate che sarebbero capaci di capire anche il perché non vogliamo che facciano una certa cosa?
Ma se vediamo qualcuno colpire un cane ci indignamo. Se vediamo colpire un bambino diciamo "se l'è meritata, menomale che i genitori lo educano". E nessuno pensa che possano crescere psicologicamente fragili. I bambini vengono considerati meno degli animali, sembrerebbe...

Ma poi, come dice Antonella Sagone , perché riteniamo lecito colore colpire un bambino, ma solo in una certa fascia di età? Perché non riteniamo corretto, ad esempio, insegnare ad un neonato di otto mesi e non mordere il seno dando uno sculaccione? E perché non colpiamo il ventenne che torna tardi la sera? Perché ci scandalizziamo se vediamo colpire un anziano nella casa di riposo, o una donna dal compagno, ma non se vediamo colpire un bambino? 
E perché, se lo stesso "schiaffo educativo" lo somministra un'insegnante o un estraneo, lo denunciamo, ma se lo facciamo noi va bene? Il gesto è lo stesso e lo scopo pure.
È do questi giorni la notizia del tifoso che ha toccato il sedere ad una giornalista e che ha, giustamente, indignato la maggior parte delle persone. Si è detto che nessuno si può permettere di toccare un'altra persona senza il suo consenso, soprattutto nelle zone più intime. Si è detto che il gesto era da considerarsi violenza. E io sono d'accordo su ognuna di queste affermazioni. Ma allora, perché se toccare il sedere di una donna è violenza, colpire un bambino con lo scopo di fare male (perché se lo sculaccione non facesse male o comunque avesse un effetto di paura o intimidazione o umiliazione, non servirebbe allo scopo) non lo è? Eppure viene colpita sempre la stessa parte e anche con più forza. Ci sono poi le persone che hanno giudicato il gesto come una "goliardata", una cosa da nulla, uno scherzo, qualcosa di normale per un uomo, che hanno perfino fatto la colpa alla giornalista perché col suo abbigliamento "se l'è cercata". Ecco, non sarà che certi pensieri nascono da lontano, da una sculacciata che è considerata normale, non violenza, che il bambino "se l'è cercata"...? 

Perfino Gesù ha affermato, doppio essere stato schiaffeggiato: "se ho parlato male, mostrano dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?" Eppure tanti cristiani continuano a pensare che lo sculaccione o lo schiaffo siano utili...

Vi prego, leggete questo articolo di Antonella https://antonellasagone.it/2021/11/27/leducazione-e-la-violenza-non-sono-compatibili/ e leggete il suo libro "La rivoluzione della tenerezza" e mettiamo fine a questo perpetuarsi di violenza. Non mi pare che "siamo venuti su bene", a giudicare dal mondo che abbiamo costruito (direi più "distrutto").

Dalla pagina del dott. Alberto Ferrando
Ma ai bambini, invece, si continuano a dare sculaccioni perché "non capiscono". Ma se non capiscono, come possono capire uno schiaffo? E se invece rispondete che capiscono il perché dello schiaffo, non pensate che sarebbero capaci di capire anche il perché non vogliamo che facciano una certa cosa?


mercoledì 24 novembre 2021

Tanto cresce lo stesso

“Tanto cresce lo stesso”
“L'importante è che stia bene”
“Meglio un biberon di latte artificiale che una mamma stressata”
“Così puoi lasciarlo quando hai bisogno”

Scommetto che ognuna di noi potrebbe aggiungere molte altre sentenze come queste alla lista di ciò che si è sentita dire quando ha avuto difficoltà nell'allattamento.
Capita molto spesso che, quando l'allattamento del nostro bambino non va come avevamo immaginato e sognato, le persone intorno a noi, nel tentativo di farci stare meglio, di essere di aiuto, ci rivolgano queste frasi cercando di convincerci che, in fondo, non è poi così importante. Forse pensano che così anche noi ci convinceremo che non lo sia e, di conseguenza, soffriremo meno.

Ma davvero queste parole ci fanno stare meglio?
Cosa prova una persona quando, confidando a qualcuno il suo problema, si sente rispondere con frasi che lo minimizzano?

Personalmente ritengo che chi si esprime con queste frasi non abbia la percezione di quanto dolore provi una mamma che desidera allattare e si ritrova a non riuscirci; oppure, come spesso ci accade quando cerchiamo di sminuire un problema, si pensa così di far diminuire il dolore Se mi convinco che non era importante, soffrirò meno. Nella mia esperienza, questi non funziona e spesso fa accadere il contrario o perlomeno è inefficace.

Cosa vuole sentirsi dire una mamma che ha problemi ad allattare non ha allattato?
Non gli serve sapere che “tanto crescono bene lo stesso”, che non sono “mamme di serie B”, che il loro bambino le amerà lo stesso ecc... Lo sanno già, ma non è ciò che gli preme.

Loro volevano essere in grado di provvedere al loro bambino, come lo sono state quando era nel pancione.
Volevano quel tipo di maternato.
Avevano un sogno che si è infranto contro una realtà che non si aspettavano.
Adesso vogliono sapere che quello che provano non è sbagliato.
Sapere che non hanno “sbagliato tutto”.
Che è giusto star male quando qualcosa non va come avremmo desiderato.
Che si può superare, certo, ma non nascondendo quello che si prova.

Se incontriamo una mamma che ci confida di avere difficoltà ad allattare, o che ha smesso, dicendo quanto le sarebbe piaciuto farlo serenamente, non va sminuito il suo problema, ma va accolto il suo dolore.
Deve sapere che non è lei ad avere sbagliato. Che non è colpa sua.
Forse questa mamma sta raccontando cosa ha passato solo per sfogarsi, cercare conforto, sostegno.
Anziché cercare di sminuire il suo dolore, dirle che quello che prova è “esagerato”, che non è nulla, o farle sentire che sta sbagliando a stare male per questo, potrebbe aiutarla molto di più sentirsi dire: “deve essere stato davvero difficile; una bruttissima esperienza, per te. Vuoi raccontarmi come ti sei sentita?”
Molto probabilmente questa donna farà uscire il suo dolore, perché si sentirà compresa, accettata e solo allora sarà pronta per affrontare il suo problema e potremo offrire un aiuto concreto come, ad esempio, un incontro con una consulente per l'allattamento, se sta ancora allattando e vuole sapere se e come sia possibile cambiare la sua situazione, oppure parole di conforto se la situazione è ormai passata da tempo.

https://www.pexels.com/it-it/foto/bambino-in-traversina-bianca-sdraiato-sul-letto-6393346/


sabato 20 novembre 2021

Sacra famiglia

Fra poco più di un mese sarà Natale.
Per i cristiani si rinnoverà la festa per la venuta sulla terra di Gesù, figlio di Dio, che ha camminato in mezzo a noi come un uomo qualsiasi, nascendo come un bambino qualsiasi della sua epoca in modo semplice, senza sfarzo, senza ricchezza, rifiutato da chi non ha voluto stringersi un po' per offrire a sua madre un posto caldo e comodo in cui partorire.
Tutto il resto del mondo festeggerà "la festa dei bambini", la "festa dell'amore e della pace", cercando di nascondere il vero significato del Natale.

E tutti, probabilmente, dimenticheranno che Gesù è già nato e morto proprio ieri, sotto il naso della "Europa, culla della civiltà cristiana".
È morto solo, in un bosco, per il freddo, dopo che anche i suoi genitori sono stati trasportati altrove perché gravemente feriti. Aveva un anno, il piccolo Gesù.
Non ha avuto un bue e un asinello per scaldarlo.
Non ha avuto nessun dono dai Magi o dai pastori.
Non ha avuto tempo di crescere e ascoltare i proclami di chi, agitando un rosario, si dichiara cristiano, ma lascia che piccoli e grandi Gesù come lui muoiano di freddo o in fondo al mare. O di chi si dichiara madre e cristiana, ma non si commuove di fronte ad altre madri che vedono i figli sprofondare in fondo al mare.
Tutti staremo a guardare con occhi commossi il "bambinello" deposto nella mangiatoia. Faremo grandi discorsi con me lacrime agli occhi su come il Salvatore del mondo sia nato povero, rifiutato. Ci batteremo il petto e poi andremo a casa a mangiare il panettone.

E intanto Gesù è già nato e morto un mese prima. Nelle vesti di questo bambino.

Nell'indifferenza dei potenti.

Accompagnato da frasi di odio che ho potuto leggere sotto gli articoli che hanno narrato la sua storia.
C'è qualcuno, novello Erode, che si compiace di questa morte.
Qualcuno che dice che la polizia "ha fatto il suo dovere", in difesa "del sacro suolo" del loro paese. Che se lasci passare quel bambino, ne arriveranno altre migliaia. Che sono invasori.
E io mi chiedo se il "proprio dovere" sia gettare acqua gelata su persone che non hanno nulla, con temperature vicine allo zero, sapendo benissimo che questo servirà a farle morire poco a poco.
Mi chiedo cosa ci sia di "sacro" in un prezzo di terra, rispetto ad un altro; dove siano i confini, se non sulle carte disegnate dall'uomo e perché un essere umano nato in un punto diverso della terra non possa calpestare quel suolo. Quale Dio ha stabilito che quel luogo è "sacro" per qualcuno e non per qualcun altro?
E da quando un invasore arriva disarmato, povero, congelato, affamato?
E i nostri governi non sono sempre a lamentarsi della crescita vicina allo zero, della popolazione sempre più vecchia? Allora dove sarebbe il problema di fare arrivare altre persone?

La verità è che siamo tutti attaccati al nostro pezzo di "roba", come nella novella di Verga. Preferiamo morire nella nostra vecchia, chiusa, decadente "Europa cristiana" attaccati alle nostre misere ricchezze gridando "roba mia! Roba mia!" e perdere tutto, piuttosto che condividerle con chi ha bisogno.

Ieri Gesù è morto.
E noi stiamo per addobbare l'albero, costruire il presepio, andare a messa dicendo quanto è bello questo giorno di pace e d'amore.

Foto da https://www.fanpage.it/esteri/abbandonato-sul-confine-tra-polonia-e-bielorussia-bimbo-migrante-di-un-anno-muore-di-freddo/