venerdì 18 giugno 2021

È proprio vero che "Tutte le mamme hanno il latte?" Oppure no?

 

Gli esseri umani appartengono alla classe dei mammiferi che, come specificato dalla parola stessa, si caratterizzano per la capacità di allattare i propri piccoli dovuta alla presenza di mammelle, cioè ghiandole mammarie, che secernono latte.

Il processo di formazione delle ghiandole mammarie inizia già in utero, nell'embrione e prosegue successivamente fino ad arrivare alla sua attivazione dopo il parto con l'espulsione della placenta.

È un processo fisiologico, che funziona in tutti i mammiferi. Nessuno ha dubbi sul fatto che una mucca, una pecora, una gatta, possano avere latte. Stranamente questa idea di fa strada solo quando si parla di essersi umani, come se, per qualche motivo, nella nostra specie questa ghiandola fosse difettosa nella maggior parte dei casi.

Infatti, se andiamo a controllare i tassi di allattamento, vediamo che solo una meta circa dei bambini italiani è ancora allattato a tre mesi (fonte Istat 2014. Parliamo del 48% dei bambini, quindi anche un po'meno della metà), mentre nel mondo risulta che solo il 41% dei bambini viene ancora allattato a sei mesi (dati 2018). 

Se ci fosse una qualsiasi altra ghiandola del nostro corpo che non funziona o funziona male nella metà della popolazione mondiale, si griderebbe all'emergenza sanitaria, mettendo in moto studi e ricerche. Perché se davvero la ghiandola mammaria non funzionasse in un così grande numero di donne, la nostra specie si sarebbe dovuta estinguere già da tempo o comunque questo, se fosse un fenomeno solo recente, sarebbe un segnale grave da studiare con attenzione. Sarebbe davvero strano, infatti, se la natura avesse affidato la sopravvivenza di una specie ad un meccanismo che ha più della metà di possibilità di fallire.

Quali sono allora le cause che portano così tante madri ad abbandonare l'allattamento per mancanza o insufficienza di latte? I motivi principali sono: mancanza o carenza di tessuto ghiandolare, cattiva gestione dell'allattamento, interferenze che impediscono una stimolazione efficace e frequente del seno, problemi ormonali o problemi relativi al bambino.

La carenza di tessuto ghiandolare è un evento molto raro, che può verificarsi così come possono verificarsi altri tipi di malformazioni. Ancora più raro è la mancanza totale di tessuto mammario. Un esame visivo del seno può far supporre questa condizione se c'è la presenza di un seno molto piccolo (o praticamente assente), tuberoso, con grande spazio inframammario. Ma la sola presenza di queste condizioni non è sufficiente a stabilire che una madre non produrrà latte o non ne produrrà a sufficienza, perché alcune madri con questa condizione hanno comunque allattato senza difficoltà. Solo dopo che sono state messe in atto tutte le strategie per ottenere una buona produzione di latte e dopo che queste non hanno funzionato, si potrà collegare alla condizione di ipoplasia mammaria.


Altri motivi fisici per cui una donna può non produrre latte a sufficienza sono: un danno all'ipofisi, la ghiandola che secerne gli ormoni dell'allattamento; un diabete non ben trattato; un ipotiroidismo non curato; la presenza di ovaio policistico (che non in tutte le donne causa difficoltà nella produzione).

Il danno all'ipofisi può derivare da una radioterapia al cranio effettuata per curare un tumore, oppure da una grave emorragia dopo il parto (questa situazione si chiama sindrome di Sheehan). 

Anche un frammento di placenta ritenuto può impedire l'avvio di una abbondante produzione di latte, perché continua a produrre ormoni della gravidanza, che ostacolano la prolattina.

A questo punto che legge dirà che ci sono davvero un sacco di motivi per cui una donna può non avere abbastanza latte e che quindi ciò che dicevo all'inizio non è corretto punto in realtà tutti i problemi sopra citati sono veramente molto rari e non riguardano certo una percentuale così alta di madri come quella che riportano i dati Istat e che vediamo con i nostri occhi. 

Una donna con scarso tessuto ghiandolare potrà comunque produrre una certa quantità di latte e potrà quindi fare un allattamento misto, ad esempio. Considerato tutto ciò che ha porta il latte materno, sarà comunque un grande beneficio per entrambi. Per usare le parole de La Leche League: "ogni goccia conta".

Escludendo questi rari casi, esistono poi altri motivi per cui la produzione può risultare insufficiente. Sapendo è la produzione di latte si basa sulla richiesta, tutto ciò che interferisce con la possibilità del bambino di richiedere al seno tutto il latte che gli occorre, influirà su questo meccanismo. Rientrano in queste condizioni l'imposizione di orari, l'uso del ciuccio, un bambino sonnolento che quindi passa ore al seno senza poppare attivamente; un attacco o una soluzione non efficaci, che quindi non stimolano il seno; problemi fisici del bambino come la presenza di un frenulo eccessivamente corto, che impedisce al bambino di effettuare una soluzione efficace, eccetera...

Tutte queste situazioni sono risolvibili con l'aiuto di una consulente che possa illustrare alla mamma quali sono le possibili soluzioni per recuperare l'allattamento, in modo che la mamma possa scegliere quella che sente più adatta alle sue esigenze o possa anche decidere di agire diversamente, preferendo passare ad una alimentazione al biberon.

In definitiva: non tutte le mamme hanno il latte o ne hanno a sufficienza, ma la stragrande maggioranza sì 😉

Ecco anche un articolo sullo stesso argomento della mia collega Micaela Notarangelo. Molto più completo del mio https://www.laviadellatte.it/articoli/tutte-le-mamme-hanno-il-latte-o-no

Metto qui sotto alcuni link utili sui vari argomenti toccati, ad esempio come funziona la produzione di latte, perché orari o ciuccio interferiscono e così via. 

https://www.lllitalia.org/10019-articoli-e-approfondimenti/gestione-dell-allattamento/156-anatomia-di-un-seno-al-lavoro.html

https://antonellasagone.it/2021/01/28/perche-il-ciuccio-interferisce-con-lallattamento/

https://www.lllitalia.org/articoli-e-approfondimenti/38-articoli-e-approfondimenti/allattamento-e-societa/25-koala.html

https://ladiade.it/blog/allattamento-a-richiesta-o-a-orario-30042019.aspx

mercoledì 9 giugno 2021

Il mito del seno "sciacquone" 😅🚽

"Devi aspettare almeno 2/3/4 ore, prima di allattare di nuovo, per far riempire il seno". ⏳🕰️

Anzi la mano chi ha sentito questa frase almeno una volta. 🖐🏼🖐🏿🖐🏻
Ecco. 
Scommetto che l'avete alzata tutte . Questa affermazione è falsa e porta rapidamente ad un calo del produzione, con tutte le conseguenze del caso. Come dice il famoso pediatra Carlos Gonzàlez, il seno non è uno sciacquone, a cui serve un certo tempo prima di essere pieno e poterlo usare di nuovo, ma è una vera e propria fabbrica a ciclo continuo.

Obiezione n.1:
"Ma se aspetto tre ore, il seno diventa bello duro, quindi pieno di latte e il mio bambino è più contento!"

È vero, un seno che era abituato ad essere drenato spesso, se si smette di farlo andrà incontro ad una tensione eccessiva perché sarà come una fabbrica che era abituata a produrre 100 lavatrici al giorno: se un giorno nessuno toglie dal magazzino le lavatrici appena prodotte, il magazzino diventerà pieno fino all'orlo e non avrà più posto per le nuove lavatrici prodotte. Questo comporta che la produzione di lavatrici debba rallentare, perché non c'è richiesta e tutto resta invenduto.
Il seno si comporta allo stesso modo. Se c'è una stasi del latte, manderà un messaggio al "capo produzione" di rallentare la produzione perché non c'è richiesta, perché nessuno libera rapidamente il "magazzino".
Nel nostro latte, infatti, è contenuta una proteina detta FIL (Feedback Inhibitor of lactacion, che in italiano possiamo tradurre con "fattore inibitore della lattazione"),  che, insieme ad altre sostanze,  serve proprio per regolare questo meccanismo. Più latte è presente nel seno, maggiore e la concentrazione di questa proteina, che quindi invia un messaggio alle cellule predisposte alla produzione di latte, di ridurre la produzione perché, appunto, non c'è richiesta, il latte non viene rimosso.
Al contrario, più latte viene rimosso dal seno (e quindi meno sarà presente questa proteina) e più rapidamente le cellule inizieranno a produrre latte. 

Obiezione n.2:
"In questo modo il bambino poppa in continuazione, scambia il seno per un ciuccio, deve imparare che il seno serve solo per mangiare"

Qui c'è materiale per almeno altri tre articoli!! 😅😅 Uno dei motivi per cui i bambini poppano spesso è che il loro stomaco è piccolo e il latte materno si digerisce rapidamente. Ma non solo, poppano per molti altri motivi. Il "mangiare" è uno di questi e... Mi verrebbe da dire nemmeno il principale. Potete leggere questo articolo di Martina Carabetta per capire cosa intendo.

Sul seno "scambiato per un ciuccio" oltre all'articolo che vi ho appena postato, potete leggere molti altri articoli che spiegano l'assurdità di questa affermazione. Ad esempio quello che ho scritto qui
È il ciuccio che viene offerto come sostituto del seno, perché i bambini hanno necessità di soddisfare il bisogno di suzione e, quando non possono essere allattati, non basta il solo biberon a soddisfare questa necessità.
Se si utilizza un ciuccio anziché offrire il seno, si interferisce col meccanismo di regolazione della produzione di latte, basato sulla richiesta; per cui il seno può non "capire" più quanto latte è necessario produrre e questo potrebbe diventare insufficiente. Potete leggere questo articolo di Antonella Sagone che spiega molto bene l'interferenza del ciuccio. 

Infine, ecco un articolo che spiega molto bene come viene prodotto il latte materno e il perché aspettare che il seno "si riempia" è un errore: https://www.lllitalia.org/articoli-e-approfondimenti/10019-articoli-e-approfondimenti/gestione-dell-allattamento/31-news-flash.html

Foto di Jordan Benton da Pexels


martedì 1 giugno 2021

È nato prima l'uomo o il cronometro? (5 minuti per seno?)

Quale altro mito sfatiamo, oggi? 

Che ne dite di quello del: "non più di cinque minuti (dieci quando vogliono essere generosi) per parte, perché dopo succhia aria", con la variante "perché dopo è solo una coccola"? ⌛⏱️

Sembra proprio che ci sia una mancanza di conoscenza sulla anatomia della mammella, spesso anche da parte di chi questo argomento dovrebbe conooscerlo bene. 🤷🏻‍♀️ Il nostro seno è composto da tessuto adiposo, legamenti di sostegno, tessuto ghiandolare, sistema linfatico, nervi, vasi sanguigni... Le ghiandole non hanno nessun collegamento con... Bocca e polmoni, per cui se parlate mentre allattate non farete inghiottire aria al vostro bambino! 💨😅

Non sono nemmeno dei biberon, per cui, via via che si svuotano, il vostro bambino popperà anche aria. Il seno non è mai "vuoto", perché la produzione è continua, stimolata dalla suzione del bambino.

Veniamo al discorso del: "dopo è solo una coccola" e: "il bambino assume il tot% di latte durante i primi minuti di poppata (percentuale variabile a seconda dell'interlocutore), quindi far durare la poppata troppo lungo non  serve e provoca ragadi". Delle ragadi e del perché si formano ho già parlato in altri post e articoli. Veniamo al resto.

Innanzitutto chiederei quale adulto mangia col cronometro davanti. ⏱️ A quale adulto viene detto quanto tempo deve impiegare per finire in pasto? E tutti gli adulti riescono a finire un pasto in cinque o dieci minuti? 🍝🍔🍨 La cosa buffa è che poi, quando si iniziano "le pappette", si lascia Il bambino davanti al piatto anche un'ora, perché "deve finire tutto "... 🤐

Prima osservazione: se anche fosse "solo una coccola", perché negare le coccole ad un neonato? Cosa ci sarebbe di sbagliato nel fare ricevere coccole e provare piacere, in questo? La nostra società continua ad ostacolare ogni forma di contatto, accudimento prossimale, manifestazione d'amore, esaltando la separazione, il fornire frustrazioni in modo deliberato, le punizioni, come "metodo" per ottenere persone forti ed indipendenti.

Il risultato è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti!

Questa indicazione è anche sbagliata da un punto di vista tecnico. Ogni bambino ha bisogno di un suo tempo per finire la poppata. C'è il poppatore energico, che si attacca con energia e in pochi minuti finisce soddisfatto, magari poppando da un solo seno; e c'è chi invece preferisce lo "slow food" e si gode la poppata con calma, con pause occasionali, magari chiedendo entrambi i seni... e in mezzo c'è tutta una varietà di comportamenti, tanti quanti sono i bambini.

Una volta controllato che attacco e suzione siano efficaci, il bambino può essere lasciato al seno finché si stacca da solo, perde interesse o si addormenta. A quel punto si può offrire l'altro seno. 

L'allattamento funziona quando si permette al bambino di poppare quando e quanto vuole, perché sarà lui stesso, in questo modo, a far produrre al seno esattamente la quantità (e perfino la qualità) di latte di cui ha bisogno.




mercoledì 26 maggio 2021

Non credo in (un) Dio (che)...

Credo in Dio, ma non credo in un Dio che condanna, che punisce con disgrazie e malattie, che toglie il suo amore, che maledice tutti coloro che non fanno la sua volontà.

Il Dio che conosco è il Dio di Gesù, il Dio che ha amato i suoi nemici, ha amato coloro che lo hanno ucciso, ha amato Giuda che lo ha tradito, ha amato Pietro che lo ha rinnegato. Ha amato la Samaritana, ha amato l'adultera. Come può, il mio Dio, non amare o condannare coloro che hanno come unica "colpa" quella di amare una persona del proprio sesso? 

Gesù ha predicato l'amore. L'amore sopra ogni altra cosa: "qual è il comandamento più grande?" "Ama il tuo Dio con tutto il cuore... ama il tuo prossimo come te stesso".

Quindi, che colpa ci può essere nell'amore? Gesù non dice chi sia giusto amare e chi no punto l'amore di cui parla non è quello fisico, d'accordo, è qualcosa che travalica il semplice sentimento, anche se lo comprende, non lo esclude. L'amore cristiano va al di là del sentimento, ma comunque è compreso in esso anche l'amore come tale e anche l'amore fisico fra due persone. Purtroppo ci sono ancora fortissimi tabù e resistenze legate all'amore fisico fra uomo e donna, nella chiesa, (sarebbe bello approfondirne il motivo e l'origine, un giorno) e solo adesso stanno iniziando ad essere superati, grazie, ad esempio, a testi come l'enciclica "Amoris letitiae" di papa Francesco o gli scritti di d. Luca Mazzinghi sul "Cantico dei Cantici". Quindi, se già l'amore fisico fra uomo e donna, pur definito come inserito nel progetto di Dio, ha subito per secoli condanne e restrizioni, relegandolo a semplice mezzo per concepire e condannando ogni altro legato al puro e semplice piacere legato all'amore fra due persone (copia invece considerata da Dio come cosa buona, come si legge nel Cantico), chissà quanto ci vorrà ancora prima che sia accettato l'amore spirituale e fisico fra persone dello stesso sesso. 

Ma io davvero non riesco a capire dove sia il "male". A chi fanno male? Chi danneggiano? 

Si continua a riportare il versetto della Bibbia che recita: (Levitico 18,22)

"Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole." E anche: (Levitico 20,13) "Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro".

Allora, se va preso alla lettera, senza farne una lettura critica (per chi è stato scritto? In che epoca? Per quale motivo? C'era una polemica con lo stile di vita, con la cultura, greca? Ecc...), allora va presa alla lettera anche la parte seguente, quella in cui i due innamorati vanno messi a morte, non vi pare? 

Un altro Dio in cui non credo è quello che secondo alcuni starebbe dalla loro parte, dalla parte di chi giustifica il proprio odio verso alcune persone mentre sventola vangeli e rosari, che probabilmente non sono mai stati usati per il loro scopo. Vangeli di cui non hanno probabilmente letto nemmeno una pagina, dato che le persone bersaglio del loro odio sono proprio quelle che Gesù mette al primo posto. Il Dio che piaceva tanto ad alcuni autori della Bibbia: il dio degli eserciti, vendicativo, che stermina chiunque vi si opponga, che punisce fino alla settima generazione chi osa mettersi contro di lui, che incenerisce intere città e fa nascere persone malate a causa dei peccati commessi dai genitori ecc...

Il Dio in cui non credo è quello che combatte al fianco di chi, nel suo nome, cerca di sterminare in modo sistematico un popolo. Fisicamente e psicologicamente. Distruggendo, rubando, togliendo la dignità a persone che vengano considerate animali, nemici per il solo fatto di esistere, privi di ogni diritto. E tutto questo usando la scusa che Dio avrebbe dato loro quel fazzoletto di terra. A loro e a nessun altro. Tutto ciò per nascondere interessi ben più reali, politici ed economici. Come se davvero Dio volesse che un popolo fosse sterminato in suo nome. Lui, che ha creato ogni essere vivente, vorrebbe che le sue creature fossero uccise da altre sue creature. Ma non è assurdo, questo?

No, io non credo in questo Dio, in questi dèi, in questa idea che ci siano esseri umani più o meno degni di questo nome e altri che, invece, ne hanno solo le sembianze e sono indegni di possedere qualsiasi diritto, fosse anche solo quello alla vita. 

Il Dio della Bibbia non ha creato esseri umani di serie A e di serie Z, ha creato tutti allo stesso modo, con lo stesso amore. Gesù non si è sacrificato per me "donna, Cristiana, etero, bianca", ma per tutti. E, con buona pace di chi non considera esseri umani tutti quelli che non rientrano nei suoi canoni, Gesù ha detto che tutti coloro che noi consideriamo ultimi ci passeranno avanti, un giorno. Sarà davvero divertente vedere le nostre facce da detentori di ogni diritto, allora. Sarà un bello smacco vedere che gli ultimi saremo proprio noi.


Immagine da Pexels-Cottonbro

mercoledì 19 maggio 2021

Tre, due uno...contatto!

Tempo fa ho scritto un articolo sulla aspettative, quale che ognuno di noi ha prima di affrontare una situazione e che, di solito, ci fregano perché poi la realtà si presenta diversa (lo potete trovare qui ).

Quando si parla di bambini, ci sono aspettative un po' su ogni aspetto della vita con loro. Ad esempio una cosa frequente che mi trovo a gestire come Consulente è il disorientamento delle mamme di fronte al bisogno estremo di contatto che i bambini hanno, al loro bisogno di averci vicino, di non essere soddisfatti dal semplice contatto visivo o vocale ("sono qui accanto, tranquillo").

Bambini che non stanno più di alcuni minuti nella culla, nella palestrina, nel box, ecc... 

E le mamme sono sommerse di accuse ("è colpa tua, lo hai viziato", "è colpa tua, perché lo allatti") e di consigli ("lasciarlo piangere, vedrai che si abitua", "deve capire che non esiste solo lui", "non è lui che comanda"). Le mamme affermano cose come "eppure ha i suoi pelouches, la sua giostrina, il carillon, il ciuccio..."

E quello che mi dicono nei loro sfoghi è "ma vuole sempre starmi addosso!", "Non mi lascia il tempo di fare nulla", "non vuole dormire nella sua culletta", "a tavola, dopo cinque minuti, vuole venire sulle mie gambe" ecc...


C'è questa idea che chiedere contatto fisico sia sbagliato, che avere bisogno di qualcuno vicino sia dannoso, che i bambini debbano imparare a fare a meno dei genitori: addormentarsi da soli, consolarsi da soli, giocare da soli...

Che tutto questo sia utile a diventare "indipendenti".

E la cosa buffa è che questo viene applicato anche agli animali da compagnia. Il cane da solo in casa abbaia? Lasciagli la tv accesa, così crederà ci sia qualcuno in casa, lasciagli dei giochi a disposizione, che abbiano il tuo odore sopra. Il gatto fa pipì sul letto o mostra altro segnali di disagio perché si sente solo? Dagli la pallina che si muova da sola, il pesce elettrico che si muove come uno vero e così via...

Insomma, i nostri animali hanno bisogno della nostra presenza, della nostra compagnia, di starci vicino e noi gli offriamo dei surrogati.

E li offriamo anche ai nostri figli, non sia mai che poi "si abituino".

Quando diciamo che vogliamo che siano indipendenti, in realtà intendiamo che abbiamo il desiderio che... Ci lascino un po' in pace. 

Perché se davvero volessimo la loro indipendenza vorremmo che decidessero tutto da soli, mangiassero quello che vogliono quando vogliono, dormissero quando vogliono e, se sono grandicelli, uscissero da soli, si facessero da mangiare ecc... Invece noi vogliamo che facciano tutto quello che diciamo loro, ma... Che non disturbino. Che se ne stiano tranquilli senza richiedere in continuazione.

È difficile avere sempre addosso un bambino, non siamo abituati a questo contatto continuo. E nemmeno la nostra società è progettata per fare sì che i genitori possano soddisfare questo bisogno dei loro bambini (pensiamo invece a società rurali come un villaggio africano in cui la madre svolge tutte le sue normali attività con il bambino sulla schiena e spesso il bambino viene portato da altri membri della famiglia, ma non viene mai lasciato giù, finché non sa camminare bene da solo). A volte, quindi, siamo sopraffatte da questo loro bisogno (a questo proposito ecco il bellissimo articolo di Antonella Sagone "Basta, non mi toccare più!", che potete leggere qui). Un altro bellissimo articolo che mi piace sempre condividere e che spiega bene il bisogno dei bambini di averci sempre vicino è questo, della mia amica Veronica, dal titolo "e se arriva l'anaconda?", che potete leggere qui

Il bisogno di contatto non è prerogativa dei bambini allattati, ma di ogni neonato. Molte mamme mi chiedono come smettere di allattare, così che il loro bambino "impari a stare da solo", soprattutto la notte. Ma smettere di allattare non farà sì che il vostro piccolino non abbia più bisogno di conforto, contatto, sicurezza.

Avrete solo bisogno di trovare altri modi per soddisfare questo bisogno, anche di notte.

Ma davvero stare soli, non "eccedere" nel contatto, imparare a consolarsi con degli oggetti, aiuta? 

Pensiamo al periodo che stiamo vivendo, in cui i contatti fisici sono limitati, al periodo della chiusura iniziale, soprattutto, quando non si poteva neanche uscire o vedere gli altri membri della famiglia che non vivessero nella stessa casa. Eppure avevamo un sacco di oggetti, per consolarci e passare il tempo! Tv, cellulare, computer, con infinti giochini, film, musica... Avevamo e abbiamo cibo a volontà...

Ma quanto ci manca abbracciare un amico? Quanto ci manca stringere fra le nostre braccia la nostra più cara amica e stamparle un bacio su una guancia?

Ci è mancato e ci manca come l'aria toccarci, stringerci, annusare il profumo familiare dell'amico o della nonna...

E invece un neonato, che vive di sensazioni fisiche, che per nove mesi è stato nudo, massaggiato continuamente dalle pareti dell'utero, cullato e dondolato costantemente, che ha, come organo di senso più esteso e sensibile proprio la pelle, deve imparare a stare da solo.

Cosa si impara, dalla solitudine, dal self-soothing, come viene chiamata in inglese la capacità di calmarsi da soli, dal trovare conforto negli oggetti, anziché nelle persone? Forse si impara che non siamo poi così importanti, per cui dovrebbe prendersi cura di noi, visto che non viene quando lo chiamiamo. Forse si impara che non possiamo contare su nessuno, ma dobbiamo cavarcela da soli. Forse si impara che è meglio trovare conforto nel cibo, nella sigaretta, nel comprare un nuovo paio di scarpe, piuttosto che cercare conforto in una chiacchierata con un amico o fra le braccia di chi amiamo.

Vogliamo questo?

###########

Aggiungo all'ultimo momento il suggerimento di leggere il libro di Alessandra Bortolotti "...e se poi prendere il vizio?", che può aiutarvi non solo a capire i bisogni dei vostri bambini, ma anche a sapere che sono legittimi, sapere da dove nascono, sapere che il soddisfare questi bisogni non creerà pericolosi disturbi o "vizi", ma, anzi, aiuterà i vostri bambini a crescere sicuri e con una buona autostima, proprio perché quando un bisogno viene soddisfatto, esso sparisce e non lascia strascichi che poi si ripresentano anche molto avanti negli anni...



mercoledì 12 maggio 2021

Gaza, 2021

 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Mi circondano tori numerosi,

mi assediano tori di Basan.

Spalancano contro di me la loro bocca

come leone che sbrana e ruggisce.

Come acqua sono versato,

sono slogate tutte le mie ossa.

Il mio cuore è come cera,

si fonde in mezzo alle mie viscere.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, accorri in mio aiuto.

Scampami dalla spada,

dalle unghie del cane la mia vita.

Salvami dalla bocca del leone

e dalle corna dei bufali.» (Sal 22,2. 13-15. 20-22)


Gaza, 11 maggio 2021



≠≠≠≠≠≠≠≠≠≠

Non riuscirò mai a capire perché un popolo che ha sofferto così tanto, anziché essere solidale con le sofferenze altrui, si sia trasformato da vittima a carnefice, quasi a cercare una sorta di vendetta, di rivalsa verso un altro popolo, anziché cercare di creare una società in cui non ci siano esclusi, marchiati, ghettizzati, oppressi, come loro sono stati un tempo. 

E nemmeno capisco come sia possibile che in tutto il mondo nessuna voce dai potenti di turno si levi per denunciare tutto questo. Sembra che il fatto che il popolo ebreo abbia sofferto li esima dall'essere accusati, quasi che fossero diventati intoccabili perché accusarli sarebbe farli soffrire ancora... 

P. S.: Moltissimi ebrei sono contro questa politica. Ma non sono abbastanza numerosi e potenti da cambiare le cose, da soli.

sabato 17 aprile 2021

Voglio smettere di allattare...

Foto di Giada e la sua mamma, Celeste

 "Ciao, sei una consulente? Volevo smettere di allattare e volevo sapere da te come fare"

Questa è la domanda che ricevo più spesso, negli ultimi tempi. Mi capita di chiedermi come mai questa sia la domanda più frequente, ultimamente, e come mai arrivi sempre da mamme di bambini nella fascia 16-22 mesi circa. Per la prima domanda, credo che ci possano essere diverse spiegazioni: La prima è che ancora l'allattamento oltre l'anno di età non viene considerato "normale" e quindi le mamme vengono inondate da critiche e inviti a smettere il prima possibile. Un'altra possibile spiegazione è che la maggior parte dei bambini, a quest'età, ha un aumento delle richieste, mentre invece l'aspettativa che hanno le mamme è che più crescono e meno dovrebbero chiedere il seno. Tutto questo può portare a frustrazione e risentimento o irritazione verso l'allattamento e quindi si pensa che, smettendo, il bambino diventerà meno "richiedente" e più facilmente gestibile.

Alla seconda domanda è facile rispondere: a questa età i bambini fanno tanti cambiamenti, sono in un periodo straordinario della loro crescita e chiedere così spesso di poppare è un po' come prendere la rincorsa per lanciarsi verso un salto: si va un po' indietro per prendere più sicurezza e slancio.

Ho notato, nella mia esperienza, che più si cerca di limitare questa richiesta e più essa aumenta, come se il bambino si sentisse preoccupato di perdere questa importante forma di relazione con la mamma e quindi si attaccasse "con le unghie e con i denti" per paura di perderla. Noto questo anche nei bambini che aumentano i risvegli notturni. Le mamme spesso mi dicono: "di giorno sono riuscita a togliere le poppate, ma di notte sono aumentate". È mia opinione, dato che sappiamo che un bisogno non soddisfatto prima o poi si ripresenta sotto altre forme, che siccome il bisogno di suzione, contatto e rassicurazione che i bambini soddisfano al seno è particolarmente forte in questo periodo, l'istinto cerca in qualche modo di soddisfare questo bisogno nell'unico momento in cui è possibile farlo. Questo non significa che i bambini si svegliano di proposito, volontariamente, per chiedere il seno, questo non è possibile per nessuno: nessuno può decidere di svegliarsi volontariamente. Quelli che voglio dire è che, essendo un bisogno fisiologico, in qualche modo l'organismo cerca di spingere il bambino verso la soddisfazione di quel bisogno e quindi possono aumentare i risvegli. Anche l'età, come dicevo prima, particolarmente impegnativa, porta i bambini ad avere più risvegli; quindi, se facciamo un mix di tutto questo, otteniamo una richiesta più frequente, la notte...

Davanti alla frequente richiesta di poppare che hanno spesso i bambini nel secondo anno, molte mamme si esprimono definendo questo atteggiamento "morboso", affermano che i bambini sono "ossessionati dalla tetta". Ma non c'è nulla di "morboso" in un bambino che cerca la sua mamma. I bambini non allattati attraversano anch'essi un periodo in cui richiedono continuamente le attenzioni materne e, anziché "mamma tetta" diranno solo "mamma" 20.000 volte al giorno... Per il vocabolario, morboso significa "che è proprio di un morbo", che ha significato patologico, che porta una malattia. In senso figurato significa "che denota eccessività rispetto alla norma" (Treccani). Un bambino di un anno e mezzo che cerca conforto e sicurezza fra le braccia della sua mamma e/o nel suo seno, non è né patologico, né fuori dalla norma biologica. Il semplice fatto che la quasi totalità dei bambini, a questa età, si comporti così, è indice evidente del fatto che sia un comportamento normale.

Per questo, cercare di smettere di allattare in questo periodo è, di solito, il momento in cui è più difficile; proprio perché i bambini ne hanno un bisogno maggiore. Eliminare le poppate non farà sì che il bambino abbia meno bisogno della mamma. Occorrerà quindi essere consapevoli che, per cercare di sopperire alla mancanza di esse, sarà necessario trovare altri modi per offrire conforto e attenzioni, spesso in misura maggiore. Proprio perché noi non siamo un biberon, siamo la mamma ed è di noi che il bambino ha bisogno. 

Mi verrebbe da dire che cercare di smettere proprio nel momento in cui il bambino mostra di averne più bisogno non sia una grande idea, ma spesso è proprio questa richiesta così frequente che rende le madri nervose e stanche e le spinge a desiderare che il bambino smetta di chiedere continuamente, notte giorno. Direi quasi che si cade in un circolo vizioso: il bambino aumenta la richiesta; la madre cerca di frenare questa richiesta; il bambino, preoccupato, chiede ancora di più; la madre diventa ancora più insofferente... Ma se la mamma sente che l'unica soluzione che potrebbe farla stare meglio è smettere o se comunque il gesto di allattare è diventato fonte di insofferenza, si può provare a fare un percorso che cerchi di fare accettare la cosa al bambino nel modo meno traumatico possibile.

Quindi, che fare, se si desidera davvero smettere oppure porre un freno alle poppate?

Io suggerisco sempre una consulenza fatta con calma, in cui sia possibile anche osservare il bambino, il suo comportamento, il suo carattere, per avere un minimo di conoscenza che permetta di capire cosa potrebbe funzionare con lui o lei. Ma queste consulenze sono per me momenti in cui mi sento sempre in difficoltà, anche dopo vent'anni.

Perché io non ho una ricetta magica.

Non ho un "metodo" valido per tutti.

Non ho un metodo "EASY" (End Allattamento Semplice for You 😂)

Ogni mamma conosce il suo bambino e può capire come accompagnarlo in questo percorso, se per lei non è fattibile aspettare che il bambino smetta da solo (sì, tutti i bambini smettono di aver bisogno di poppare, prima o poi, anche quando noi non facciamo nulla per spingerli in questa direzione. Nessuno poppa "fino a diciotto anni" 😅, ma nemmeno fino a dieci!!). Io posso fornire spunti di riflessione, idee, ma non ho una soluzione "ready-to-use".

Questo a volte mi fa sentire molto inadeguata, vedo che alcune mamme si aspettavano una soluzione rapida e facile e restano deluse. Ma l'allattamento è una relazione fra due persone, io ne sono al di fuori e non ho il diritto di entrare a gamba tesa in una relazione così profonda e delicata come quella fra una mamma e il suo bambino, quindi quello che posso fare, che faccio, è cercare di aiutare la mamma a trovare la sua strada, non la mia; a tirare fuori le sue risorse, le sue capacità, per capire cosa può funzionare nella sua situazione.

E sono sicura che ogni mamma abbia le capacità per farlo, se solo ascolta se stessa e il suo bambino e non tutto il coro di voci esterne che le dice cosa "deve" o "non deve" fare.

Informatevi su cosa è fisiologico e "normale" per l'età del* vostr* bambin*.

Guardate il\la vostr* bambin*.

Ascoltate il vostro cuore. 

E troverete la soluzione.



Se poi volete leggere qualche suggerimento più pratico e qualche indicazione più utile di questo articolo, Ecco qui due bellissimi articoli della collega Antonella Sagone https://antonellasagone.it/2021/05/15/smettere-di-allattare/

Foto di willsantt da Pexels