lunedì 6 febbraio 2017

Giuro su Dio...

Da diversi giorni, ormai, rifletto e rimugino sulla cerimonia di insediamento del Presidente degli Stati Uniti, anche se questa questione me la sono sempre posta anche davanti ad altre situazioni simili. Sto parlando del momento in cui il Presidente giura sulla Bibbia.
Come cristiana, provo un forte disagio davanti a questo gesto.
Prima di tutto perché, come rappresentante di una Nazione, soprattutto una così eterogenea come gli USA, non può fare un gesto che riguarda la fede solo di una parte - che sia grande o piccola non conta - della popolazione.
Inoltre perché, se vuoi dimostrare di essere cristiano, dovresti sapere che Gesù ha detto di non giurare mai (Matteo 5,33-37: "Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore". Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno."), quindi, con il giuramento, vai contro la parola stessa del Gesù che dichiari di seguire.

Ma non solo. Cosa significa, giurare sulla Bibbia?

Che, se dico il falso, Dio mi manderà un fulmine dal cielo per incenerirmi all'istante?
Che, se dico il falso, verrò scomunicato?
Cosa si vuole dimostrare?
Non ho mai capito i giuramenti.
"Te lo giuro su Dio/mia madre/tutto-ciò-che-ho, è tutto vero"
Che significa?
Che perderò tutto se dico il falso?

Posso forse perdere Dio?
Dio mi ucciderà o ucciderà mia madre perché ho detto una bugia?
E davvero io dovrei credere in un Dio del genere?

Se sono una persona in cui si può riporre fiducia, non avrò bisogno di giurare per dimostrare che dico il vero.
Se sono un falso, un bugiardo, un disonesto, anche se giuro su tutto l'oro del mondo, su Dio, la mamma o Maradona, la mia parola non avrà alcun valore.

sabato 17 dicembre 2016

Natale 2016

Ed eccoci di nuovo, per il periodo di Natale, a leggere articoli su presepi nelle scuole, recite scolastiche, canzoncine natalizie ecc... sacrificate in nome del "rispetto per chi non crede", della volontà di "non offendere chi crede in altre religioni" ecc...
Chi protesta contro queste iniziative porta sempre, mi pare, gli stessi argomenti: le "radici cristiane" del nostro paese, la "tradizione" da rispettare e tramandare ai figli. Ho letto anche che evitare le canzoni natalizie classiche impedisce ai genitori di commuoversi davanti al proprio bambino che canta sul palco della scuola...
Quando sento le parole "radici cristiane" mi viene da sorridere, perché vorrei sapere quanto indietro nel tempo dobbiamo andare per parlare di "radici". Se vogliamo parlare del primo accenno di Italia, di unione, dobbiamo risalire all'impero romano, che però non era certo cristiano, essendo nato prima dell'avvento del cristianesimo. Quindi dovremmo dire che le radici degli italiani sono pagane.
Per quanto riguarda poi la "tradizione", anche lì mi sale una certa stizza. Perché il presepio non è (solo) "tradizione". I canti che parlano della nascita di Gesù, non sono (solo) tradizione. Fare il presepio solo perché "è tradizione", "si è sempre fatto" (sempre??), non ha nessun senso, secondo me.
Il presepio, i canti, ricordano l'avvenimento più importante per noi (insieme alla resurrezione): Dio che si fa uomo e viene a stare con noi, a condividere ogni aspetto della nostra vita, a camminare accanto a noi, affinché noi non diciamo "tu non sai cosa significa, vivere qui, tu stai lassù e non ti curi di noi".
"Difendere" presepi e recite di Natale in nome della "tradizione" attaccando, offendendo, criticando, significa svilire completamente il senso del Natale, che dovrebbe essere un messaggio di pace e di amore universale.
Mi chiedo se chi attacca così coloro che decidono di non fare il presepio nella scuola, capisca davvero cos'è il Natale, lo viva, cerchi di preparare il suo cuore all'accoglienza di quel bambino che cambierà il mondo.
Ma, d'altra parte, che dire delle motivazioni di chi non fa presepio o recite di Natale, che riportano al vero senso di questa festa?
"Paura di offendere chi non crede"....
"Per non urtare la sensibilità delle persone di fede diversa"...
Anche qui, non sono per niente d'accordo.
Se la scuola non è gestita da religiosi, si può scegliere di fare qualcosa che parli in generale di pace e amore; anche se, secondo il mio punto di vista, chi non crede non dovrebbe avere nessun motivo di festeggiare il Natale perché, appunto, la venuta di Gesù non rappresenta niente, per lui (a questo proposito, permettetemi una considerazione cattiva:  tutti coloro che sputano veleno sulla Chiesa, che sostengono che Dio sia solo una favola ecc... scommetto che non sarebbero contenti se ogni festa religiosa, domeniche comprese, venisse abolita... la pausa lavorativa domenicale non è stata "inventata" per far riposare i lavoratori, ma perché era il giorno dedicato a Dio).
Ma non si deve evitare con il motivo della "paura di offendere", perché non vedo cosa ci sia di offensivo a manifestare le proprie credenze religiose in modi innocui. Se una persona va in un paese in cui c'è una fede diversa dalla sua, troverà luoghi ed espressioni di culto diverse, ma, fin quando non ledono nessuno, non sarà certo offeso. Anzi, secondo me, il nascondere i segni della propria fede può solo mostrare agli altri quanto debole sia questa fede. Se mi vergogno di ciò in cui credo o se penso che sia offensivo, forse ciò in cui credo non è così buono...
E ancora: "per rispetto ai fedeli di altre religioni"... il rispetto si porta in altro modo, non evitando di mostrare ciò in cui crediamo. Si porta accogliendo, evitando offese e derisioni, non certo nascondendo ciò in cui crediamo.
Si può portare rispetto ad una persona anche se pensiamo in modo opposto a lei.
Insomma, io non capisco il perché chi relega il Natale ad una manifestazione fatta di lucine e canzoncine commoventi cantate da bambini si indigni per "difenderlo", visto che non difende nessun "contenuto" e al contempo chi cerca di eliminare ogni riferimento religioso abbia paura di offendere chi ha credi diversi. Ah, ora che ci penso, come mai, fino ad oggi, nessuno pensava a fare la stessa cosa per i numerosi atei presenti in Italia? Perché anche i bambini di famiglie atee dovevano stare in scuole addobbate con presepi e partecipare a recite scolastiche? Per loro non valeva lo stesso concetto di chi ha una fede diversa?



domenica 28 agosto 2016

Considerazioni dopo il terremoto

Lo so, sono noiosa e cavillo sempre su tutto, come ogni buon fiorentino.
Però mi chiedo perché, ogni volta che accade una disgrazia, una strage ecc... ci sia la corsa ad intasare web, telegiornali e programmi vari delle storie delle vittime. Sembra che ci sia una gara a chi trova la storia più triste, più commovente. E allora c'è la ragazza salvata dal cane che però poi e morto per la fatica; i giovani sposi che per caso avevano scelto quel giorno invece di quello dopo; il pompiere che muore per salvare il bambino è così via (me le sto inventando, ma sono sempre di questo tipo)...
Non sono già abbastanza tragiche le situazioni in sé?
Perché aggiungere dolore al dolore, mettere in piazza storie e dolori che appartengono solo a chi li sta vivendo?
Perché le persone sono così assetate di dolore altrui?

lunedì 1 agosto 2016

La mia idea per la pace

Sono cresciuta in una famiglia che è sempre stata una specie di "porto di mare"... parenti e amici erano sempre i benvenuti, c'era sempre un posto, un materasso da mettere in terra, la poltrona letto da aprire, un posto in più a tavola (a volte anche tre o quattro). Mio babbo non diceva mai di no ad un parente nel bisogno, mia mamma e mio babbo accoglievano gli amici di mio fratello provenienti da ogni parte del mondo senza mai far caso al fatto che non capissero una parola di italiano o che avessero un colore diverso dal nostro. Ci si capiva, si rideva, ci si arrangiava, si imparava l'accoglienza e si imparava che non importa di che colore sei o in che cultura sei cresciuto: tutti abbiamo bisogno di amore e rispetto, di accoglienza e dialogo.
Grazie mamma e babbo, perché grazie a voi ho imparato a rispettare ogni essere umano, ho imparato che siamo tutti uguali seppur diversi, ho imparato che un sorriso e una porta aperta sono le basi per la pace.
A scuola dicevo spesso, quando si tirava fuori l'argomento "pace" che sarebbe bastato che ognuno di noi avesse un amico in un paese straniero per rifiutarsi di fare la guerra contro quel paese; che sarebbe bastato essere in pace col vicino di casa, che a sua volta sarebbe stato in pace col suo e così via, fino ai confini del mondo. Gli insegnanti mi dicevano che erano utopie, che vedevo tutto rosa, che un giorno "avrei sbattuto il naso contro la realtà".
Sono passate decine di anni, ma continuo a pensarla così, perché è così che sono cresciuta e ho visto che è possibile, che può accadere.



Foto di cottonbro da Pexels

domenica 12 giugno 2016

Sogno


Sogno un mondo in cui le persone, quando si guarderanno negli occhi, vedano solo un altro essere umano, non un maschio, una femmina, un gay, un diversamente abile, un nero, un giallo, un bianco, un ebreo o un cristiano...
Un mondo in cui non si uccida chi tifa per una squadra diversa dalla tua.
Un mondo in cui non si distruggano i monumenti del nostro passato solo perché appartenevano ad una fede diversa dalla tua.
Un mondo in cui non si nascondano rifiuti tossici sotto i prati in cui coltiviamo il cibo per noi e per i nostri figli.
Un mondo in cui la vita venga prima dei soldi.
Un mondo in cui i bambini possano nascere nel rispetto e vivere nell'amore.
Un mondo in cui le donne siano considerate persone e non oggetti.
Un mondo in cui la natura sia protetta e non violentata.
Un mondo in cui gli animali siano trattati con rispetto e amore, perché sono esseri viventi che soffrono e provano emozioni come noi.
Sogno un mondo di pace. Di amore.
E tu, cosa sogni?

lunedì 23 maggio 2016

La gioia di Dio


Ieri ascoltavo il passo del libro della Sapienza in cui essa afferma di se stessa che "giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre". Ecco, questa immagine mi è apparsa di una bellezza straordinaria.
Molti pensano alla sapienza di Dio come a qualcosa di molto serio, pensano a Dio come nelle classiche immagini: vecchio, severo. Qui, invece, la Sapienza di Dio si presenta come una figura femminile che gioca allegramente come una bambina, mentre il mondo viene creato.
Secondo me tutto ciò mostra la gioia che ha provato Dio a creare tutto. Mostra che Dio vuole che anche noi gioiamo e giochiamo come bambini.
Mi richiama il passo del Vangelo in cui Gesù afferma "se non ritornerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli".
Che non significa diventare ingenui o senza pensieri, ma ritornare ad essere capaci di stupirsi per le meraviglie del creato, ma anche per le piccole cose. Essere capaci di provare Gioia pura, di "giocare" con Dio, lieti della sua presenza in mezzo a noi. Dio, come dice papa Francesco, non vuole cristiani tristi. I cristiani dovrebbero essere persone gioiose. Non perché incapaci di vedere i mali del mondo. Non perché se ne infischiano. Ma dovrebbero mostrare al mondo che anche davanti alle difficoltà, possiamo contare sulla forza che Dio ci può dare per affrontarle. Dovrebbero mostrare al mondo che, alla fine, Dio riuscirà a trasformare anche i nostri disastri in qualcosa di buono, perché alla fine sarà il suo progetto di amore che vincerà sui mali del mondo. Quindi i cristiani dovrebbero trasmettere questa gioia di sapere che tutto è nelle mani di Dio, che su di lui si può contare.
Basta con i cristiani che predicano catastrofi per chi non si converte. Basta con i cristiani dai musi lunghi, tutti compresi nel loro ruolo di "siamo tutti peccatori, dobbiamo pentirci... la religione è una cosa seria, non si scherza con Dio" e via dicendo.
Perché mai qualcuno dovrebbe pensare di diventare cristiano, se vede che i cristiani sono i primi a non credere nel messaggio di gioia e speranza che proclamano?

sabato 26 marzo 2016

Sabato Santo


La messa del giovedì Santo non termina come le altre messe. Non c'è saluto finale. Perché in realtà non finisce, riprenderà la notte del Sabato Santo con la celebrazione della Pasqua, che infatti non inizia come le altre messe.
Questo uscire di Chiesa, ma sapere che la Messa non è finita, mi ha sempre dato una forte emozione. Da bambina sentivo che avrei dovuto comportarmi, nei giorni seguenti, come se fossi ancora alla Messa, se fossi ancora in Chiesa.
In questi tre giorni sento come se il mondo trattenesse il fiato. Sento un' atmosfera sospesa, di silenzio, di attesa.
Mi sembra di dover camminare in punta di piedi, per rispettare questo silenzio. Un po' come quando entriamo nell' interno di vecchi monasteri in cui il tempo sembra essersi fermato e ci muoviamo in silenzio per non disturbare.
Il mondo trattiene il fiato. Privato della presenza del suo creatore, ucciso dalle sue creature, attende.
Eppure non è un' attesa triste.
È come quando, da bambina, hai preparato una sorpresa per la mamma. Attendi con trepidazione di sentire i suoi passi e fremi al pensiero del suo sorriso e del suo abbraccio.
Il mondo attende.
E stanotte, finalmente, potrà lasciarsi andare alla gioia di gridare che la vita vince.
La morte esiste, ma non è la fine di tutto.
Dio vince sempre.
L'amore vince sempre.
E tutti coloro, nel mondo, che stanno spargendo terrore, per cercare di convincerci che solo chi è più forte, chi odia di più, vince, perderanno la loro battaglia davanti ad un uomo abbattuto, sconfitto, deriso, ucciso, che però si è affidato a Dio e ha vinto.
Ha vinto dove gli uomini vedevano solo una sconfitta.
Ha vinto per ricordare ad ognuno di noi che, anche quando tutto sembra perduto, anche quando perdiamo coloro che amiamo più della nostra stessa vita, non finisce tutto, ma "oggi sarai con me in Paradiso".