lunedì 17 ottobre 2022

Ancora sulle aspettative...

 Tempo fa ho scritto un pezzo (lo trovate qui) sulle aspettative, dicendo che sono quelle che, nella vita, "ci fregano". Sentiamo una cosa come un problema se abbiamo delle aspettative diverse dalla realtà, rispetto a quella cosa. Ad esempio, se le nostre aspettative sul sonno dei bambini sono quelle della società che ci circonda, penseremo che il neonato debba fare l'ultima poppata della giornata intorno a mezzanotte e poi debba dormire fino a circa le sei di mattina. Quando questa aspettativa di scontra con la realtà, impieghiamo energie, tempo, ci facciamo prendere dalla rabbia, dallo sconforto, dai sensi di colpa e così via, perché il nostro bambino non corrisponde a queste aspettative. Cercare di modificare il comportamento del bambino ci causa molta più stanchezza e stress che i risvegli in sé stessi.

Qualche giorno fa parlavo con una mamma che era molto stanca e scoraggiata di fronte al comportamento della sua piccola di undici mesi. La bambina non accetta il cibo solido, se gli viene messo davanti il cibo della famiglia lo lancia, si sveglia molte volte per notte, tocca tutto quello che non deve toccare, non rispetta i "no" ecc...

Questa mamma era molto stupita di sentire che il comportamento della sua piccola era del tutto normale, per la sua età. Il fatto che la bambina avesse alcune competenze di manualità fine o comprendesse il linguaggio semplice, portava la mamma a pensare che allora avrebbe dovuto capire che... Fare anche... Ecc...

Anche lì c'erano un sacco di aspettative. Sentivo che la mamma era molto pressata dalle persone intorno a lei perché secondo queste persone la bambina avrebbe dovuto fare questo e quello. Un'enorme pressione su questa mamma, che anche se lei, con grande capacità, cercasse di non farlo, a volte tendeva a trasmettere alla piccolina. 

Ho sentito che le mie parole non sono riuscite del tutto a scalfire queste aspettative. Temo di non essere riuscita ad aiutare questa coppia. Sentivo un po' di delusione, nella voce, come se da me si aspettasse qualche tecnica particolare per risolvere la situazione e fare adeguata la piccola a questa immagine che le viene costantemente trasmessa da chi le sta intorno.

Ma perché fare così tanta fatica per fare adeguare il nostro bambino a delle aspettative irrealistiche? 

Perché, invece, non provare a modificare le aspettative basandosi sulla fisiologia e vedere cosa succede? 

Che ne pensate? 



domenica 17 luglio 2022

Aiuto! Ho perso il latte!

Aiuto, ho perso il latte!!

Questa frase è talmente comune che sono sicura l'abbiate sentita dire più volte, se non addirittura pronunciata.

Ebbene, ho una buona notizia per voi: si può perdere l'ombrello (credo di aver rifornito, negli anni, tutti gli abitanti di Firenze, con quelli che abbiamo perduto in famiglia 😅), le chiavi, la pazienza, ma non il latte! Il latte non può “sparire” di colpo.

Eppure ci sono moltissime mamme che fanno queste affermazione, con estrema convinzione, affermando che il loro latte "è sparito" da un giorno all'altro.

Allora cosa dire alle mamme, quando raccontano con tristezza che hanno perso o stanno perdendo il latte o che le loro madri lo hanno perso ecc...?

Non è certo il caso di deriderle, come a volte vedo fare, perché non avere una conoscenza specifica su questo argomento, per una mamma, non è una colpa o una cosa di cui ridere.

Non è nemmeno corretto compatire e assecondare questa idea, perché non aiuta a comprendere i meccanismi della lattazione e a recuperare l'allattamento o iniziare meglio il successivo.

Questa frase nasce perché purtroppo c'è ancora molta ignoranza riguardo alla fisiologia dell'allattamento, anche da parte degli operatori sanitari, perché continua a non essere materia di studio nelle università. (Apro qui una parentesi per fare il giusto riconoscimento al pediatra dottor Andrea Parri, pioniere in questo campo; che ha istituito un corso su allattamento e svezzamento alla facoltà di pediatria di Siena, in collaborazione con la mia collega Chiara Toti Ibclc). Per cui girano le teorie più strane al riguardo.

Si pensa che dopo il parto il corpo si metta a produrre latte "per conto suo", che la suzione non abbia un ruolo e che questo flusso possa interrompersi in qualsiasi momento, per i motivi più vari; che il seno produca una quantità standard, uguale per tutte, ma che in alcune donne - per la verità moltissime, a giudicare dalla quantità di madri che non allattano o fanno allattamento misto - qualcosa non funzioni e ne producano meno o per nulla. E, soprattutto, si pensa che se la produzione cala, non sia possibile farla aumentare.

Una volta capito come funziona il nostro seno, come avviene la produzione di latte, si può facilmente comprendere come non sia possibile "perdere" il latte, capire i motivi per cui la produzione può calare e come fare per ripristinarla.

Perché è vero che la produzione può calare. Non può succedere, però, da un momento all'altro. Potrebbe, in realtà, bloccarsi momentaneamente il riflesso di emissione in seguito ad un forte shock che mette in circolo grandi quantità di adrenalina, che ostacola la produzione dell'ossitocina, ormone che, appunto, è deputato al riflesso di emissione. Questo è un meccanismo che la natura ha inserito per far sì che, in caso di pericolo, la madre e il suo piccolo possano mettersi rapidamente in salvo e non "perdere tempo" ad allattare.

Appena superato lo shock, tutto torna a posto.

Sto parlando di un forte shock, non, ad esempio, del "semplice" litigio con la nonna o col compagno (per quanto, a volte... 😅😅)

Ci sono anche altri segnali che spesso vengono confusi con assenza di latte, come, ad esempio, un bambino che all’improvviso chiede di poppare più spesso, o il seno che, dopo un certo periodo, non è più teso e “duro” come nelle prime settimane ecc... Se nessuno dice ad una mamma cosa significano, invece, questi segnali, sarà facile che lei pensi che all’improvviso il suo latte sia “sparito”. Oppure, più facilmente, saranno le persone intorno a lei, a dirglielo.

Quindi le cosa importanti da sapere sono conoscere il meccanismo che regola la produzione di latte, sapere che ci sono comportamenti o situazioni che possono far calare la produzione e sapere che, così come è calata, è possibile farla ripartire, imparare quali comportamenti sono normali in un bambino allattato ecc...

Ecco qui alcuni link utili su questo argomento.

Buona lettura!!

https://lllitalia.org/come-avviene-la-produzione-di-latte.html

https://www.allattamentoibclc.it/articoli/153-davvero-tutte-le-mamme-hanno-il-latte.html

https://www.allattamentoibclc.it/articoli/147-come-aumentare-la-produzione-di-latte.html

https://lllitalia.org/gestione-quotidiana-dopo-le-primissime-settimane/lm-sara-uno-scatto-di-crescita.html



venerdì 17 giugno 2022

Cloe e il perbenismo che uccide

Da quando ho letto la notizia della professoressa che si è uccisa perché sopraffatta dalla cattiveria che ha trovato intorno a sé, non riesco a smettere di pensarci. Mi chiedo tante cose...

Ci sono persone che commettono gesti immondi ogni giorno, con consapevolezza, sapendo di fare il male, ma che possono vivere una vita normalissima, anzi, spesso sono rispettati perché indossano giacca e cravatta... (Ricordo che gli italiani sono ai primi posti nel "turismo sessuale", che poi sarebbe corretto chiamare col suo nome: violenza sui bambini)

E questa donna è stata allontanata dall'insegnamento solo perché...? Ecco, perché??? Insegnava forse ai ragazzi "come si diventa trans"? Come se si potesse decidere liberamente se sentirsi donna in un corpo di uomo o viceversa... Andava a scuola in costume? Indossava orecchie da coniglietta? 

Leggo la testimonianza di una sua alunna (il link qui sotto) e ne esce un ritratto che corrisponde pienamente alle parole che lei ha lasciato scritte come testamento: una donna dolce, gentile, colta, molto sola, che sente su di sé tutto il disprezzo della "brava gente" e non riesce a reggere questo peso. Dice di essere brutta e invece io vedo un volto con un sorriso dolcissimo...

Perché alcune persone non riescono ad accettare che una persona possa non sentirsi a suo agio dentro il corpo che la natura gli ha dato? Perché alcune persone non riescono ad accettare che ci sia qualcuno che, invece, si sente del tutto uomo o donna, ma si innamora di qualcuno del suo stesso sesso?

Lo consideri una "malattia"? Ok, quindi a maggior ragione non offendi, non deridi, non bullizzi, perché se una persona è malata ha bisogno di conforto, semmai.
Ma queste persone non sono "malate". Sono solo persone che si sentono in un modo diverso da quello in cui si sente la maggior parte della gente. E quindi? 
Che problema c'è? Ma davvero, io vi chiedo: che noia vi dà una persona trans? Una persona lesbica? Una persona gay? Non viene a disturbare voi, non va in giro a cercare i vostri figli... Fa esattamente la vita che fanno tutti gli altri... 
Giuro che mi scoppia la testa, a cercare di capire i motivi per cui ci sia così tanto odio... 

Questa professoressa ha forse cercato di adescare i ragazzi? Ha forse usato il turpiloquio a scuola? Non sapeva insegnare? Ha fatto "lezione di sesso"?

Ho avuto, "ai miei tempi", due insegnanti che mettevano le mani addosso alle ragazze, guardavano sotto le gonne, facevano commenti espliciti... Secondo voi sono stati buttati fuori? Ovviamente no, la colpa era delle ragazze che andavano a scuola con la gonna... Peccato che sia stata molestata anche io, sempre in pantaloni, tutto fuorché formosa, "provocante", bella... 

Sono affranta, vorrei gridare di rabbia, ma sono troppo stanca per farlo.

Mi chiedo quante di queste persone che hanno ridacchiato dietro Cloe, cercando di fotografarla di nascosto, che ne hanno chiesto la rimozione, che hanno sparlato di lei, vadano in chiesa la domenica...

Perché io ci vado, e il Gesù che incontro sono sicura che l'avrebbe abbracciata, l'avrebbe difesa, le avrebbe detto che il Padre suo e nostro l'ha voluta proprio così, che la ama così, che ogni cosa che Lui crea è "cosa buona".

https://www.fanpage.it/attualita/il-suicidio-di-cloe-la-mia-prof-derisa-dai-genitori-ai-colloqui-cera-chi-scattava-foto-di-nascosto/

martedì 24 maggio 2022

Uomini e chiome selvagge 😅

 Parliamo di capelli lunghi? 

Quando ero bambina, fine anni '60, inizio anno '70, vedevo le persone anziane scuotere la testa e commentare, davanti ad una chioma maschile che arrivasse oltre gli orecchi: "che tempi! Non si capisce più se uno è maschio o femmina!". 

La cosa mi lasciava un po' perplessa, prima di tutto perché i miei fratelli avevano i capelli così e si capiva benissimo cosa fossero 😅, poi perché mi chiedevo il motivo per cui fosse importante sapere se la persona che vedevi passare per strada fosse maschio o femmina. Mia mamma ci rideva su, perché era costantemente rimproverata da sconosciuti che si premuravano di farle sapere che i suoi figli avrebbero preso la strada della perdizione, in quanto li lasciava decidere come tenere i capelli e perfino come vestirsi (mio fratello maggiore teneva capelli lunghi, catene al collo col simbolo della pace, jeans con attaccato sopra un po' di tutto... Io rigorosamente sempre in pantaloni... Ecc...) 

Ho tenuto queste cose per me, fin quando non ho avuto figli. Mi figlio maggiore aveva bellissimi boccoli biondi e io non avevo nessuna intenzione di tagliarli. Immaginatevi i commenti.

Poi sono cresciuti e hanno deciso tutti e tre di tenere i capelli lunghi. Il maggiore ha ancora meravigliosi boccoli, ma neri (ops, castani scuri, dice lui 😅). Il secondo lisci e chiari, il terzo ne ha una cascata enorme castani molto scuri e li lega in stile samurai ❤️.

E anche devo sentire come i capelli lunghi sono per le femmine. Devo leggere nei gruppi di mamme che c'è ancora chi le rimprovera di lasciare i figli maschi con i capelli lunghi, se questo è il loro desiderio.

E quindi mi sono fatta una ricerchina di storia 😉

Nella storia dell'uomo i capelli lunghi per gli uomini sono sempre esistiti, in ogni cultura 3 sono sempre stato un simbolo di forza, virilità, libertà.

Sansone, nella Bibbia, traeva la sua forza dai capelli.

I popoli del Nord Europa avevano capelli lunghi, simbolo del guerriero, libero di essere se stesso.

I Nativi americani.

Gli Indiani.

I Samurai.

I Greci, come simbolo di bellezza.

E così via.

Poi sono arrivati i Romani. Il taglio dei capelli era richiesto ai soldati per l'igiene; per uniformare i soldati che avrebbero così rinunciato alla propria individualità per formare un esercito compatto, ordinato, guidato da schemi rigidi; per mostrare una immagine di un'enorme schiera tutta uguale, che si muove tutta insieme, cosa da impressionare il nemico. Uno schema vincente, senza dubbio.

I ricchi, invece, tenevano i capelli corti proprio come simbolo di ordine, soprattutto per differenziarsi dai popoli "barbari".

Nel Rinascimento gli uomini avevano di nuovo i capelli lunghi (Raffaello, Leonardo, Lorenzo il magnifico...), così come nell'Ottocento romantico era comune l'uomo con i capelli fino alle spalle...

Insomma, sembra proprio che questa usanza dei capelli corti per gli uomini sia, in realtà, relegata ad un breve periodo della storia dell'uomo, nonché ad una piccola zona del mondo. 

Quindi mi chiedo: perché mai i maschi non possono tenere i capelli lunghi? (Oltretutto, lasciatemelo dire, sono di un sexy da paura 😅)

Perché qualcuno sente la necessità di capire se una persona è maschio o femmina?

E perché mai ci sono persone che si sentono in dovere di dire alle altre come devono vestirsi o pettinarsi? Che tipo di disagio gli provocano le persone con i capelli lunghi?🤔


Jason Momoa da Wikipedia

David Jack da capellistyle.it

   


 

P. S.: Se io, lasciata libera di vestirmi come mi pare (ho passato ad esempio il periodo camice da uomo, cravatta, basco... Quasi quasi ricomincio) abbia preso la via della perdizione, ditemelo.

I miei fratelli, comunque, non hanno ancora commesso crimini (che io sappia 🤔😂)...

domenica 27 marzo 2022

Il padre misericordioso


O
ggi abbiamo ascoltato quella che a mio parere è una delle più belle e commoventi parabole del Vangelo, quella del "padre misericordioso", conosciuta per troppo tempo come "la parabola del figliol prodigo". In realtà il protagonista della storia non è il figlio, ma il padre, un padre che non riesce a dire di no al figlio, che lo ama così tanto da lasciarlo libero di scegliere la sua strada. Non gli chiede cosa ne vuol fare della sua parte di eredità, non gli fa raccomandazioni, non gli rinfaccia i "sacrifici" fatti per lui, non gli chiede nemmeno perché vuole andarsene. 
Quanto può soffrire un padre di fronte ad un figlio che se ne va senza una parola? Eppure questo padre lascia andare il giovane e, quando questi ritorna, è talmente felice che non gli lascia nemmeno finire la frase che il ragazzo si era preparato per farsi riprendere in casa. 
Gesù non ci dice che il figlio torna perché si è reso conto di aver sbagliato, buttando la sua vita. Il giovane non sembra pentito, torna solo perché ha fame e non ha più soldi e si prepara una frase commovente da dire al padre. Io, da quando ricordo, ho sempre avuto la sensazione che il figlio pensi questa frase proprio con l'intento di commuovere il padre e farsi riprendere da lui. Non perché realmente pentito. Comunque sia il padre corre incontro al figlio quando egli è ancora lontano è quasi non lo fa finire di parlare. 
Dio ci viene incontro prima ancora che noi iniziamo a pregare.
Lui è lì, sulla soglia di casa, ad aspettarci e non vede l'ora di fare festa con noi. Credo che solo in quel momento il figlio abbia capito tutto l'amore del padre e tutti i suoi errori.
Forse se ne era andato perché, come tanti giovani, era in conflitto con i genitori e voleva di fare di testa sua? Forse pensava che il padre preferisse il figlio "bravo e diligente"? Fatto sta che sono sicura che nel momento in cui è tornato a casa abbia capito tutto l'amore che il padre aveva per lui.
Non posso fare a meno di commuovermi pensando ad un Dio che ogni giorno si affaccia alla porta di casa col cuore gonfio, aspettando il mio ritorno, per poi corrermi incontro per abbracciarmi e baciarmi. Come madre, so quanta angoscia prende quando un figlio ritarda o magari è uscito sbattendo la porta e so quanto scoppia d'amore e di gioia il cuore quando lo vedi tornare, sano e salvo. 
Non riempie forse l'anima di tenerezza, gioia, incredulità, sapere che Dio prova questo per ognuno di noi? 

E questo padre e altrettanto paziente con l'altro figlio. Anche qui, nella mia mente, ha sempre avuto l'impressione che questo figlio facesse "il bravo ragazzo" sperando di ottenere qualcosa di più, magari la preferenza del padre, anziché fare tutto per amore verso di lui.
Ma il padre, anche qui, non gli rinfaccio nulla, sembra anzi quasi stupito e triste per ciò che il figlio dice. Quasi come se da un momento all'altro dovesse aggiungere che sarebbe bastato chiederlo o prenderlo da solo, il capretto per fare festa! Ma non lo fa, anche qui non rinfaccia nulla accoglie il malessere del figlio e gli parla con amore e pazienza.
Sembra anche stupito del fatto che il figlio non gioisca allo stesso suo modo per aver ritrovato il fratello.

In questa storia potremmo anche ipotizzare che ci sia un terzo figlio, un figlio che non ha mai dato problemi, che ha sempre fatto quello che gli era stato chiesto, che non si è mai ribellato, un figlio che, al contrario, ha sempre fatto tutto per amore del padre e ha sempre sentito questo stesso amore da parte del padre, verso di lui. Questo figlio sarebbe Gesù stesso, che ha col padre un rapporto stretto di amore, un desiderio di compiacere il padre non per ricevere approvazione, premi o riconoscimenti, ma solo per uno scambio di amore l'uno con l'altro. Un figlio che non se ne va, ma ama così tanto il padre da fidarsi di lui anche fino alla morte.

Una cosa che invece mi sono sempre chiesta è come mai nel suo racconto Gesù non faccia mandare a chiamare il figlio che era nei campi, perché torni per fare festa col fratello... chissà perché.

Resta comunque la figura di un padre che ci lascia liberi di restare o andarcene e, anzi, se vogliamo partire, non ci lascia nemmeno andare a mani vuote. 
Un padre che è sempre lì, ad aspettarci ed accoglierci a braccia aperte se vogliamo tornare. Non solo ci aspetta, ma ogni giorno controlla se arriviamo, per poterci scorgere da lontano e che non aspetta neanche che gli chiediamo perdono: non ci lascia nemmeno finire di parlare, perché ci viene incontro prima ancora che iniziamo a farlo. 
Non ci chiede nulla, non ci rinfaccia nulla.
Nessun "te l'avevo detto", nessun "Come hai potuto farmi questo?". 
Nulla.
Ci abbraccia, ci bacia, ci lava e ci veste e fa festa con noi, per noi. 
Come fa a resistere ad un amore così?

Pompeo Batoni - il ritorno del figliol prodigo



martedì 15 marzo 2022

Perché Dio non interviene?

Tutti coloro che si occupano di psicologia ed educazione sono concordi nell'affermare che il cosiddetto "genitore spazzaneve" - quello cioè che cerca di spianare la strada davanti al figlio, cercando di evitargli problemi e difficoltà - in realtà non fa il bene del figlio, perché gli impedisce di crescere, di imparare a gestire le difficoltà della vita, di imparare a trovare soluzioni personali ai problemi... 

Riportando questo discorso alla fede, stavo pensando che noi, quando preghiamo, spesso chiediamo a Dio proprio di essere il nostro "spazzaneve" ed eliminare i nostri problemi.
Se da una parte è giusto chiedere ad genitore di essere aiutati nelle difficoltà, dall'altra se vediamo davvero Dio come un genitore, allora il suo aiuto non può essere quello di un "deus ex machina" che si cala dall'alto per sistemare tutto.

Gesù non è venuto per risolvere i nostri problemi. Ha camminato accanto a noi e ha preso su di sé le nostre gioie, le nostre fatiche e i nostri stessi dolori. Ci ha chiamato amici e come un amico ci sta accanto, ci sostiene, ci guida, ma non si sostituisce a noi. Dio non è un distributore di "Grazie". non è uno "spazzaneve". È un padre, una madre, che ci indica la strada, la percorre al nostro fianco, ci incoraggia, ci sostiene, ci dà la forza.
Se intervenisse sempre a risolvere i problemi non sarebbe più un Dio che ci lascia liberi, sarebbe un burattinaio, che muove gli uomini secondo la sua volontà. C'è la guerra? "Dio ti prego fa che cessi la guerra" e Dio scende da una nube nel mezzo dei due schieramenti per fermare le armi degli uomini. È questo il Dio che vogliamo?
Non è forse meglio invece chiedergli di suscitare desiderio di pace, di dialogo, nel cuore delle persone che sono "al comando"? Chiedergli di dare coraggio ad un numero sempre più alto di persone che protestano, si rifiutino di combattere, manifestino, si muovono in ogni direzione per costruire la pace... In questo modo è l'uomo che agisce con il sostegno di Dio, come un padre che sta accanto al figlio che muove i primi passi.

Dio non vuole certo guerre, fame, ingiustizie, inquinamento... Ma ha così tanto rispetto per la libertà dell'uomo che lo lascia libero di scegliere il suo cammino.
Quando ci chiediamo perché Dio permette tutto questo, forse dovremmo pensare al fatto che Dio sono migliaia di anni che ci dice come fare per evitare tutto questo, ha anche fatto il gesto estremo di mandare suo figlio per portare parole di pace e di amore, ma la risposta è stata quella di farlo fuori per farlo tacere.

Adesso tocca all'uomo darsi da fare, per cambiare le sorti del mondo. Una vecchia preghiera di Raoul Follerau di quando ero bambina, recitava: "Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare oggi il suo lavoro"

Foto di mododeolhar da Pexels




venerdì 11 marzo 2022

Si vis pacem... Para pacem! ☮️🏳️‍🌈♥️

Tutti vogliamo un mondo in pace. E mai come oggi, in cui non si tratta più di una guerra circoscritta a due fazioni opposte, ma rischia di coinvolgere l'intero pianeta. 
Ma cosa possiamo fare noi, in concreto, per costruire la pace? Non abbiamo potere decisionale, non abbiamo peso politico (perlomeno non come singoli individui, ma lo abbiamo se formiamo una comunità unita e che si mette in azione)...
Però, se davvero vogliamo la pace, dovremmo prima capire cosa significhi. Non è "pace" la semplice assenza di guerra. Perché, anche se è una buona cosa per la società, il fatto che non vengano scatenati conflitti armati, fintanto che non si educano le persone alla pace, il conflitto sarà sempre dietro l'angolo, pronto a scattare alla prima occasione, alla prima "provocazione".
Noi che inneggiamo alla pace, che in questi giorni mettiamo bandiere arcobaleno sui nostri profili e alle nostre finestre, cosa facciamo, realmente, per costruire un mondo di pace?
Siamo in pace col nostro vicino, oppure, se ci crea un fastidio, anziché discuterne con calma, cerchiamo il modo di "fargliela pagare"? 
Come reagiamo, se una persona ci taglia la strada o ci fa un qualche altro sgarbo, in macchina? Scendiamo urlando, pronti a fare volare parole pesanti o peggio, oppure discutiamo civilmente?
Se il nostro bambino riceve una spinta da un altro bambino, gli diciamo "la prossima volta tu dagliene una più forte", oppure gli diciamo di chiedere aiuto ad un adulto, di allontanarsi, di parlare col "colpevole"?
Se il nostro bambino combina un disastro, gli spieghiamo cosa ha sbagliato, oppure gli molliamo uno sculaccione e lo chiudiamo in camera sua "così impara"?
A scuola insegnamo ai ragazzi la collaborazione, oppure li spingiamo a primeggiare o li umiliamo con "vedi, Luca? Lui si che studia, mica come te!"
E così via...
Ogni piccolo gesto, ogni semplice frase, può essere un piccolo seme, "perché la pace, come grano al sole, cresca e poi diventi il pane d'oro, per tutta la gente" ("caro Gesù, ti scrivo", zecchino d'oro)
E forse così cresceremo generazioni di giovani che si rifiuteranno di imbracciare un fucile o salire su un caccia. Perché senza soldati che obbediscono agli ordini, i grandi capi che vogliono la guerra dovranno affrontarsi personalmente, uno di fronte all'altro, perché non ci sarà nessuno disposto a combattere.