venerdì 30 dicembre 2022

"Ci è stato dato un figlio"

Dal giorno di Natale mi risuonano in testa queste parole di Isaia:

"Poiché un bambino è nato per noi,

ci è stato dato un figlio" (Is 9:5)

Ogni volta, a Natale, parliamo del fatto che Gesù è venuto a salvarci, che Dio si è fatto uomo per salvarci e così via.

Però io stavo pensando che qui si dice: "ci è stato dato un figlio".

Cosa succede, quando diventiamo genitori, quando arriva un bambino in famiglia? Succede che i genitori si prendono cura del bambino, perché loro sono gli adulti e si assumono la responsabilità della crescita, della protezione, dell'accudimento del nuovo nato. Il bambino, piccolo e incapace di provvedere a se stesso, ha bisogno che i genitori di mettano a sua dispozione, che adeguino la loro vita alle esigenze del piccolo, fin quando il bambino non sarà in grado di iniziare ad adeguarsi alla nuova vita, alla famiglia in cui è capitato, al mondo in cui si è trovato a nascere. I genitori ricercano un nuovo equilibrio, non devono più pensare solo a loro stessi,, devono fare spazio nella loro vita e nel loro cuore a questo bambino che ha bisogno di tempo per imparare a stare al mondo. 

E Gesù arriva come un bambino, un neonato che ha bisogno di tutto. Lui, che è Dio, non arriva per insegnarci a stare al mondo, per dirci subito cosa dobbiamo fare, ma arriva e chiede di essere accudito, accolto, chiede che noi ci mettiamo a sua disposizione come si fa con un neonato qualsiasi, per aiutarlo a muovere i suoi passi da uomo, nel mondo. 

Dio chiede il nostro aiuto.

Ci rendiamo conto?

Dio, sì, proprio quell'essere onnipotente, onnisciente e compagnia bella, chiede il nostro aiuto per imparare a vivere con noi. Ci è stato dato un figlio.

Dio, che ci ha creato, diventa nostro figlio.

Ma ci può essere qualcosa di più grande, di più sconvolgente??

Ma quale Dio che potrebbe creare la mente umana, farebbe questo? L'uomo si è sempre inventato dèi potenti, che fanno ciò che vogliono dell'uomo e della sua storia, mentre qui abbiamo un Dio che si fa piccolo piccolo e chiede di essere accolto come un figlio. 

Lui, che è nostro Padre, si fa nostro figlio.

E noi? Siamo pronti ad accoglierlo, ad amarlo, ad averne cura come facciamo con un piccolo bambino? 

Foto di William Fortunato - da Pexels


lunedì 28 novembre 2022

Tutte le vite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre...

Ho scelto questo titolo per parafrasare la scritta che, nel libro "La fattoria degli animali", viene usata dai maiali quando prendono il potere, perché volevo riflettere su come alcune persone incasellino gli esseri viventi in categorie di valore, come se la vita, in quanto tale, non fosse una, ma avesse valore diverso a seconda di chi la possiede. La vita di un uomo vale di più di quella di una donna, quella di un bianco più di quella di un nero, quella di uno "straniero" meno della mia, quella di un cane più di quella di un vitello, quella di una quercia meno di quella di...
Ma la Vita, l'energia che pervade ogni essere vivente, è diversa? 

Miliardi di anni fa le polveri cosmiche hanno iniziato ad aggregarsi formando i pianeti, le stelle, che poi hanno formato sistemi solari, galassie... E sul nostro pianeta, ad un certo punto, la materia inanimata ha preso vita.

Qualcosa, che io chiamo Dio, ma voi potete chiamare come più vi piace, ha acceso una "scintilla" che ha creato la Vita.

Un miracolo che nessun uomo, fin'ora è riuscito a replicare, se non partendo da geni già esistenti (https://www.focus.it/scienza/scienze/biologia-sintetica-la-vita-creata-in-laboratorio). Qualcosa che nessuno sa come sia avvenuto e perché e nemmeno di preciso quando... Cosa ha dato il via, il primo impulso, alla prima cellula che ha preso vita?

Per me, quindi, ogni forma di vita rappresenta qualcosa di straordinario, di miracoloso, qualcosa davanti alla quale restare a bocca aperta, in silenzio. La stessa energia vitale che scorre nell'enorme corpo di una balenottera azzurra, scorre anche nel più piccolo invertebrato esistente, nelle piante, dalla sequoia alla più piccola alga... Tutti hanno questa "scintilla", tutti.

Ed è per questo che penso che dobbiamo approcciarci ad ogni essere vivente con grande rispetto, sia esso umano, vegetale o animale. Non abbiamo nessun diritto di giocare con la vita altrui, di sopprimerla quando ci aggrada, come se stessimo strappando un disegno venuto male.

Eppure, proprio tre giorni fa, ho sentito una persona suggerire con noncuranza di sopprimere un animale ferito perché, non essendo un animale d'affezione, ma selvatico, "non valeva la pena" curarlo. Non ho capito bene il motivo per cui un cane si può curare, ma un cerbiatto no. Secondo lui, siccome considerava il cerbiatto solo come cibo, si doveva "approfittare" dell'occasione per ucciderlo e mangiarlo. La logica secondo la quale un animale abbia diritto di vivere ed un altro no solo perché qualcuno si ciba della sua carne, mi sfugge. Se hai la sfortuna di nascere cerbiatto, sappi che non hai nessun diritto di vivere, ma solo di essere "usato" come cibo. Il fatto che la sua esistenza abbia un valore perché è un essere vivente, inondato dalla stessa vita che ha permesso a tutti noi di esistere, quel miracolo di cui parlavo prima, o anche solo per il semplice fatto che contribuisce a mantenere un equilibrio sano nell'ambiente, per qualcuno non conta. 

Faccio fatica a strappare le "erbacce" (criterio stabilito, come sempre, dall'uomo, che si arroga il diritto di dire quali vite siano "utili", "belle" e quali vadano soppresse), ho piantato delle barbabietole e non riesco a coglierle. Perché mi dispiace anche strappare una sola pianta. Quella pianta ha impiegato tempo ed energia per diventare ciò che è. Da un piccolo seme è uscita una grande meraviglia, unica, irripetibile, diversa da ogni altra. Si, lo so che si deve pur mangiare e che le piante non hanno sistema nervoso, però sempre vita è e quindi andrebbe usato rispetto anche verso di loro. Invece vedo buttare giù alberi centenari solo perché "fanno sporco" o ostacolano la costruzione di un parcheggio... 

Il mio piccolo Stefano e un vitellino

Quello che voglio dire è che per me dovremmo avvicinarci ad ogni vita con enorme rispetto. Qualsiasi vita. Se decidiamo di sopprimere una vita, pensiamo bene a cosa stiamo facendo.... stavo pensando che popoli come i nativi americani ringraziavano gli animali per aver permesso all'uomo di nutrirsi del loro corpo. Un po' diverso dall'atteggiamento di chi li considera solo oggetti da produrre più rapidamente possibile in modo più economico possibile, senza preoccuparsi delle sofferenze che vengono inflitte loro. Almeno, se proprio vogliamo cibarci della loro carne, facciamo in modo che vivano una vita degna, che possano stare bene (so pensando ad esempio agli allevamenti di maiali allo stato brado o le pecore libere di pascolare...). Invece li rinchiudiamo in gabbie in cui non riescono a muoversi, in cui vivono in mezzo ai propri escrementi, senza mai vedere la luce del sole, strappati alle madri dopo pochi istanti dalla nascita... 

E che dire di quello che facciamo agli esseri umani? Torture, razzismo, emarginazione, violenza, bullismo, derisione, minacce, umiliazioni... Abbiamo una gamma infinita di modi per fare soffrire il prossimo. 

Se solo riuscissimo a vedere ogni vita come un miracolo, come qualcosa di straordinario, forse avremmo più rispetto per ogni essere vivente che ci circonda. 




mercoledì 2 novembre 2022

Dormire da soli?

 Sono tredici anni e mezzo che il nostro Gatto dorme così, oppure sulle nostre gambe. Nessuno glielo ha "insegnato". Nessuno le ha "dato il vizio". È un bisogno che lei sente. Per istinto, per affetto, anche. Perché le piace, perché no? 


Tutti - ma proprio tutti - i mammiferi, condividono il sonno con i propri cuccioli. Perfino da adulti quelli che vivono in un contesto sociale continuano a dormire vicini. Perché è più sicuro, protegge dal freddo, aumenta la coesione nel gruppo... 

Direste ad una tigre che dormire con i propri cuccioli li renderà mammoni e insicuri?

O ad un elefante che i cuccioli non diventeranno mai autonomi, se continuano a dormire in mezzo al branco?

Eppure viene detto agli esseri umani. Sembra che noi siamo l'unica specie che deve dormire da sola, ma solo quando è cucciola. Quando è adulta, va bene dormire vicino a chi si ama. Non è strano? Non è un controsenso? Quando sei piccolo, indifeso, allora devi cavartela da solo nel momento della giornata che fa più paura. Quando sei adulto e indipendente, allora può avere bisogno di dormire vicino a chi ami...

Se anziché essere nato in centro a Milano, alla periferia di Rimini, in una baita del Trentino, il vostro bambino fosse nato lo stesso giorno, ma in mezzo alla foresta amazzonica, nella savana africana, in un villaggio alle porte della jungla indiana, direste lo stesso che è meglio per lui dormire da solo? Eppure i bisogni, gli istinti, le aspettative di un bambino sono le stesse, ovunque egli nasca. Da sempre. Lui non lo sa che la mamma è a solo qualche metro da lui, che non ci sono predatori in casa, che c'è il riscaldamento acceso. Lui ha scritto nei suoi geni, scolpito a lettere maiuscole che la sua sicurezza è stare vicino ai genitori. Appena la madre di allontana, scatta un allarme rosso dentro di lui. 

Non vuole manipolarvi.

Non è viziato.

Non avete sbagliato nulla.

È un cucciolo e voi siete la sua fonte di sicurezza.




lunedì 17 ottobre 2022

Ancora sulle aspettative...

 Tempo fa ho scritto un pezzo (lo trovate qui) sulle aspettative, dicendo che sono quelle che, nella vita, "ci fregano". Sentiamo una cosa come un problema se abbiamo delle aspettative diverse dalla realtà, rispetto a quella cosa. Ad esempio, se le nostre aspettative sul sonno dei bambini sono quelle della società che ci circonda, penseremo che il neonato debba fare l'ultima poppata della giornata intorno a mezzanotte e poi debba dormire fino a circa le sei di mattina. Quando questa aspettativa di scontra con la realtà, impieghiamo energie, tempo, ci facciamo prendere dalla rabbia, dallo sconforto, dai sensi di colpa e così via, perché il nostro bambino non corrisponde a queste aspettative. Cercare di modificare il comportamento del bambino ci causa molta più stanchezza e stress che i risvegli in sé stessi.

Qualche giorno fa parlavo con una mamma che era molto stanca e scoraggiata di fronte al comportamento della sua piccola di undici mesi. La bambina non accetta il cibo solido, se gli viene messo davanti il cibo della famiglia lo lancia, si sveglia molte volte per notte, tocca tutto quello che non deve toccare, non rispetta i "no" ecc...

Questa mamma era molto stupita di sentire che il comportamento della sua piccola era del tutto normale, per la sua età. Il fatto che la bambina avesse alcune competenze di manualità fine o comprendesse il linguaggio semplice, portava la mamma a pensare che allora avrebbe dovuto capire che... Fare anche... Ecc...

Anche lì c'erano un sacco di aspettative. Sentivo che la mamma era molto pressata dalle persone intorno a lei perché secondo queste persone la bambina avrebbe dovuto fare questo e quello. Un'enorme pressione su questa mamma, che anche se lei, con grande capacità, cercasse di non farlo, a volte tendeva a trasmettere alla piccolina. 

Ho sentito che le mie parole non sono riuscite del tutto a scalfire queste aspettative. Temo di non essere riuscita ad aiutare questa coppia. Sentivo un po' di delusione, nella voce, come se da me si aspettasse qualche tecnica particolare per risolvere la situazione e fare adeguata la piccola a questa immagine che le viene costantemente trasmessa da chi le sta intorno.

Ma perché fare così tanta fatica per fare adeguare il nostro bambino a delle aspettative irrealistiche? 

Perché, invece, non provare a modificare le aspettative basandosi sulla fisiologia e vedere cosa succede? 

Che ne pensate? 



domenica 17 luglio 2022

Aiuto! Ho perso il latte!

Aiuto, ho perso il latte!!

Questa frase è talmente comune che sono sicura l'abbiate sentita dire più volte, se non addirittura pronunciata.

Ebbene, ho una buona notizia per voi: si può perdere l'ombrello (credo di aver rifornito, negli anni, tutti gli abitanti di Firenze, con quelli che abbiamo perduto in famiglia 😅), le chiavi, la pazienza, ma non il latte! Il latte non può “sparire” di colpo.

Eppure ci sono moltissime mamme che fanno queste affermazione, con estrema convinzione, affermando che il loro latte "è sparito" da un giorno all'altro.

Allora cosa dire alle mamme, quando raccontano con tristezza che hanno perso o stanno perdendo il latte o che le loro madri lo hanno perso ecc...?

Non è certo il caso di deriderle, come a volte vedo fare, perché non avere una conoscenza specifica su questo argomento, per una mamma, non è una colpa o una cosa di cui ridere.

Non è nemmeno corretto compatire e assecondare questa idea, perché non aiuta a comprendere i meccanismi della lattazione e a recuperare l'allattamento o iniziare meglio il successivo.

Questa frase nasce perché purtroppo c'è ancora molta ignoranza riguardo alla fisiologia dell'allattamento, anche da parte degli operatori sanitari, perché continua a non essere materia di studio nelle università. (Apro qui una parentesi per fare il giusto riconoscimento al pediatra dottor Andrea Parri, pioniere in questo campo; che ha istituito un corso su allattamento e svezzamento alla facoltà di pediatria di Siena, in collaborazione con la mia collega Chiara Toti Ibclc). Per cui girano le teorie più strane al riguardo.

Si pensa che dopo il parto il corpo si metta a produrre latte "per conto suo", che la suzione non abbia un ruolo e che questo flusso possa interrompersi in qualsiasi momento, per i motivi più vari; che il seno produca una quantità standard, uguale per tutte, ma che in alcune donne - per la verità moltissime, a giudicare dalla quantità di madri che non allattano o fanno allattamento misto - qualcosa non funzioni e ne producano meno o per nulla. E, soprattutto, si pensa che se la produzione cala, non sia possibile farla aumentare.

Una volta capito come funziona il nostro seno, come avviene la produzione di latte, si può facilmente comprendere come non sia possibile "perdere" il latte, capire i motivi per cui la produzione può calare e come fare per ripristinarla.

Perché è vero che la produzione può calare. Non può succedere, però, da un momento all'altro. Potrebbe, in realtà, bloccarsi momentaneamente il riflesso di emissione in seguito ad un forte shock che mette in circolo grandi quantità di adrenalina, che ostacola la produzione dell'ossitocina, ormone che, appunto, è deputato al riflesso di emissione. Questo è un meccanismo che la natura ha inserito per far sì che, in caso di pericolo, la madre e il suo piccolo possano mettersi rapidamente in salvo e non "perdere tempo" ad allattare.

Appena superato lo shock, tutto torna a posto.

Sto parlando di un forte shock, non, ad esempio, del "semplice" litigio con la nonna o col compagno (per quanto, a volte... 😅😅)

Ci sono anche altri segnali che spesso vengono confusi con assenza di latte, come, ad esempio, un bambino che all’improvviso chiede di poppare più spesso, o il seno che, dopo un certo periodo, non è più teso e “duro” come nelle prime settimane ecc... Se nessuno dice ad una mamma cosa significano, invece, questi segnali, sarà facile che lei pensi che all’improvviso il suo latte sia “sparito”. Oppure, più facilmente, saranno le persone intorno a lei, a dirglielo.

Quindi le cosa importanti da sapere sono conoscere il meccanismo che regola la produzione di latte, sapere che ci sono comportamenti o situazioni che possono far calare la produzione e sapere che, così come è calata, è possibile farla ripartire, imparare quali comportamenti sono normali in un bambino allattato ecc...

Ecco qui alcuni link utili su questo argomento.

Buona lettura!!

https://lllitalia.org/come-avviene-la-produzione-di-latte.html

https://www.allattamentoibclc.it/articoli/153-davvero-tutte-le-mamme-hanno-il-latte.html

https://www.allattamentoibclc.it/articoli/147-come-aumentare-la-produzione-di-latte.html

https://lllitalia.org/gestione-quotidiana-dopo-le-primissime-settimane/lm-sara-uno-scatto-di-crescita.html



venerdì 17 giugno 2022

Cloe e il perbenismo che uccide

Da quando ho letto la notizia della professoressa che si è uccisa perché sopraffatta dalla cattiveria che ha trovato intorno a sé, non riesco a smettere di pensarci. Mi chiedo tante cose...

Ci sono persone che commettono gesti immondi ogni giorno, con consapevolezza, sapendo di fare il male, ma che possono vivere una vita normalissima, anzi, spesso sono rispettati perché indossano giacca e cravatta... (Ricordo che gli italiani sono ai primi posti nel "turismo sessuale", che poi sarebbe corretto chiamare col suo nome: violenza sui bambini)

E questa donna è stata allontanata dall'insegnamento solo perché...? Ecco, perché??? Insegnava forse ai ragazzi "come si diventa trans"? Come se si potesse decidere liberamente se sentirsi donna in un corpo di uomo o viceversa... Andava a scuola in costume? Indossava orecchie da coniglietta? 

Leggo la testimonianza di una sua alunna (il link qui sotto) e ne esce un ritratto che corrisponde pienamente alle parole che lei ha lasciato scritte come testamento: una donna dolce, gentile, colta, molto sola, che sente su di sé tutto il disprezzo della "brava gente" e non riesce a reggere questo peso. Dice di essere brutta e invece io vedo un volto con un sorriso dolcissimo...

Perché alcune persone non riescono ad accettare che una persona possa non sentirsi a suo agio dentro il corpo che la natura gli ha dato? Perché alcune persone non riescono ad accettare che ci sia qualcuno che, invece, si sente del tutto uomo o donna, ma si innamora di qualcuno del suo stesso sesso?

Lo consideri una "malattia"? Ok, quindi a maggior ragione non offendi, non deridi, non bullizzi, perché se una persona è malata ha bisogno di conforto, semmai.
Ma queste persone non sono "malate". Sono solo persone che si sentono in un modo diverso da quello in cui si sente la maggior parte della gente. E quindi? 
Che problema c'è? Ma davvero, io vi chiedo: che noia vi dà una persona trans? Una persona lesbica? Una persona gay? Non viene a disturbare voi, non va in giro a cercare i vostri figli... Fa esattamente la vita che fanno tutti gli altri... 
Giuro che mi scoppia la testa, a cercare di capire i motivi per cui ci sia così tanto odio... 

Questa professoressa ha forse cercato di adescare i ragazzi? Ha forse usato il turpiloquio a scuola? Non sapeva insegnare? Ha fatto "lezione di sesso"?

Ho avuto, "ai miei tempi", due insegnanti che mettevano le mani addosso alle ragazze, guardavano sotto le gonne, facevano commenti espliciti... Secondo voi sono stati buttati fuori? Ovviamente no, la colpa era delle ragazze che andavano a scuola con la gonna... Peccato che sia stata molestata anche io, sempre in pantaloni, tutto fuorché formosa, "provocante", bella... 

Sono affranta, vorrei gridare di rabbia, ma sono troppo stanca per farlo.

Mi chiedo quante di queste persone che hanno ridacchiato dietro Cloe, cercando di fotografarla di nascosto, che ne hanno chiesto la rimozione, che hanno sparlato di lei, vadano in chiesa la domenica...

Perché io ci vado, e il Gesù che incontro sono sicura che l'avrebbe abbracciata, l'avrebbe difesa, le avrebbe detto che il Padre suo e nostro l'ha voluta proprio così, che la ama così, che ogni cosa che Lui crea è "cosa buona".

https://www.fanpage.it/attualita/il-suicidio-di-cloe-la-mia-prof-derisa-dai-genitori-ai-colloqui-cera-chi-scattava-foto-di-nascosto/

martedì 24 maggio 2022

Uomini e chiome selvagge 😅

 Parliamo di capelli lunghi? 

Quando ero bambina, fine anni '60, inizio anno '70, vedevo le persone anziane scuotere la testa e commentare, davanti ad una chioma maschile che arrivasse oltre gli orecchi: "che tempi! Non si capisce più se uno è maschio o femmina!". 

La cosa mi lasciava un po' perplessa, prima di tutto perché i miei fratelli avevano i capelli così e si capiva benissimo cosa fossero 😅, poi perché mi chiedevo il motivo per cui fosse importante sapere se la persona che vedevi passare per strada fosse maschio o femmina. Mia mamma ci rideva su, perché era costantemente rimproverata da sconosciuti che si premuravano di farle sapere che i suoi figli avrebbero preso la strada della perdizione, in quanto li lasciava decidere come tenere i capelli e perfino come vestirsi (mio fratello maggiore teneva capelli lunghi, catene al collo col simbolo della pace, jeans con attaccato sopra un po' di tutto... Io rigorosamente sempre in pantaloni... Ecc...) 

Ho tenuto queste cose per me, fin quando non ho avuto figli. Mi figlio maggiore aveva bellissimi boccoli biondi e io non avevo nessuna intenzione di tagliarli. Immaginatevi i commenti.

Poi sono cresciuti e hanno deciso tutti e tre di tenere i capelli lunghi. Il maggiore ha ancora meravigliosi boccoli, ma neri (ops, castani scuri, dice lui 😅). Il secondo lisci e chiari, il terzo ne ha una cascata enorme castani molto scuri e li lega in stile samurai ❤️.

E anche devo sentire come i capelli lunghi sono per le femmine. Devo leggere nei gruppi di mamme che c'è ancora chi le rimprovera di lasciare i figli maschi con i capelli lunghi, se questo è il loro desiderio.

E quindi mi sono fatta una ricerchina di storia 😉

Nella storia dell'uomo i capelli lunghi per gli uomini sono sempre esistiti, in ogni cultura 3 sono sempre stato un simbolo di forza, virilità, libertà.

Sansone, nella Bibbia, traeva la sua forza dai capelli.

I popoli del Nord Europa avevano capelli lunghi, simbolo del guerriero, libero di essere se stesso.

I Nativi americani.

Gli Indiani.

I Samurai.

I Greci, come simbolo di bellezza.

E così via.

Poi sono arrivati i Romani. Il taglio dei capelli era richiesto ai soldati per l'igiene; per uniformare i soldati che avrebbero così rinunciato alla propria individualità per formare un esercito compatto, ordinato, guidato da schemi rigidi; per mostrare una immagine di un'enorme schiera tutta uguale, che si muove tutta insieme, cosa da impressionare il nemico. Uno schema vincente, senza dubbio.

I ricchi, invece, tenevano i capelli corti proprio come simbolo di ordine, soprattutto per differenziarsi dai popoli "barbari".

Nel Rinascimento gli uomini avevano di nuovo i capelli lunghi (Raffaello, Leonardo, Lorenzo il magnifico...), così come nell'Ottocento romantico era comune l'uomo con i capelli fino alle spalle...

Insomma, sembra proprio che questa usanza dei capelli corti per gli uomini sia, in realtà, relegata ad un breve periodo della storia dell'uomo, nonché ad una piccola zona del mondo. 

Quindi mi chiedo: perché mai i maschi non possono tenere i capelli lunghi? (Oltretutto, lasciatemelo dire, sono di un sexy da paura 😅)

Perché qualcuno sente la necessità di capire se una persona è maschio o femmina?

E perché mai ci sono persone che si sentono in dovere di dire alle altre come devono vestirsi o pettinarsi? Che tipo di disagio gli provocano le persone con i capelli lunghi?🤔


Jason Momoa da Wikipedia

David Jack da capellistyle.it

   


 

P. S.: Se io, lasciata libera di vestirmi come mi pare (ho passato ad esempio il periodo camice da uomo, cravatta, basco... Quasi quasi ricomincio) abbia preso la via della perdizione, ditemelo.

I miei fratelli, comunque, non hanno ancora commesso crimini (che io sappia 🤔😂)...