mercoledì 12 maggio 2021

Gaza, 2021

 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Mi circondano tori numerosi,

mi assediano tori di Basan.

Spalancano contro di me la loro bocca

come leone che sbrana e ruggisce.

Come acqua sono versato,

sono slogate tutte le mie ossa.

Il mio cuore è come cera,

si fonde in mezzo alle mie viscere.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, accorri in mio aiuto.

Scampami dalla spada,

dalle unghie del cane la mia vita.

Salvami dalla bocca del leone

e dalle corna dei bufali.» (Sal 22,2. 13-15. 20-22)


Gaza, 11 maggio 2021



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Non riuscirò mai a capire perché un popolo che ha sofferto così tanto, anziché essere solidale con le sofferenze altrui, si sia trasformato da vittima a carnefice, quasi a cercare una sorta di vendetta, di rivalsa verso un altro popolo, anziché cercare di creare una società in cui non ci siano esclusi, marchiati, ghettizzati, oppressi, come loro sono stati un tempo. 

E nemmeno capisco come sia possibile che in tutto il mondo nessuna voce dai potenti di turno si levi per denunciare tutto questo. Sembra che il fatto che il popolo ebreo abbia sofferto li esima dall'essere accusati, quasi che fossero diventati intoccabili perché accusarli sarebbe farli soffrire ancora... 

P. S.: Moltissimi ebrei sono contro questa politica. Ma non sono abbastanza numerosi e potenti da cambiare le cose, da soli.

sabato 17 aprile 2021

Voglio smettere di allattare...

Foto di Giada e la sua mamma, Celeste

 "Ciao, sei una consulente? Volevo smettere di allattare e volevo sapere da te come fare"

Questa è la domanda che ricevo più spesso, negli ultimi tempi. Mi capita di chiedermi come mai questa sia la domanda più frequente, ultimamente, e come mai arrivi sempre da mamme di bambini nella fascia 16-22 mesi circa. Per la prima domanda, credo che ci possano essere diverse spiegazioni: La prima è che ancora l'allattamento oltre l'anno di età non viene considerato "normale" e quindi le mamme vengono inondate da critiche e inviti a smettere il prima possibile. Un'altra possibile spiegazione è che la maggior parte dei bambini, a quest'età, ha un aumento delle richieste, mentre invece l'aspettativa che hanno le mamme è che più crescono e meno dovrebbero chiedere il seno. Tutto questo può portare a frustrazione e risentimento o irritazione verso l'allattamento e quindi si pensa che, smettendo, il bambino diventerà meno "richiedente" e più facilmente gestibile.

Alla seconda domanda è facile rispondere: a questa età i bambini fanno tanti cambiamenti, sono in un periodo straordinario della loro crescita e chiedere così spesso di poppare è un po' come prendere la rincorsa per lanciarsi verso un salto: si va un po' indietro per prendere più sicurezza e slancio.

Ho notato, nella mia esperienza, che più si cerca di limitare questa richiesta e più essa aumenta, come se il bambino si sentisse preoccupato di perdere questa importante forma di relazione con la mamma e quindi si attaccasse "con le unghie e con i denti" per paura di perderla. Noto questo anche nei bambini che aumentano i risvegli notturni. Le mamme spesso mi dicono: "di giorno sono riuscita a togliere le poppate, ma di notte sono aumentate". È mia opinione, dato che sappiamo che un bisogno non soddisfatto prima o poi si ripresenta sotto altre forme, che siccome il bisogno di suzione, contatto e rassicurazione che i bambini soddisfano al seno è particolarmente forte in questo periodo, l'istinto cerca in qualche modo di soddisfare questo bisogno nell'unico momento in cui è possibile farlo. Questo non significa che i bambini si svegliano di proposito, volontariamente, per chiedere il seno, questo non è possibile per nessuno: nessuno può decidere di svegliarsi volontariamente. Quelli che voglio dire è che, essendo un bisogno fisiologico, in qualche modo l'organismo cerca di spingere il bambino verso la soddisfazione di quel bisogno e quindi possono aumentare i risvegli. Anche l'età, come dicevo prima, particolarmente impegnativa, porta i bambini ad avere più risvegli; quindi, se facciamo un mix di tutto questo, otteniamo una richiesta più frequente, la notte...

Davanti alla frequente richiesta di poppare che hanno spesso i bambini nel secondo anno, molte mamme si esprimono definendo questo atteggiamento "morboso", affermano che i bambini sono "ossessionati dalla tetta". Ma non c'è nulla di "morboso" in un bambino che cerca la sua mamma. I bambini non allattati attraversano anch'essi un periodo in cui richiedono continuamente le attenzioni materne e, anziché "mamma tetta" diranno solo "mamma" 20.000 volte al giorno... Per il vocabolario, morboso significa "che è proprio di un morbo", che ha significato patologico, che porta una malattia. In senso figurato significa "che denota eccessività rispetto alla norma" (Treccani). Un bambino di un anno e mezzo che cerca conforto e sicurezza fra le braccia della sua mamma e/o nel suo seno, non è né patologico, né fuori dalla norma biologica. Il semplice fatto che la quasi totalità dei bambini, a questa età, si comporti così, è indice evidente del fatto che sia un comportamento normale.

Per questo, cercare di smettere di allattare in questo periodo è, di solito, il momento in cui è più difficile; proprio perché i bambini ne hanno un bisogno maggiore. Eliminare le poppate non farà sì che il bambino abbia meno bisogno della mamma. Occorrerà quindi essere consapevoli che, per cercare di sopperire alla mancanza di esse, sarà necessario trovare altri modi per offrire conforto e attenzioni, spesso in misura maggiore. Proprio perché noi non siamo un biberon, siamo la mamma ed è di noi che il bambino ha bisogno. 

Mi verrebbe da dire che cercare di smettere proprio nel momento in cui il bambino mostra di averne più bisogno non sia una grande idea, ma spesso è proprio questa richiesta così frequente che rende le madri nervose e stanche e le spinge a desiderare che il bambino smetta di chiedere continuamente, notte giorno. Direi quasi che si cade in un circolo vizioso: il bambino aumenta la richiesta; la madre cerca di frenare questa richiesta; il bambino, preoccupato, chiede ancora di più; la madre diventa ancora più insofferente... Ma se la mamma sente che l'unica soluzione che potrebbe farla stare meglio è smettere o se comunque il gesto di allattare è diventato fonte di insofferenza, si può provare a fare un percorso che cerchi di fare accettare la cosa al bambino nel modo meno traumatico possibile.

Quindi, che fare, se si desidera davvero smettere oppure porre un freno alle poppate?

Io suggerisco sempre una consulenza fatta con calma, in cui sia possibile anche osservare il bambino, il suo comportamento, il suo carattere, per avere un minimo di conoscenza che permetta di capire cosa potrebbe funzionare con lui o lei. Ma queste consulenze sono per me momenti in cui mi sento sempre in difficoltà, anche dopo vent'anni.

Perché io non ho una ricetta magica.

Non ho un "metodo" valido per tutti.

Non ho un metodo "EASY" (End Allattamento Semplice for You 😂)

Ogni mamma conosce il suo bambino e può capire come accompagnarlo in questo percorso, se per lei non è fattibile aspettare che il bambino smetta da solo (sì, tutti i bambini smettono di aver bisogno di poppare, prima o poi, anche quando noi non facciamo nulla per spingerli in questa direzione. Nessuno poppa "fino a diciotto anni" 😅, ma nemmeno fino a dieci!!). Io posso fornire spunti di riflessione, idee, ma non ho una soluzione "ready-to-use".

Questo a volte mi fa sentire molto inadeguata, vedo che alcune mamme si aspettavano una soluzione rapida e facile e restano deluse. Ma l'allattamento è una relazione fra due persone, io ne sono al di fuori e non ho il diritto di entrare a gamba tesa in una relazione così profonda e delicata come quella fra una mamma e il suo bambino, quindi quello che posso fare, che faccio, è cercare di aiutare la mamma a trovare la sua strada, non la mia; a tirare fuori le sue risorse, le sue capacità, per capire cosa può funzionare nella sua situazione.

E sono sicura che ogni mamma abbia le capacità per farlo, se solo ascolta se stessa e il suo bambino e non tutto il coro di voci esterne che le dice cosa "deve" o "non deve" fare.

Informatevi su cosa è fisiologico e "normale" per l'età del* vostr* bambin*.

Guardate il\la vostr* bambin*.

Ascoltate il vostro cuore. 

E troverete la soluzione.



Se poi volete leggere qualche suggerimento più pratico e qualche indicazione più utile di questo articolo, Ecco qui due bellissimi articoli della collega Antonella Sagone https://antonellasagone.it/2021/05/15/smettere-di-allattare/

Foto di willsantt da Pexels

martedì 30 marzo 2021

Coniglietti innamorati

Avvicinandosi la Pasqua, mi sembra obbligatorio concentrarsi su coniglietti e affini...

Ecco qua Romeo e Giulietta versione amigurumi...


Lo schema è preso da https://www.ahookamigurumi.com/en/

lunedì 22 marzo 2021

Cos'è l'allattamento?

Anni fa ho scritto il mio primo articolo su come iniziare bene l'allattamento per il sito della associazione nata dall'idea di un gruppo di amiche e colleghe. Nel tempo ho modificato e ampliato quell'articolo per distribuirlo a mamme in attesa o "appena nate". Ma continuo a sentire che manca qualcosa. Anche se "tecnicamente" non mi sembra che manchi nulla, anche se parlo di cosa sia l'allattamento a richiesta, sento un senso di "freddo", quando lo leggo.

Col tempo, grazie all'amicizia con la mia splendida collega Rita Perduca, non mi sento più soddisfatta di essere solo la professionista che arriva quando un allattamento è compromesso, per cercare di sistemare le cose, per recuperare, per sollevare la mamma dal dolore ecc... 

Rita dice "io mi occupo della relazione, l'allattamento è relazione e sono fortemente convinta che tutto quello che siamo parta da lì" (Rita, correggimi se sbaglio).

È così.

Inutile parlare di come ottenere un buon attacco o di cosa significhi allattare a richiesta, se non si parte dalla relazione.

Ad esempio: perché è importante il pelle a pelle immediato dopo la nascita? Si possono portare mille motivi medici tutti veri e validi, ma il più importante, qual è? L'incontro fra la madre e il suo bambino, fra il bambino e sua madre. Il primo sguardo fra di loro. Il ritrovarsi dopo l'esperienza travolgente del parto, dopo che non siamo più legati uno all'altra, che non siamo più uno dentro l'altra. Il momento in cui il bambino, perfettamente competente, striscia e si dirige verso il seno della madre e fa la sua prima poppata o comunque il suo primo tentativo.

Un momento sacro, che nessuno dovrebbe disturbare.

Cos'è, quindi allattare? 

Solo un modo per nutrire il bambino? 

Allora perché non tirare il latte e farlo dare da chiunque, se non abbiamo "tempo"?

Solo un modo per "creare un legame"?

Allora le madri adottive o quelle che non allattano, non creano un legame col figlio? Sappiamo bene che non è così.

Allattare è tutto questo, ma anche molto di più.

È, appunto, creare una relazione con un'altra persona, totalmente dipendente da noi per soddisfare le sue necessità, eppure così altamente competente e consapevole dei propri bisogni e capace di chiedere ciò che gli spetta.

Se viene allattato a richiesta e se viene risposto prontamente alle sue richieste, non sarà “viziato” o  “dipendente”, sarà, al contrario, una persona indipendente, perché non deve, appunto, dipendere dalla decisione dell'adulto se nutrirlo o meno, se prenderlo in braccio oppure no. Sarà sicuro di sé, perché si sentirà capace di comunicare i suoi bisogni e affinerà sempre più questa capacità.

Allattare è anche venire in contatto con la parte più istintiva di noi stesse, che può spaventare, preoccupare, sconvolgere la razionalità che per alcune persone è così importante (ricordo una coppia in cui entrambi erano matematici e quindi scrivevano meticolosamente su un quadernetto tutte le poppate, gli orari, i grammi assunti, la crescita... A loro dava un senso di sicurezza, ma vedere che non c'era un "ordine" gli creava preoccupazione). Lasciarsi andare può essere estremamente difficile, per qualcuno.

Allattare è venire in contatto con quello che siamo state. Con la nostra bambina interiore, con il modo in cui siano state cresciute, con i dolori, gli strappi, le paure vissute da piccole e che abbiamo così faticosamente nascosto sotto al tappeto del cuore. Può essere devastante. Il pianto del nostro bambino può risvegliare in noi il nostro stesso pianto di neonate non ascoltate, chiuse in cameretta da sole "così non prende il vizio", "vedrai che alla fine smette", "gli si allargano i polmoni"... E questo può fare un male atroce. 

Scoprire che le persone che più amavamo al mondo, che più ci dovevano amare, ci hanno anche fatto soffrire - involontariamente!!!! - fa così male che cerchiamo di nasconderlo. Ma quando sentiamo piangere il nostro bambino non possiamo più fingere e veniamo scosse fino nei più profondi abissi dell'anima.

 Allattare è uscire un attimo dal mondo che corre, per essere sole con la persona che amiamo di più al mondo, quella che ci sta guardando in un modo un cui nessun altro mai al mondo, per tutta la vita, ci guarderà; con un amore che nessun altro al mondo sarà in grado di darci.

E spesso, in un mondo come questo, votato all'efficienza, fermarsi è considerato un'inutile perdita di tempo. Ricordo che quando allattavo il mio primo bambino dissi al mio migliore amico Giulio che mi sembrava di "perdere tempo", a stare così tante ore seduta ad allattare. Lui mi rispose una cosa che adesso amo condividere con le madri che mi chiamano: "stai facendo la cosa più importante del mondo: stai crescendo un essere umano. La polvere si mobili ce l'avrai tutta la vita, tuo figlio piccolo, no".

 Una grande lezione.

 Allattare è tutto questo, ma anche di più (ognuno può mettere qui sotto ciò che significa per lei - o per lui, perché significa qualcosa anche per i padri).

 Se c'è qualcosa di irrisolto dentro di noi, se ci sono conflitti, se non riusciamo ad entrare in connessione con nostro bambino perché bombardate da consigli, interferenze, accuse, sensi di colpa, "cose da fare", sarà difficile fare partire un "buon allattamento", un allattamento che ci procuri soddisfazione e benessere. 

Certo, poi ci sono le evidenze scientifiche, le tecniche per aiutare un bambino ad attaccarsi bene, per far si che riceva latte a sufficienza ecc... Ma quante di queste cose sarebbero necessarie, se non in casi estremi, se tutto potesse partire in modo naturale? Se una madre potesse creare fin dai primi secondi un legame, una relazione salda e sicura col suo bambino, anziché venire allontanata, sminuita, lasciata senza informazioni, abbandonata a se stessa, fatta oggetto di pretese perché deve essere "come prima", madre, moglie, casalinga perfetta e, possibilmente, grande lavoratrice?

Foto di Jessika Arraes da Pexels

domenica 7 marzo 2021

Deve fare il "callo"?

 “Deve fare il callo”?

Quante volte avete sentito o vi è stata detta direttamente, questa frase, parlando del capezzolo in relazione ai primi tempi dell'allattamento?

Quanti consigli su “stringere i denti”, “usare un asciugamano ruvido” (se non addirittura un guanto di crine!) e così via?

Forse alcune di noi ci hanno anche provato...

Ebbene, niente di tutto questo è necessario (buona notizia per I tempi di crisi: non occorre che spendiate soldi per un guanto di crine; piuttosto investiteli in un... bel gelato!).

Il capezzolo è, sicuramente, una parte delicata del nostro corpo, ma, proprio per questo, deve essere trattata delicatamente!

Quando un bambino poppa al seno, il capezzolo finisce nel fondo della bocca, alla giunzione fra palato duro e palato molle, dove la lingua non può arrivare a danneggiarlo strofinandolo e dove le gengive non possono ferirlo stringendolo.

Il bambino, infatti, per effettuare una suzione efficace, deve massaggiare l'areola – e non il capezzolo – con la lingua.

Quando questo non avviene, la mamma avvertirà subito dolore, che persiste per tutta la poppata. Se non si interviene presto, la mamma può ritrovarsi con ferite sanguinanti, che rendono estremamente dolorosa la poppata e non solo (spesso non si sopporta nemmeno il tocco dei vestiti sulla pelle!). Viene solo voglia di scappare via, altro che di allattare!

È evidente, infine, che se il bambino non sta poppando correttamente non riuscirà nemmeno a prendere tutto il latte che gli serve, con conseguente pianto continuo, scarsa crescita, poppate lunghissime e ravvicinate...

I motivi per cui un bambino può non avere un buon attacco o una buona suzione sono vari:

mancanza del primo contatto e quindi della prima poppata nell'immediato post-parto; uso di ciuccio o biberon; frenulo linguale corto; errato posizionamento al seno; forte riflesso di emissione che porta il bambino a stringere il capezzolo per frenare il flusso del latte, ecc...

In ogni modo, una Consulente IBCLC saprà valutare caso per caso il motivo e le soluzioni relative.

Quello che è importante sapere, comunque, è che allattare NON DEVE FARE MALE.

Non è “normale” sentire dolore. Tanto è diffusa questa idea che una mamma mi ha riferito di non essere sicura che la sua bambina poppasse bene perché lei non sentiva dolore e non aveva mai avuto le ragadi!!

Le primissime poppate possono essere un po' fastidiose, per la sensazione di stiramento dei tessuti, ma il fastidio dovrebbe durare meno di un minuto e comunque scomparire entro pochi giorni.

Se invece provate dolore per tutta la poppata e il capezzolo, al momento in cui il bambino si stacca, è deformato, schiacciato (come la punta di un rossetto), sbiancato, controllate subito la posizione al seno e l’attacco o, meglio ancora, chiamate una IBCLC!

Non aspettate “stringendo i denti”, perché non è vero che “poi passa”.

Più si aspetta e più è facile che il capezzolo si spacchi e sanguini, rendendo un momento che dovrebbe essere piacevole, rilassante e “normale”, qualcosa di estremamente doloroso e fonte di stress sia per la mamma che per il bambino.


Foto da: https://it.freepik.com/foto-premium/mamma-stanca-cercando-di-calmare-il-suo-bambino-che-piange_8438878.htm

domenica 28 febbraio 2021

Il sacrificio di Isacco

Oggi la prima lettura riportava la narrazione del sacrificio di Isacco.

Mi sono sempre chiesta perché la maggior parte delle volte te ne parlino come del "sacrificio di Abramo". Non è lui che è stato chiesto in sacrificio, ma il figlio. Certo, "di Abramo" indica "compiuto da...", ma così si perde uno dei personaggi della storia. 

Mi sono anche fatta tante altre domande, nel corso degli anni:

Perché durante la messa non si legge la parte in cui Isacco chiede al padre dove sia l'agnello per il sacrificio? Perché questo unico momento in cui Isacco mostra di essere presente e partecipe, viene eliminato? Come mai di Isacco, delle sue reazioni, non si dice nulla? 

Quando il bambino si accorge di essere lui, la vittima, perché non si ribella? Possibile che un bambino resti tranquillo di fronte al padre che lo lega e gli avvicina un coltello alla gola, visto che avrà visto altre volte il padre o altri digitari religiosi del tempo, compiere sacrifici rituali? Perché non si racconta cosa ha fatto, cosa ha provato? 

Poi, crescendo, ho capito che Isacco rappresenta Gesù. 

Gesù non si è tirato indietro. Al contrario di Isacco, si è offerto spontaneamente. Ma anche lui, come Isacco, non ha proferito parola, per difendersi. "come agnello condotto al macello, non aprì la sua bocca". 

Isacco verrà salvato da Dio stesso, che dirà che non voleva la morte del ragazzo, ma solo "mettere alla prova" la fede di Abramo. Gesù non sarà salvato. Non ci sarà nessun ariete da offrire al suo posto. Dio ha messo alla prova la fede di Abramo, cioè la sua fiducia che Egli avrebbe mantenuto la sua promessa qualunque cosa fosse successa. Ho pensato a volte che la morte di Gesù sia al contrario un mettere alla prova Dio da parte nostra per vedere quanto ci ama. Quanta fiducia ha in noi, nella nostra capacità di amarlo. Lui non ci rifiuta il suo figlio, il suo unico figlio, per dimostrarci il suo amore.

Anche Gesù, nell'orto degli ulivi, prova a chiedere a Dio un'alternativa: "se è possibile, passi da me questo calice". Prova a cercare un ariete impigliato nel cespuglio. Ma non ci sarà nessuno. Sarà solo. Abbandonato da tutti.

Resterà in piedi davanti ai suoi accusatori e non si tirerà indietro. 

Si distenderà in silenzio su quella croce così come Isacco si è disteso sulla catasta di legna. 

E come, grazie alla fede di Abramo, "saranno benedette tutte le nazioni", grazie al sacrificio di Cristo sarà salva tutta l'umanità.

Il sacrificio di Isacco - Caravaggio 

Non va mai bene come sei

Oggi leggevo i post di uno scrittore, Pierpaolo Mandetta, in cui lui racconta di essere stato deriso sin da quando era bambino per la sua omosessualità e di come l'altro giorno, davanti all'ennesima presa in giro, sia crollato e si sia messo a piangere. Ebbene, anche davanti a questa affermazione, a questa dimostrazione di sofferenza, lui è stato di nuovo deriso e aggredito sotto al suo post, anche da persone omosessuali.

Una cosa allucinante.

La cosa mi ha molto colpito e oggi, riflettendo su questo con un amico, mi chiedevo perché diavolo le persone sentano sempre il bisogno di deridere o offendere gli altri se non sono come loro vorrebbero.

Davvero non capisco (lo so, sono limitata, il mio Q. I. evidentemente è basso) perché mai prendere in giro una persona perché ama qualcuno che tu non ameresti mai.

Secondo questa logica dovrei deridere un sacco di amiche, dato che non penso mi innamorerei mai dei loro mariti (magari sono persone simpaticissime, intelligenti o con altre meravigliose qualità, eh, ma se non mi fanno innamorare che ci devo fare? 😅).

Voglio dire, qual è il problema? Mica vengono a letto con te!

Ma che ti importa di chi si innamora uno che nemmeno conosci?

Cosa cambia, in una persona, se ama un uomo o una donna?

Io mi preoccuperei se non fosse capace di amare, invece.


E, anche se il mio amico mi spiegava che sono cose molto diverse, mi chiedo anche un'altra cosa: perché deridere o offendere chi è più magro o più grasso della media, chi ha un naso più lungo o una statura più bassa ecc...

A causa del mio fisico sono stata oggetto di frecciatine per tutta la vita. A volte erano anche frasi pesanti, che francamente mi hanno davvero stancato, perché sono sempre le stesse da cinquant'anni. Spesso le dico prima io, o finisco le loro frasi, perché tanto non riescono proprio a stare zitti.

Sono stata anche derisa e criticata per il mio abbigliamento, perché non mi trucco, non mi metto la gonna. 

Non mi toccano più, adesso, ma quando ero ragazzina era piuttosto fastidioso, mi scocciava, soprattutto quando mi dicevano che se non fossi cambiata, nessuno mi avrebbe amato.

Foto da https://www.istockphoto.com/it/collaboration/boards/d3i8VJEB9k622rOUUwg5sg 


Capite?

Se non sei come gli altri ti vogliono, sarai condannat*

Non vi sembra terribile?

Doversi conformare, essere qualcuno che non sei...

Che poi... Non va mai bene come sei!

Se sei grasso, devi essere magro

Se sei magro, devi essere più in carne

Se non ti trucchi, sei sciatta

Se lo fai, sei una che la vuole dare a tutti

Se sei gay ti deridono

Se sei etero, ma non ti fai un* ragazz* a settimana, sei frigida o non sei un vero uomo...

Se sei nero, la tua pelle fa schifo, ma se sei bianco devi andare al mare ed abbronzarti il più possibile, perché "fai pena, così pallida" (si, mi hanno detto anche questo, dimenticavo) 

Non va mai bene.

Foto di Keira Burton da Pexels

E io continuo a non capire.

A non capire perché non si possa accettare una persona per quello che è.

Perché ci sia da prendere in giro qualcuno per una cosa che non solo non ha scelto (non si sceglie di essere gay o di essere bassi o neri o con una ossatura minuscola o un metabolismo che non ti permette di ingrassare o dimagrire), ma che nemmeno ha un minimo impatto sulla tua, di vita.

Proviamo a criticare chi ruba, chi inquina, chi picchia i bambini o le donne, chi umilia, chi offende, chi truffa, chi vuole fare il furbo, chi se ne frega del prossimo e così via. Non chi ha semplicemente un aspetto diverso dal tuo (che poi... A parte due gemelli, tutti hanno un aspetto diverso l'uno dall'altro...) o ama qualcuno che a te non piace o proviene da un paese diverso ecc...

Davvero, mi scoppia il cervello a cercare di capire il perché queste persone aggrediscano altre persone che non hanno fatto nulla.