sabato 18 marzo 2023

Persone e non...

I bambini sono persone?

Potrebbe sembrare una domanda sciocca, a cui rispondere ridendo: "ovviamente!", ma non sono sicura che sia così scontato.
Voglio dire: quanti comportamenti mettiamo in atto, verso i bambini, che non ci sogneremmo mai di attuare, con un adulto? E non sto parlando di azioni "educative", per quanto, ahimè, alcuni adulti ne avrebbero urgente bisogno...
Sto parlando di azioni, frasi, atteggiamenti che abbiamo verso i bambini e che consideriamo normali, in cui non c'è "nulla di male".
Faccio qualche esempio preso dalla "vita vissuta" di azioni che noi faremmo verso un adulto:

Mettersi fra lui e la tv che sta guardando, chiacchierando anche con qualcun altro, per poi rispondere in malo modo se ci viene chiesto di spostarci e fare più piano, perché "sono solo sciocchezze, anche se le perdi non succede nulla" (magari con l'aggiunta di: "adesso non ho nemmeno il diritto di parlare con...?")

Cercare di fermare un comportamento indesiderato con la frase: "smettila o ti rigiro"

Ricattare per ottenere qualcosa: "se non fai questo, non avrai...\non ti voglio più bene\ti metto in punizione..."

Non rispondere quando ci chiamano, continuando ad ignorarli per un tempo indefinito perché noi stiamo facendo "qualcosa di importante" (parlare con qualcuno, solitamente) perché devono imparare che non si interrompe.

Togliere loro le cose di mano senza chiedere il permesso e brontolare se si arrabbiano.

Pretendere che condividano le loro cose con degli sconosciuti.

Sminuire ogni loro sentimento di rabbia, dolore o tristezza, con la frase: "non si piange per queste sciocchezze" (e sue varianti)

Potrei continuare ancora un bel po' e sono sicura che ognuno di voi avrà altri esempi anche più calzanti ed efficaci di questi. Tutti esempi di come siamo soliti trattare i bambini senza pensare che lo stesso atteggiamento, messo in atto verso un adulto, verrebbe come minimo considerato una mancanza di rispetto o di educazione. Per non parlare di "schiaffetti", sculaccioni, punizioni, offese ("ma sei cre**o???" Frase rivolta spessissimo si piccoli che non riescono a fare una cosa, oppure non capiscono quali che gli abbiamo chiesto o ancora fanno una cosa che gli abbiamo detto di non fare). Oddio, in realtà le offese vengono rivolte anche agli adulti, purtroppo...
Da tutto questo ne consegue, secondo me, che per molti di noi i bambini non sono "persone" alla stessa stregua degli adulti, sono una categoria a parte fino ad una certa età. Quale? Più o meno, secondo me, fino a quando il bambino non riuscirà a tenere testa all'adulto con risposte e atteggiamenti di sfida, passando così alla fase della "ribellione adolescenziale". Chissà perché succede, che stranezza... O no? Ricordo che un giorno, in una discussione familiare di poco conto, molto tranquilla, mio figlio maggiore, all'epoca dodicenne, provò ad intervenire con un suo pensiero e venne zittito da un parente presente con la frase: "non ci si intromette nelle discussioni degli adulti, i bambini devono stare al loro posto". Mio figlio, molto tranquillamente, rispose: "per favore, mi dici gli anni esatti che devo avere per poter parlare? Perché così quando ci arrivo ti dico tutto quello che penso di quello che dici". Il parente si offese e si arrabbiò molto, ma io dissi che il ragazzo non lo aveva offeso e che in casa nostra tutti avevano il diritto di parola e che, siccome gli era stato detto che era "troppo piccolo" aveva giustamente chiesto quale fosse l'età "giusta" per poter parlare.

Insomma, non solo ai bambini vengono richiesti comportamenti che noi stessi non siamo in grado di attuare e, anzi, non consideriamo corretti (nessuno di noi, immagino, sarebbe felice di aprire la sua borsa e lasciare che gli sconosciuti ai parco giochino con i nostri oggetti, ad esempio), ma non gli vengono riconosciuti gli stessi diritti delle altre persone, degli adulti (diritto ad essere triste, ad essere arrabbiato, a voler fare da solo, a rifiutare qualcosa, ad essere ascoltato, a voler guardare un film in pace, a mangiare quello che piace e non essere costretto a finire il piatto e così via...).
Ergo, i bambini non sono "persone".
O no?

Foto di Monstera: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-relazione-sfocatura-casa-7114237/

giovedì 9 febbraio 2023

"È attaccato benissimo"

 Quest'anno "festeggio" ventidue anni come Consulente (e 29 come madre 😱) e quasi ogni giorno continuo a ricevere richieste di aiuto da parte di mamme che hanno dolore o scarsa produzione e che sono convinte che sia a causa di un loro difetto, perché è stato ripetuto loro, da più persone, che il bambino si attacca "perfettamente". Nella maggioranza dei casi viene aggiunto "... Perché ha le labbra a pesciolino".🐟🐠

Ahimé...😔

Quando inizio a fare domande, scopro che nessuno ha valutato nient'altro che questo. 

Affinché una poppata sia efficace non basta un attacco "perfetto", occorre anche che ci sia una suzione efficace e un numero di poppate sufficienti. Occorre che ci sia una lingua posizionata correttamente. Un palato ben conformato, una durata della poppata sufficiente, decisa dal bambino... Insomma, una serie di cose che vanno valutate attentamente. Non basta un'osservazione superficiale, frettolosa, "esterna".

Se continuate a sentire dolore, se il bambino continua a non essere soddisfatto al seno, se dorme anziché poppare con energia, se non cresce, la poppata non è efficace. 🚫 Non importa quanto "perfetto" sia l'attacco (e no, le labbra "a pesciolino" non sono indice di un attacco efficace...), c'è qualcosa che va migliorato, "messo a punto". 

Solo dopo una valutazione accurata della poppata ed un eventuale lavoro per renderla più efficace (se necessario), si potrà dire che il problema risiede in una difficoltà del corpo della donna a produrre latte a sufficienza. Perché questo può succedere e sono davvero stupita di come mi venga detto: "smettila di dire che tutte le mamme hanno il latte", quando sono vent'anni che dico che non è così (e non lo dico solo io 😅). Basta leggere qui, ad esempio: http://pensieripaola.blogspot.com/2021/06/gli-esseri-umani-appartengono-alla.html

Certo, sono casi rarissimi, ma può succedere. Così come può succedere di nascere senza un altro organo del corpo o con un organo che non funziona bene. Tanto sono rari che io, in vent'anni, credo di avere incontrato solo un caso possibile, ma che poi non ho potuto accertare. Poi, chiaramente, ci possono essere altri motivi, che non dipendono dalla struttura del seno (leggete l'articolo linkato 😅)

Comunque, quello che intendevo ribadire qui è che se il vostro allattamento non "decolla", ma soprattutto se sentite dolore, non fermatevi alla frase "è attaccato benissimo", chiedete anche di valutare l'efficacia della poppata, il numero delle poppate, la struttura orale del bambino, le possibili interferenze, la vostra storia clinica... E, se minimizzano, vi dicono che la causa è la pelle chiara, il seno piccolo, la storia familiare e non fanno nessuna di queste valutazioni, chiamate me 😜 (chiamate una mia collega più in gamba di me, chiamate una volontaria de La Leche League, ma non fermatevi lì)

Se poi, dopo aver valutato tutto, lavorato su ogni aspetto, il vostro allattamento non parte lo stesso, allora è il momento di essere sostenute in un percorso diverso, l'accettazione di una realtà che non avevamo previsto. Per fare questo non basta sentirsi dire frasi come "cresce bene lo stesso", "anche se dai il biberon è uguale" ecc... Serve sentirsi comprese nel proprio dolore, con empatia e tatto. Perché quando una cosa a cui tenevamo tanto non si avvera, non abbiamo bisogno di sentirci dire che "non fa nulla", "non importa", "è la stessa cosa", perché per noi non lo è. Abbiamo bisogno di sapere che possiamo starci male senza che nessuno sminuisca il nostro sentire. Perché che "cresce lo stesso" lo sappiamo già. (Leggere qui, su questo argomento)

Foto di Helena Jankovičová Kováčová: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-testa-tenendo-madre-10472186/ 

venerdì 27 gennaio 2023

Seno per uso didattico

Su commissione da parte di una collega, ho realizzato questo, per uso didattico, ad esempio per i corsi sull'allattamento per mamme in attesa e neo-mamme.

Non ho schema, perché l'ho realizzato di mia iniziativa, dopo aver osservato varie foto in rete.




venerdì 30 dicembre 2022

"Ci è stato dato un figlio"

Dal giorno di Natale mi risuonano in testa queste parole di Isaia:

"Poiché un bambino è nato per noi,

ci è stato dato un figlio" (Is 9:5)

Ogni volta, a Natale, parliamo del fatto che Gesù è venuto a salvarci, che Dio si è fatto uomo per salvarci e così via.

Però io stavo pensando che qui si dice: "ci è stato dato un figlio".

Cosa succede, quando diventiamo genitori, quando arriva un bambino in famiglia? Succede che i genitori si prendono cura del bambino, perché loro sono gli adulti e si assumono la responsabilità della crescita, della protezione, dell'accudimento del nuovo nato. Il bambino, piccolo e incapace di provvedere a se stesso, ha bisogno che i genitori di mettano a sua dispozione, che adeguino la loro vita alle esigenze del piccolo, fin quando il bambino non sarà in grado di iniziare ad adeguarsi alla nuova vita, alla famiglia in cui è capitato, al mondo in cui si è trovato a nascere. I genitori ricercano un nuovo equilibrio, non devono più pensare solo a loro stessi,, devono fare spazio nella loro vita e nel loro cuore a questo bambino che ha bisogno di tempo per imparare a stare al mondo. 

E Gesù arriva come un bambino, un neonato che ha bisogno di tutto. Lui, che è Dio, non arriva per insegnarci a stare al mondo, per dirci subito cosa dobbiamo fare, ma arriva e chiede di essere accudito, accolto, chiede che noi ci mettiamo a sua disposizione come si fa con un neonato qualsiasi, per aiutarlo a muovere i suoi passi da uomo, nel mondo. 

Dio chiede il nostro aiuto.

Ci rendiamo conto?

Dio, sì, proprio quell'essere onnipotente, onnisciente e compagnia bella, chiede il nostro aiuto per imparare a vivere con noi. Ci è stato dato un figlio.

Dio, che ci ha creato, diventa nostro figlio.

Ma ci può essere qualcosa di più grande, di più sconvolgente??

Ma quale Dio che potrebbe creare la mente umana, farebbe questo? L'uomo si è sempre inventato dèi potenti, che fanno ciò che vogliono dell'uomo e della sua storia, mentre qui abbiamo un Dio che si fa piccolo piccolo e chiede di essere accolto come un figlio. 

Lui, che è nostro Padre, si fa nostro figlio.

E noi? Siamo pronti ad accoglierlo, ad amarlo, ad averne cura come facciamo con un piccolo bambino? 

Foto di William Fortunato - da Pexels


lunedì 28 novembre 2022

Tutte le vite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre...

Ho scelto questo titolo per parafrasare la scritta che, nel libro "La fattoria degli animali", viene usata dai maiali quando prendono il potere, perché volevo riflettere su come alcune persone incasellino gli esseri viventi in categorie di valore, come se la vita, in quanto tale, non fosse una, ma avesse valore diverso a seconda di chi la possiede. La vita di un uomo vale di più di quella di una donna, quella di un bianco più di quella di un nero, quella di uno "straniero" meno della mia, quella di un cane più di quella di un vitello, quella di una quercia meno di quella di...
Ma la Vita, l'energia che pervade ogni essere vivente, è diversa? 

Miliardi di anni fa le polveri cosmiche hanno iniziato ad aggregarsi formando i pianeti, le stelle, che poi hanno formato sistemi solari, galassie... E sul nostro pianeta, ad un certo punto, la materia inanimata ha preso vita.

Qualcosa, che io chiamo Dio, ma voi potete chiamare come più vi piace, ha acceso una "scintilla" che ha creato la Vita.

Un miracolo che nessun uomo, fin'ora è riuscito a replicare, se non partendo da geni già esistenti (https://www.focus.it/scienza/scienze/biologia-sintetica-la-vita-creata-in-laboratorio). Qualcosa che nessuno sa come sia avvenuto e perché e nemmeno di preciso quando... Cosa ha dato il via, il primo impulso, alla prima cellula che ha preso vita?

Per me, quindi, ogni forma di vita rappresenta qualcosa di straordinario, di miracoloso, qualcosa davanti alla quale restare a bocca aperta, in silenzio. La stessa energia vitale che scorre nell'enorme corpo di una balenottera azzurra, scorre anche nel più piccolo invertebrato esistente, nelle piante, dalla sequoia alla più piccola alga... Tutti hanno questa "scintilla", tutti.

Ed è per questo che penso che dobbiamo approcciarci ad ogni essere vivente con grande rispetto, sia esso umano, vegetale o animale. Non abbiamo nessun diritto di giocare con la vita altrui, di sopprimerla quando ci aggrada, come se stessimo strappando un disegno venuto male.

Eppure, proprio tre giorni fa, ho sentito una persona suggerire con noncuranza di sopprimere un animale ferito perché, non essendo un animale d'affezione, ma selvatico, "non valeva la pena" curarlo. Non ho capito bene il motivo per cui un cane si può curare, ma un cerbiatto no. Secondo lui, siccome considerava il cerbiatto solo come cibo, si doveva "approfittare" dell'occasione per ucciderlo e mangiarlo. La logica secondo la quale un animale abbia diritto di vivere ed un altro no solo perché qualcuno si ciba della sua carne, mi sfugge. Se hai la sfortuna di nascere cerbiatto, sappi che non hai nessun diritto di vivere, ma solo di essere "usato" come cibo. Il fatto che la sua esistenza abbia un valore perché è un essere vivente, inondato dalla stessa vita che ha permesso a tutti noi di esistere, quel miracolo di cui parlavo prima, o anche solo per il semplice fatto che contribuisce a mantenere un equilibrio sano nell'ambiente, per qualcuno non conta. 

Faccio fatica a strappare le "erbacce" (criterio stabilito, come sempre, dall'uomo, che si arroga il diritto di dire quali vite siano "utili", "belle" e quali vadano soppresse), ho piantato delle barbabietole e non riesco a coglierle. Perché mi dispiace anche strappare una sola pianta. Quella pianta ha impiegato tempo ed energia per diventare ciò che è. Da un piccolo seme è uscita una grande meraviglia, unica, irripetibile, diversa da ogni altra. Si, lo so che si deve pur mangiare e che le piante non hanno sistema nervoso, però sempre vita è e quindi andrebbe usato rispetto anche verso di loro. Invece vedo buttare giù alberi centenari solo perché "fanno sporco" o ostacolano la costruzione di un parcheggio... 

Il mio piccolo Stefano e un vitellino

Quello che voglio dire è che per me dovremmo avvicinarci ad ogni vita con enorme rispetto. Qualsiasi vita. Se decidiamo di sopprimere una vita, pensiamo bene a cosa stiamo facendo.... stavo pensando che popoli come i nativi americani ringraziavano gli animali per aver permesso all'uomo di nutrirsi del loro corpo. Un po' diverso dall'atteggiamento di chi li considera solo oggetti da produrre più rapidamente possibile in modo più economico possibile, senza preoccuparsi delle sofferenze che vengono inflitte loro. Almeno, se proprio vogliamo cibarci della loro carne, facciamo in modo che vivano una vita degna, che possano stare bene (so pensando ad esempio agli allevamenti di maiali allo stato brado o le pecore libere di pascolare...). Invece li rinchiudiamo in gabbie in cui non riescono a muoversi, in cui vivono in mezzo ai propri escrementi, senza mai vedere la luce del sole, strappati alle madri dopo pochi istanti dalla nascita... 

E che dire di quello che facciamo agli esseri umani? Torture, razzismo, emarginazione, violenza, bullismo, derisione, minacce, umiliazioni... Abbiamo una gamma infinita di modi per fare soffrire il prossimo. 

Se solo riuscissimo a vedere ogni vita come un miracolo, come qualcosa di straordinario, forse avremmo più rispetto per ogni essere vivente che ci circonda. 




mercoledì 2 novembre 2022

Dormire da soli?

 Sono tredici anni e mezzo che il nostro Gatto dorme così, oppure sulle nostre gambe. Nessuno glielo ha "insegnato". Nessuno le ha "dato il vizio". È un bisogno che lei sente. Per istinto, per affetto, anche. Perché le piace, perché no? 


Tutti - ma proprio tutti - i mammiferi, condividono il sonno con i propri cuccioli. Perfino da adulti quelli che vivono in un contesto sociale continuano a dormire vicini. Perché è più sicuro, protegge dal freddo, aumenta la coesione nel gruppo... 

Direste ad una tigre che dormire con i propri cuccioli li renderà mammoni e insicuri?

O ad un elefante che i cuccioli non diventeranno mai autonomi, se continuano a dormire in mezzo al branco?

Eppure viene detto agli esseri umani. Sembra che noi siamo l'unica specie che deve dormire da sola, ma solo quando è cucciola. Quando è adulta, va bene dormire vicino a chi si ama. Non è strano? Non è un controsenso? Quando sei piccolo, indifeso, allora devi cavartela da solo nel momento della giornata che fa più paura. Quando sei adulto e indipendente, allora può avere bisogno di dormire vicino a chi ami...

Se anziché essere nato in centro a Milano, alla periferia di Rimini, in una baita del Trentino, il vostro bambino fosse nato lo stesso giorno, ma in mezzo alla foresta amazzonica, nella savana africana, in un villaggio alle porte della jungla indiana, direste lo stesso che è meglio per lui dormire da solo? Eppure i bisogni, gli istinti, le aspettative di un bambino sono le stesse, ovunque egli nasca. Da sempre. Lui non lo sa che la mamma è a solo qualche metro da lui, che non ci sono predatori in casa, che c'è il riscaldamento acceso. Lui ha scritto nei suoi geni, scolpito a lettere maiuscole che la sua sicurezza è stare vicino ai genitori. Appena la madre di allontana, scatta un allarme rosso dentro di lui. 

Non vuole manipolarvi.

Non è viziato.

Non avete sbagliato nulla.

È un cucciolo e voi siete la sua fonte di sicurezza.




lunedì 17 ottobre 2022

Ancora sulle aspettative...

 Tempo fa ho scritto un pezzo (lo trovate qui) sulle aspettative, dicendo che sono quelle che, nella vita, "ci fregano". Sentiamo una cosa come un problema se abbiamo delle aspettative diverse dalla realtà, rispetto a quella cosa. Ad esempio, se le nostre aspettative sul sonno dei bambini sono quelle della società che ci circonda, penseremo che il neonato debba fare l'ultima poppata della giornata intorno a mezzanotte e poi debba dormire fino a circa le sei di mattina. Quando questa aspettativa di scontra con la realtà, impieghiamo energie, tempo, ci facciamo prendere dalla rabbia, dallo sconforto, dai sensi di colpa e così via, perché il nostro bambino non corrisponde a queste aspettative. Cercare di modificare il comportamento del bambino ci causa molta più stanchezza e stress che i risvegli in sé stessi.

Qualche giorno fa parlavo con una mamma che era molto stanca e scoraggiata di fronte al comportamento della sua piccola di undici mesi. La bambina non accetta il cibo solido, se gli viene messo davanti il cibo della famiglia lo lancia, si sveglia molte volte per notte, tocca tutto quello che non deve toccare, non rispetta i "no" ecc...

Questa mamma era molto stupita di sentire che il comportamento della sua piccola era del tutto normale, per la sua età. Il fatto che la bambina avesse alcune competenze di manualità fine o comprendesse il linguaggio semplice, portava la mamma a pensare che allora avrebbe dovuto capire che... Fare anche... Ecc...

Anche lì c'erano un sacco di aspettative. Sentivo che la mamma era molto pressata dalle persone intorno a lei perché secondo queste persone la bambina avrebbe dovuto fare questo e quello. Un'enorme pressione su questa mamma, che anche se lei, con grande capacità, cercasse di non farlo, a volte tendeva a trasmettere alla piccolina. 

Ho sentito che le mie parole non sono riuscite del tutto a scalfire queste aspettative. Temo di non essere riuscita ad aiutare questa coppia. Sentivo un po' di delusione, nella voce, come se da me si aspettasse qualche tecnica particolare per risolvere la situazione e fare adeguata la piccola a questa immagine che le viene costantemente trasmessa da chi le sta intorno.

Ma perché fare così tanta fatica per fare adeguare il nostro bambino a delle aspettative irrealistiche? 

Perché, invece, non provare a modificare le aspettative basandosi sulla fisiologia e vedere cosa succede? 

Che ne pensate?