domenica 24 ottobre 2021

Colori "da femmina" e colori "da maschio"

 Leggo su un post di una persona ben conosciuta per i suoi atteggiamenti omofobi, che sarebbe naturale, istintivo, per le bambine, scegliere il colore rosa come colore preferito. Nei commenti si legge che sarebbe appunto una cosa istintiva, sceglierlo come rappresentativo del proprio sesso per le femmine e che se non lo fai, se non ti piace, significa che non ti senti davvero femmina.

Ora, io sono nata nel '65 e ricordo bene che "ai miei tempi" non c'era affatto tutto questo proliferare di prodotti rosa, vestiti rosa, giocattoli rosa. 
Ogni tanto c'era qualche bambolotto vestito di azzurro (Cicciobello), ma per il resto, come potete vedere da un piccolissimo campionario di pubblicità qui sotto, i colori erano neutri, si usavano tutti indifferentemente. Addirittura il "Dolce forno", destinato in modo particolare alle bambine, era azzurro. I "Fiammiferini" erano presentati senza nemmeno un bambino o bambina, come se fossero quindi indirizzati ad entrambi i sessi. 
La svolta è iniziata dopo gli anni '80, più o meno (almeno così mi sembra di ricordare), quando sempre più prodotti hanno iniziato ad essere colorati di rosa, fucsia e tutte le loro sfumature. Sempre più le Barbie hanno avuto confezioni e accessori di questi colori. Poi sono arrivati tutti i prodotti come Poochie, Hello Kitty, MioMiniPony e compagnia bella e il rosa ha iniziato a dominare. Ovviamente l'abbigliamento si è subito adattato, seguendo la moda. 
Oggi se entro in un negozio di giocattoli o di abbigliamento, dopo un po' inizio ad avere la nausea per questo colore. Sembra che non esista altro. Trovare un prodotto "per bambina" che non sia rosa, pieno di cuoricini, stelline, fiocchetti, gattini sembra impossibile. (E devo dire che anche per quanto riguarda l'abbigliamento da donna non ci si discosta molto, su alcuni capi: detesto il rosa, i cuoricini, gli strass, i brillantini, i fiocchetti e non riesco a trovare un pigiama, un intimo, un paio di scarpe che non abbia almeno uno di questi elementi 😤 Infatti metto i pigiami che ai figli non entrano più 😅. Perfino le scarpe da trekking avevano i laccetti rosa... Perché??)

Ci dicono che sia perché le bambine preferiscono il rosa. Strano, fino a quaranta anni fa le bambine amavano tutti i colori 🤔 Hanno forse avuto qualche mutazione genetica? Adesso nascono con il gene del colore rosa? 
Non sarà invece che fin dalla nascita è l'unico colore che vedono e gli unici giocattoli che ricevono hanno quel colore, quindi lo cercano e lo scelgono come "colore da femmine"? 

Chi ha deciso, ad un certo punto, che quel colore dovesse rappresentare il sesso femminile e che le bambine dovessero avere tutto, dalla tutina taglia zero alla bicicletta, di questo colore e tutte le sue sfumature? Chi ha deciso che un colore non solo rappresenti un certo sesso, ma che debba essere usato solo quello, per tutto ciò che è destinato ad una persona di un determinato sesso? 
E non imporlo espone a qualche rischio? Se vesto la mia bambina di azzurro, la farò diventare lesbica? Oppure vorrà cambiare sesso, da grande? 
Al contrario, i "maschietti" non vengono vestiti solo di azzurro, non hanno giocattoli solo azzurri, celesti o blu, ma hanno vestiti che, oltre all'azzurro, spaziano un altre zone dell'arcobaleno, sempre però restando entro dei limiti, altrimenti non sono "colori da maschio". Quindi niente giallo, arancio o lilla. 
Mentre nei giocattoli prevalgono colori forti, dopo i primi mesi in cui l'azzurro resta comunque predominante, e appaiono colori come rosso, giallo, nero, blu...

Per rafforzare il concetto i negozi sono divisi in reparto da maschi e reparto da femmine. Non vorrai mica che una bambina si metta a giocare con una rispa o con i soldatini? O un maschio - orrore! - con una bambola?

Io davvero sono rattristata nel vedere come ci siano persone che davvero credono che sia inserito nella natura umana scegliere un colore piuttosto che un altro a seconda del sesso di appartenenza, che il gusto per un colore indichi se rientri "nella norma" oppure se te ne discosti e che fare giocare un bambino con una bambola o una bambina con le macchinine possa influire sul loro orientamento sessuale. 
Quelli che parlano così, dicono che i genitori che lasciano liberi i figli di giocare indifferentemente con quello che preferiscono e di vestirsi con i colori che gli pare strano indottrinando i bambini, facendogli credere che non ci sono differenze fra maschio e femmina. E non si rendono conto che sono proprio loro ad "indottrinarli" facendogli credere che se nasci di un certo sesso non puoi giocare con certe cose, non puoi andare certi colori, non puoi vestire in un certo modo, impedendo di fatto ai loro figli di poter esprimere le loro preferenze, di sapere che possono decidere che mestiere fare indipendentemente dal sesso a cui appartengono, di poter decidere se gli piace prendersi cura della casa o respirare lo spazio; se scavare alla ricerca di dinosauri o lavorare in un asilo nido e così via... Perché questi bambini cresceranno pensando che ci sono "cose da maschio e cose da femmina" e magari un maschio che avrebbe tanto voluto fare il maestro, rinuncia perché è un "lavoro da donna" e una femmina rinuncerà a fare la scienziata perché "le donne non sono portate per questo"



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sabato 2 ottobre 2021

Se sei buono, ti tirano le pietre...

Greta Thumberg, Cecilia Strada, Carola Rackete, Gino Strada, Mimmo Lucano e tanti altri, così come anche associazioni come Save the Children, Medici senza frontiere, e così via, sono tutti oggetto, continuamente, di aggressioni verbali di ogni tipo. 

Ogni volta che qualcuno si dedica totalmente a fornire aiuto e accoglienza, che offre solidarietà, che si impegna in qualcosa di utile al pianeta o alle singole persone, ecco che si attira la rabbia o la derisione di qualcuno. E purtroppo mi sembra che il numero di chi deride, diffama, denigra o offende sia in aumento.


Sembra che oggi fare del bene sia un grave reato. 
Ho notato che molte delle persone che hanno questo atteggiamento rabbioso affermano che non sia possibile che qualcuno faccia qualsiasi cosa senza avere un ritorno economico o di immagine. Non si crede più alla solidarietà, all'amore per il prossimo, alla fratellanza universale, al semplice desiderio di giustizia e di pace.
Da dove arriverà tutto questo?
Lavorando con i bambini, con le famiglie, studiando e informandomi come madre e come professionista, Io credo che un grande peso lo abbia l'educazione, il modo in cui cresciamo i figli, ciò che gli insegniamo e gli trasmettiamo con le parole e con l'esempio, modo che creerà dei futuri adulti di un certo tipo e, di conseguenza, una società che rispecchierà quel modello.
Questo pensare che nessuno fa niente per niente non sarà forse figlio dell'educazione fatta di premi e punizioni? "Se non mangi la minestra, niente gelato", "se studi, ti compro la play". Si impara che, per ottenere qualcosa, occorre dare qualcos'altro. E anche l'amore non è più disinteressato, incondizionato: "se fai così, la mamma non ti vuole più bene".
Come, quindi, si può pensare che esistono persone che desiderano così tanto il bene degli altri, che sentono così forte il senso di giustizia e uguaglianza, da spendersi in prima persona senza chiedere nulla in cambio? Impossibile!
C'è poi tutta un'educazione basata sul tenersi stretto tutto ciò che si ha, sul cercare di avere sempre di più e di mostrarlo agli altri per fare vedere che abbiamo di più di loro. Sul volte sempre di più, perché più si ha, più si è e guai a condividere.
Per cui l'idea che ci siano persone che non hanno nulla e che fuggono alla ricerca disperata di qualche briciola della nostra ricchezza ci fa prendere dal panico pensando che questa gente, in qualche modo, ci porterà via ciò che abbiamo conquistato, e che i nostri diritti sono nostri e basta.

E che dire della violenza con cui si scagliano contro una ragazza giovanissima, come Greta, colpevole di non essere come queste persone vogliono che siano i ragazzi? Zitta, a studiare, sottomessa ai genitori, senza nessuna autonomia o capacità di pensiero personale.
Come si permette, questa ragazzina, di accusare gli adulti, di non conformarsi alle regole, di dare lezioni?
Tutta questa rabbia non sarà forse figlia del fatto che questi adulti, da bambini, hanno ricevuto continuamente frasi come "sei troppo piccolo, non puoi capire", "parla solo se interrogato", "tu fai come dico io, perché io sono l'adulto", "Ma cosa ne vuoi sapere tu?", "Se alla tua età mi fossi permesso di rispondere mi sarei beccato un ceffone" e così via...? Quanta rabbia hanno dovuto reprimere, giorno dopo giorno? E questa qui, invece, si permette di accusarli, di dare lezioni, adesso che sono loro, gli adulti? 
Intollerabile, insopportabile.
E non solo.
Queste persone, che con le loro parole e il loro esempio, ci mostrano che un altro mondo è possibile, ci fanno capire che non stiamo facendo nulla. Ci accusano, ci toccano nel nostro vivere quotidiano, nelle nostre scelte, nelle nostre abitudini, ci inchiodano alle nostre responsabilità.
Il nostro mondo sta morendo e io devo fare la mia parte cambiando le mie abitudini e magari rinunciando ad una minima parte del mio benessere? Non se ne parla nemmeno. Quindi la reazione sarà di negazione e ridicolizzazione del problema e di chi lo pone, per dire che non esiste nessun problema, nessuna emergenza.
Ed essendo persone cresciute a premi e punizioni e magari qualche ceffone perché "quando ce vo' ce vo'", non solo hanno un enorme bagaglio di rabbia repressa, ma conoscono anche un solo modello di comportamento: quello violento.
La sofferenza che hanno dentro non la vedono e non la sentono e, anzi, la negano con forza, perché troppo difficile da affrontare. Perché vorrebbe dire mettere in discussione la figura del genitore, dell'adulto che invece gli è stato insegnato a "rispettare" a suon di ceffoni e di "vai in camera tua". Questo farebbe troppo male.


In un mondo in cui cresciamo così, abituati che per avere qualcosa dobbiamo dare qualcos'altro, che per essere amati bisogna aderire all'immagine di noi che ci viene richiesta e non possiamo essere amati incondizionatamente, chi vive considerando gli altri fratelli con gli stessi diritti, chi vive considerando il pianeta la sua casa - l'unica esistente - e che ritiene anche sua responsabilità fare qualcosa per tutti gli esseri che la abitano, senza nessun tornaconto, viene visto come un pazzo visionario e, nella maggior parte dei casi, come qualcuno che certamente ha un secondo fine.
Cresciamo abituati a mentire, per evitare le punizioni. A commettere infrazione alle regole se non c'è nessun controllo e nessuna conseguenza, perché non ci viene insegnato che una cosa si fa o non si fa perché è giusto così, ma solo perché se no saremo puniti. Non ci viene insegnato che tutto ciò che ci circonda è un bene che appartiene a tutti, di cui tutti hanno diritto di godere e che ognuno ha il dovere è la responsabilità di proteggere e preservare.
Ci viene insegnato, invece, che "ci penserà qualcun altro, tu fatti i fatti tuoi". Senza invece insegnarci che "i fatti miei sono anche l'immigrato che scappa dal suo paese, la strada sotto casa da tenere pulita, la moglie del vicino che grida sotto l'ennesima violenza.

E così tutti questi uomini e donne che, attraverso il loro comportamento, ci inchiodano davanti alla realtà, mettono a nudo il nostro egoismo, diventano intollerabili e vanno eliminati.


Del resto, il caso di Gesù è stato un esempio molto chiaro.

(Foto dal web)




lunedì 13 settembre 2021

Il diritto all'amore

Quando ero piccola e fino all'adolescenza, credevo che tutte le famiglie fossero più o meno come la mia, perché le famiglie che frequentavo erano più o meno simili, con genitori che amavano i figli, con i vari membri che andavano più o meno d'accordo, c'era più o meno la stessa libertà ecc... Quindi per me era normale che in una famiglia ci fosse amore, rispetto, qualche litigata, risate... Non concepivo che potesse essere diverso da così.

Crescendo e incontrando altre realtà, altre persone, moltissime famiglie diverse, mi sono resa conto con altre e con angoscia che non sempre è così, che esistono tante famiglie disfunzionali, anaffettive, violente, assenti e così via...

Ho realizzato quanto la nostra storia personale influisca sulla nostra vita da adulti, sul nostro carattere, sulle nostre paure, ansie, scelte. Influisce sicuramente sulla nostra autostima, la sicurezza in noi stessi, il modo in cui viviamo il rapporto di coppia, il tipo di partner che tenderemo a cercare e soprattutto il modo in cui faremo i genitori. 

Provo un grandissimo dolore, al pensiero di tutti i bambini e le bambine cresciute in famiglie così. Bambini non ascoltati, abbandonati, non amati, picchiati, offesi, derisi, umiliati, che hanno dato vita, in seguito, ad adulti con una terribile sete d'amore - che spesso non riescono a soddisfare mai - e che molto più spesso si trasforma nella incapacità di amare, di creare relazioni sane e stabili, nella mancanza di autostima, nell'eterno bisogno di approvazione, nella paura del giudizio... Alcuni diventano adulti sottomessi, inibiti, incapaci di essere assertivi; altri replicano l'unico modello che conoscono e diventano violenti, freddi, distaccati a loro volta, anche con i figli e il\la partner.

Foto da https://www.pexels.com/

So bene che possono esserci momenti o periodi della vita in cui siamo stanche\i, sotto stress, stiamo vivendo un brutto momento e quindi se capita una giornata pesante col nostro bambino, questa fatica va ad aggiungersi al resto e perdiamo il controllo, possiamo finire per perdere la testa e fare o dire anche cose molto brutte, violente. Purtroppo siamo cresciuti in una società che giustifica l'aggressività soprattutto verso i bambini, quindi ci viene quasi spontaneo sfogarci su di loro. Grazie al nostro vissuto, nella nostra mente, abbiamo registrato e interiorizzato centinaia di scene di genitori che sculacciano, urlano, mettono in punizione ecc... per cui il primo istinto è ripetere questi schemi. Ma se accade un episodio come questo si chiede scusa e si ricomincia, sperando di fare meglio in seguito. Non voglio quindi dire che siamo giustificati, così come non lo saremmo se ci sfogassimo sulla nonna o sul partner, ma solo dire che purtroppo può succedere e dobbiamo fare di tutto per non farlo accadere più.

Ma questo è diverso dal basare tutto il nostro "stile genitoriale" sul distacco, l'aggressività. Non riesco a comprendere come si possa considerare nostro\a figlio\a un impiccio, un peso, come si possa apostrofarloo ogni giorno, sistematicamente, con frasi come "sei un cretxxx, non capisci nulla, sei cattivo..." e molto altro... Non capisco come si possa colpire in modo studiato, "programmato": il classico "ora le prendi", che sottintende che il colpo non sarà dovuto ad un momentaneo accesso d'ira che non siano riusciti a controllare, ma sarà dovuto ad un preciso "metodo educativo". La mia mente si blocca, va come in tilt, sono incapace di pensare che davvero si possa fare questo ad un bambino, un bambino che dovremmo avere desiderato, un bambino inerme, che non ha chiesto di essere messo al mondo, che non ha colpe, che non può difendersi, che si fida di noi e che ha solo noi come modello e come rifugio. Se non può fidarsi, affidarsi, essere protetto, sentirsi amato da noi, da chi potrà esserlo? 

È per me davvero difficile comprendere come un genitore senta raramente il desiderio di baciare i propri figli, abbracciarli, stare ad osservarli pensando che siano le persone più meravigliose della terra... Esistono genitori che, davanti al bambino, raccontano di quanto egli li faccia "dannare", di quanto sia "monello", "disubbidiente", che non ha voglia di studiare ecc... E penso alla mia mamma che ci difendeva in pubblico dicendo quanto fosse felice di stare con noi, quanto ci avesse desiderato, quanto eravamo buoni (ricordo una volta un "tutti i bambini sono buoni").

Incontro ovunque persone ferite nell'animo, che non sono mai state amate, desiderate e che adesso cercano l'amore ovunque, come l'acqua nel deserto. E vorrei, io che mi sono sentita sempre amata e desiderata, difesa, apprezzata, che ho sentito chiaramente l'amore dei miei genitori, ho provato la tenerezza dei loro abbracci e non ho mai provato la forza dei loro colpi (mio babbo non mi ha mai sfiorato, mai, nemmeno con lo "schiaffetto". Mia mamma mi ha colpito tre volte in tutta la vita, mentre era in preda di crisi di emicrania pazzesche e quindi fuori di sé), vorrei con tutto il mio cuore poter riversare un po' di quell'amore su quei cuori riarsi dalla sete, dire loro che erano solo bambini e avevano il diritto di essere amati in modo incondizionato e che hanno tutt'ora il diritto di essere amati così come sono. L'amore non si elemosina, non si devono cercare le briciole di un amore sbagliato. Abbiamo tutti il diritto di essere amati di un amore grande e gratuito.

Considerato quanto i nostri primi anni, il modo in cui siamo stati amati - o non amati - influiscono sulla nostra vita da adulti, ho pensato a quale enorme responsabilità abbiano i genitori, i familiari, gli educatori, tutti quelli che lavorano con i bambini. Purtroppo questa consapevolezza è arrivata un po' alla volta, mentre procedeva il mio cammino come madre, come persona, come professionista. Avrei voluto arrivarci prima, per poter essere una persona migliore. Spero solo di non avere fatto troppi danni...

I bambini chiedono solo di essere amati incondizionatamente. Hanno il diritto di essere amati incondizionatamente. E noi abbiamo il loro futuro, nelle nostre mani. Possiamo cercare di impegnarci ogni giorno per farli sentire amati, per farli sentire al sicuro, per accrescere la loro autostima, la fiducia in se stessi e nel mondo, per fare sì che diventino persone empatiche, gentili, disponibili ad aiutare gli altri. Possiamo farlo. Vogliamo provarci?


Celeste ed Andrea


giovedì 2 settembre 2021

Paracapezzoli?

Praticamente ogni giorno sento mamme a cui è stato suggerito l’uso di paracapezzoli per i più svariati motivi, come se questo strumento fosse la soluzione per ogni problema di allattamento. E la cosa peggiore è che a nessuna mamma viene nemmeno detto come sceglierli e come indossarli (sì, nei rari casi in cui sia davvero necessario, occorre che sia della misura corretta per il capezzolo e per la bocca del bambino e che sia indossato correttamente, non appoggiato sul seno e via)

Girovagando per il web, i gruppi Facebook e le farmacie, mi capita di imbattermi nei più disparati modelli di paracapezzolo.

Alcune volte rimango senza parole (o meglio, ne avrei, ma non sono pronunciabili) di fronte alla fantasia di chi inventa alcuni modelli…

Ad esempio:






Dopo queste visioni, mi chiedo sempre come gli inventori di tali oggetti pensino che un bambino possa riuscire ad estrarre il latte dal seno e mi risulta chiaro che queste persone immaginano il seno come un biberon, in cui il latte esce da solo se inclinato verso il basso o, al massimo, se il bambino effettua un movimento di aspirazione come da una cannuccia.




Dato che nessuna mamma vede uscire il latte dal seno semplicemente se si inclina in avanti o se si aspira forte dalla punta del capezzolo, è evidente che questi oggetti impediranno al bambino di assumere il latte e di drenare il seno, che all’inizio si ingorgherà, per poi diminuire drasticamente la produzione confermando la tesi dell’operatore di turno: “signora, lei non ha latte”.

Credo che ognuna di voi, osservando questi aggeggi, si chieda come diavolo possa fare un bambino a far uscire il latte dal seno. Infatti, per estrarre il latte, un bambino deve effettuare non solo il vuoto sul seno, ma un vero e proprio massaggio del seno con la lingua, posta sull’areola e non sul capezzolo.

In un attacco corretto, il tessuto mammario riempie la bocca del bambino, il capezzolo finisce in fondo al palato duro e il bambino lavora con tutti i muscoli della bocca e della lingua, per estrarre il latte:

Immagine tratta dalla pagina: https://boltondental.com/dental-services/orthopedic-orthodontics/infant-tongue-lip-tie-frenectomy/lip-tongue-tie-impact-breastfeeding-bottle-feeding/

Nei modelli di paracapezzoli che ho 
mostrato, il bambino, invece, 
si attacca solo 
alla tettarella del paracapezzolo, come farebbe ad un ciuccio o ad un biberon, perché sarebbe impossibile, per lui, afferrare anche una porzione di seno all’interno della sua bocca!! Osservate la foto qui accanto, ad esempio e chiedetevi come la piccola possa effettuare, con la lingua e la bocca, il massaggio del seno necessario per estrarre tutto il latte che le occorre:




Ecco perché, anche usando un paracapezzolo, occorre ottenere lo stesso attacco profondo che si deve ottenere con il seno “nudo”. Infatti, se il bambino si attacca alla sola tettarella del paracapezzolo, non solo schiaccerà il capezzolo provocando comunque un po’ di dolore, ma non riuscirà ad estrarre latte, se non quello che esce dopo poco dall’inizio della poppata grazie al riflesso di emissione.

Per capire bene questo principio, provate a spremere il vostro seno schiacciando il capezzolo e poi premendo, invece, sull’areola, ad una certa distanza dal capezzolo:

https://www.youtube.com/watch?v=VXLeyPSOjbc

Usare il paracapezzolo senza cercare di ottenere un attacco “profondo”, cioè con un bel “boccone” di seno all’interno della bocca del bambino, rafforzerà nel bambino il meccanismo di suzione errato, in punta, cosa che è quasi sempre la causa del dolore ai capezzoli con conseguente formazione di ragadi.

Credo che adesso sia più chiaro comprendere come usare un paracapezzolo per risolvere il dolore ai capezzoli sia fuorviante. È come mettere un cerotto su una ferita: si può toccare la ferita sentendo meno male, attraverso il cerotto, ma non serve per risolvere e guarire.

Il paracapezzolo può essere utile in alcuni casi, ma non in caso di attacco scorretto, con conseguente formazione di ragadi. Può essere usato per riportare un bambino al seno quando ha sempre conosciuto il biberon e non sa più cosa fare al seno, perché non sente la stessa stimolazione forte data dalla tettarella; o in altre situazioni da valutare con una consulente professionale (IBCLC). Inoltre non va usato come spesso vedo fare: appoggiato sul seno e via, ma va indossato correttamente (rivoltato "come un calzino") e va trovato della misura corretta sia per il capezzolo che per la bocca del bambino.

Forma corretta del paracapezzolo

Tutto questo potete farlo seguendo le indicazioni della consulente che vi segue. Occorre inoltre che sia di silicone sottile, per permettere una buona stimolazione del seno. 






Un altro motivo per cui viene suggerito alle mamme di usare un paracapezzolo, spesso ancor prima che il bambino abbia mai provato ad attaccarsi, è il capezzolo piatto o “troppo piccolo” o, addirittura, “troppo grande” (in questo caso non si comprende come aumentare il volume del capezzolo usando questo strumento possa aiutare...). Dato che un neonato non ha mai visto nessun altro capezzolo prima di quello della sua mamma, non si capisce perché non debba andare bene quello che trova. Inoltre sfido chiunque a mostrarmi un capezzolo fatto come un paracapezzolo: perfettamente a tronco di cono, lungo almeno tre centimetri. In vent’anni ho visto migliaia di capezzoli e vi giuro che non ne ho trovato nemmeno uno così (e nemmeno come la tettarella di un biberon, di quelli che vengono pubblicizzati come “simili al seno materno”). Su questo argomento non mi dilungo più di tanto, dato che esiste un ottimo articolo della mia collega Martina Carabetta che potete trovare a questo link: http://www.consulenteallattamento.it/2017/12/il-mio-capezzolo-va-bene-ovvero-quando-non-se-ne-trova-buono-paracapezzoli-allattamento-roma/



domenica 29 agosto 2021

Uno sculaccione che sarà mai?

Negli anni cinquanta sono state pubblicate queste due pubblicità che vedete qui sotto. In quella in spagnolo si dice "te lo meriti". Oggi nessuno si sognerebbe mai di pubblicare una cosa del genere (e per fortuna, direi!), perché nessuno, spero, pensa che il marito che dà uno sculaccione alla moglie per "educarla" fa bene, ne ha il diritto oppure "che vuoi che sia, uno sculaccione non è picchiare".

Credo e spero che ogni donna che sta guardando veda questa immagine come umiliante, violenta. Fosse anche che le intenzioni dei pubblicitari fossero state ironiche, il risultato, ciò che trasmettono, è comunque questa sensazione di disagio, rabbia, umiliazione.

Adesso proviamo a sostituire l'immagine della donna con quella di un bambino.

La frase "te lo meriti"diventa subito accettabile, la sensazione cambia, si inizia a dire "deve averla combinata grossa", "quando ce vo', ce vo'", "te le tirano fuori dalle mani", "siamo tutti cresciuti così e siamo venuti su bene", e così via, in un fiume di frasi fatte che ormai tutti conosciamo.

Perché accade questo? Perché troviamo inaccettabile l'immagine con la donna e normale, anzi, auspicabile, quella col bambino?

Eppure, al tempo in cui è stata pubblicata la pubblicità, evidentemente l'immagine non faceva tanto scalpore, era considerata accettabile. Esisteva il "delitto d'onore" (ma non vi fa venire i brividi accostare la parola "delitto" riferita ad una donna con la parola "onore"?), la gente rideva (e ride tutt'ora, purtroppo) davanti alla frase tratta non ricordo più da dove: "quando torni a casa picchia tua moglie. Tu non sai perché, ma lei sì"...

Abbiamo capito che le donne sono persone esattamente come tutte le altre. Con pari dignità e diritti. E ci mancherebbe che questo possa essere messo in dubbio.

Perché, invece, picchiare un bambino viene considerato normale? Perché lo sculaccione dato ad una donna ci fa rabbrividire, mentre quelli di ad un bambino si definisce giusto? 

Perché uno è considerato picchiare e l'altro no?

Non sarà che consideriamo i bambini "meno persone" rispetto agli adulti?

E fino a che età questo accade? A che età, da che momento, quando scatta "l'ora X" per cui lo sculaccione non è più accettabile?

Quando è che i bambini diventano persone con i nostri stessi diritti?


Sogno un mondo in cui saranno considerati persone con uguali diritti tutti gli esseri umani, indipendentemente dal numero di cellule si cui sono formati, dal sesso, dalla religione, dalle tendenze sessuali, dal colore della pelle ecc...




venerdì 18 giugno 2021

È proprio vero che "Tutte le mamme hanno il latte?" Oppure no?

 

Gli esseri umani appartengono alla classe dei mammiferi che, come specificato dalla parola stessa, si caratterizzano per la capacità di allattare i propri piccoli dovuta alla presenza di mammelle, cioè ghiandole mammarie, che secernono latte.

Il processo di formazione delle ghiandole mammarie inizia già in utero, nell'embrione e prosegue successivamente fino ad arrivare alla sua attivazione dopo il parto con l'espulsione della placenta.

È un processo fisiologico, che funziona in tutti i mammiferi. Nessuno ha dubbi sul fatto che una mucca, una pecora, una gatta, possano avere latte. Stranamente questa idea di fa strada solo quando si parla di essersi umani, come se, per qualche motivo, nella nostra specie questa ghiandola fosse difettosa nella maggior parte dei casi.

Infatti, se andiamo a controllare i tassi di allattamento, vediamo che solo una meta circa dei bambini italiani è ancora allattato a tre mesi (fonte Istat 2014. Parliamo del 48% dei bambini, quindi anche un po'meno della metà), mentre nel mondo risulta che solo il 41% dei bambini viene ancora allattato a sei mesi (dati 2018). 

Se ci fosse una qualsiasi altra ghiandola del nostro corpo che non funziona o funziona male nella metà della popolazione mondiale, si griderebbe all'emergenza sanitaria, mettendo in moto studi e ricerche. Perché se davvero la ghiandola mammaria non funzionasse in un così grande numero di donne, la nostra specie si sarebbe dovuta estinguere già da tempo o comunque questo, se fosse un fenomeno solo recente, sarebbe un segnale grave da studiare con attenzione. Sarebbe davvero strano, infatti, se la natura avesse affidato la sopravvivenza di una specie ad un meccanismo che ha più della metà di possibilità di fallire.

Quali sono allora le cause che portano così tante madri ad abbandonare l'allattamento per mancanza o insufficienza di latte? I motivi principali sono: mancanza o carenza di tessuto ghiandolare, cattiva gestione dell'allattamento, interferenze che impediscono una stimolazione efficace e frequente del seno, problemi ormonali o problemi relativi al bambino.

La carenza di tessuto ghiandolare è un evento molto raro, che può verificarsi così come possono verificarsi altri tipi di malformazioni. Ancora più raro è la mancanza totale di tessuto mammario. Un esame visivo del seno può far supporre questa condizione se c'è la presenza di un seno molto piccolo (o praticamente assente), tuberoso, con grande spazio inframammario. Ma la sola presenza di queste condizioni non è sufficiente a stabilire che una madre non produrrà latte o non ne produrrà a sufficienza, perché alcune madri con questa condizione hanno comunque allattato senza difficoltà. Solo dopo che sono state messe in atto tutte le strategie per ottenere una buona produzione di latte e dopo che queste non hanno funzionato, si potrà collegare alla condizione di ipoplasia mammaria.


Altri motivi fisici per cui una donna può non produrre latte a sufficienza sono: un danno all'ipofisi, la ghiandola che secerne gli ormoni dell'allattamento; un diabete non ben trattato; un ipotiroidismo non curato; la presenza di ovaio policistico (che non in tutte le donne causa difficoltà nella produzione).

Il danno all'ipofisi può derivare da una radioterapia al cranio effettuata per curare un tumore, oppure da una grave emorragia dopo il parto (questa situazione si chiama sindrome di Sheehan). 

Anche un frammento di placenta ritenuto può impedire l'avvio di una abbondante produzione di latte, perché continua a produrre ormoni della gravidanza, che ostacolano la prolattina.

A questo punto che legge dirà che ci sono davvero un sacco di motivi per cui una donna può non avere abbastanza latte e che quindi ciò che dicevo all'inizio non è corretto punto in realtà tutti i problemi sopra citati sono veramente molto rari e non riguardano certo una percentuale così alta di madri come quella che riportano i dati Istat e che vediamo con i nostri occhi. 

Una donna con scarso tessuto ghiandolare potrà comunque produrre una certa quantità di latte e potrà quindi fare un allattamento misto, ad esempio. Considerato tutto ciò che ha porta il latte materno, sarà comunque un grande beneficio per entrambi. Per usare le parole de La Leche League: "ogni goccia conta".

Escludendo questi rari casi, esistono poi altri motivi per cui la produzione può risultare insufficiente. Sapendo è la produzione di latte si basa sulla richiesta, tutto ciò che interferisce con la possibilità del bambino di richiedere al seno tutto il latte che gli occorre, influirà su questo meccanismo. Rientrano in queste condizioni l'imposizione di orari, l'uso del ciuccio, un bambino sonnolento che quindi passa ore al seno senza poppare attivamente; un attacco o una soluzione non efficaci, che quindi non stimolano il seno; problemi fisici del bambino come la presenza di un frenulo eccessivamente corto, che impedisce al bambino di effettuare una soluzione efficace, eccetera...

Tutte queste situazioni sono risolvibili con l'aiuto di una consulente che possa illustrare alla mamma quali sono le possibili soluzioni per recuperare l'allattamento, in modo che la mamma possa scegliere quella che sente più adatta alle sue esigenze o possa anche decidere di agire diversamente, preferendo passare ad una alimentazione al biberon.

In definitiva: non tutte le mamme hanno il latte o ne hanno a sufficienza, ma la stragrande maggioranza sì 😉

Ecco anche un articolo sullo stesso argomento della mia collega Micaela Notarangelo. Molto più completo del mio https://www.laviadellatte.it/articoli/tutte-le-mamme-hanno-il-latte-o-no

Metto qui sotto alcuni link utili sui vari argomenti toccati, ad esempio come funziona la produzione di latte, perché orari o ciuccio interferiscono e così via. 

https://www.lllitalia.org/10019-articoli-e-approfondimenti/gestione-dell-allattamento/156-anatomia-di-un-seno-al-lavoro.html

https://antonellasagone.it/2021/01/28/perche-il-ciuccio-interferisce-con-lallattamento/

https://www.lllitalia.org/articoli-e-approfondimenti/38-articoli-e-approfondimenti/allattamento-e-societa/25-koala.html

https://ladiade.it/blog/allattamento-a-richiesta-o-a-orario-30042019.aspx

mercoledì 9 giugno 2021

Il mito del seno "sciacquone" 😅🚽

"Devi aspettare almeno 2/3/4 ore, prima di allattare di nuovo, per far riempire il seno". ⏳🕰️

Anzi la mano chi ha sentito questa frase almeno una volta. 🖐🏼🖐🏿🖐🏻
Ecco. 
Scommetto che l'avete alzata tutte . Questa affermazione è falsa e porta rapidamente ad un calo del produzione, con tutte le conseguenze del caso. Come dice il famoso pediatra Carlos Gonzàlez, il seno non è uno sciacquone, a cui serve un certo tempo prima di essere pieno e poterlo usare di nuovo, ma è una vera e propria fabbrica a ciclo continuo.

Obiezione n.1:
"Ma se aspetto tre ore, il seno diventa bello duro, quindi pieno di latte e il mio bambino è più contento!"

È vero, un seno che era abituato ad essere drenato spesso, se si smette di farlo andrà incontro ad una tensione eccessiva perché sarà come una fabbrica che era abituata a produrre 100 lavatrici al giorno: se un giorno nessuno toglie dal magazzino le lavatrici appena prodotte, il magazzino diventerà pieno fino all'orlo e non avrà più posto per le nuove lavatrici prodotte. Questo comporta che la produzione di lavatrici debba rallentare, perché non c'è richiesta e tutto resta invenduto.
Il seno si comporta allo stesso modo. Se c'è una stasi del latte, manderà un messaggio al "capo produzione" di rallentare la produzione perché non c'è richiesta, perché nessuno libera rapidamente il "magazzino".
Nel nostro latte, infatti, è contenuta una proteina detta FIL (Feedback Inhibitor of lactacion, che in italiano possiamo tradurre con "fattore inibitore della lattazione"),  che, insieme ad altre sostanze,  serve proprio per regolare questo meccanismo. Più latte è presente nel seno, maggiore e la concentrazione di questa proteina, che quindi invia un messaggio alle cellule predisposte alla produzione di latte, di ridurre la produzione perché, appunto, non c'è richiesta, il latte non viene rimosso.
Al contrario, più latte viene rimosso dal seno (e quindi meno sarà presente questa proteina) e più rapidamente le cellule inizieranno a produrre latte. 

Obiezione n.2:
"In questo modo il bambino poppa in continuazione, scambia il seno per un ciuccio, deve imparare che il seno serve solo per mangiare"

Qui c'è materiale per almeno altri tre articoli!! 😅😅 Uno dei motivi per cui i bambini poppano spesso è che il loro stomaco è piccolo e il latte materno si digerisce rapidamente. Ma non solo, poppano per molti altri motivi. Il "mangiare" è uno di questi e... Mi verrebbe da dire nemmeno il principale. Potete leggere questo articolo di Martina Carabetta per capire cosa intendo.

Sul seno "scambiato per un ciuccio" oltre all'articolo che vi ho appena postato, potete leggere molti altri articoli che spiegano l'assurdità di questa affermazione. Ad esempio quello che ho scritto qui
È il ciuccio che viene offerto come sostituto del seno, perché i bambini hanno necessità di soddisfare il bisogno di suzione e, quando non possono essere allattati, non basta il solo biberon a soddisfare questa necessità.
Se si utilizza un ciuccio anziché offrire il seno, si interferisce col meccanismo di regolazione della produzione di latte, basato sulla richiesta; per cui il seno può non "capire" più quanto latte è necessario produrre e questo potrebbe diventare insufficiente. Potete leggere questo articolo di Antonella Sagone che spiega molto bene l'interferenza del ciuccio. 

Infine, ecco un articolo che spiega molto bene come viene prodotto il latte materno e il perché aspettare che il seno "si riempia" è un errore: https://www.lllitalia.org/articoli-e-approfondimenti/10019-articoli-e-approfondimenti/gestione-dell-allattamento/31-news-flash.html

Foto di Jordan Benton da Pexels