venerdì 9 maggio 2025

Chiesa, papi e peccatori

Sto seguendo abbastanza distrattamente i commenti relativi all'elezione del nuovo papa. Tralasciando quelli in cui si mostra palesemente l'ignoranza sul nome scelto, sulla nazionalità attribuendo ad entrambe significati nefasti e sbagliati, ci sono poi - ovviamente, direi - quelli in cui si è andati a cercare ovunque qualsiasi notizia che possa mettere in cattiva luce la persona. Me li immagino, giornalisti, odiatori seriali, leoni da tastiera e compagnia bella, a spulciare il web alla ricerca di qualche reato, qualche malefatta, uno errore qualsiasi. Non si cerca, che ne so, cosa ha fatto di concreto quando era in missione, si cerca l'errore, il reato, per avere conferma che la Chiesa è un covo di pedofili, di asserviti al potere, di assetati di soldi e basta. E qualunque trafiletto, qualunque testata, affidabile o meno, non ha importanza, che getto delle ombre o dei sospetti, verrà presa come verità assoluta e il sospetto diventerà certezza. 

Ricordo tanti anni fa quanto male ha fatto un'accusa infondata ad una persona pulita come era Enzo Tortora. Se ci fossero stati i social, allora, la sua vita sarebbe finita ancora prima di quanto è poi effettivamente successo, distrutta dal dolore. Ci avrebbe messo molto meno...

Ci sono accuse? Ci devono anche essere prove certe e sentenze, altrimenti sarebbe meglio sentirsi così sicuri. 

Tuttavia vorrei soprattutto parlare di un'altra cosa. A fronte di alcuni personaggi che farebbero bene a togliersi la tonaca, vergognarsi di quello che hanno fatto e finite possibilmente in galera, la Chiesa è piena di sacerdoti e altri religiose/i che dedicano davvero la loro vita con impegno e amore al prossimo. A chiunque. Che a volte la vita ce la perdono pure, a causa di questo loro impegno, che non piace a chi detiene un altro tipo di potere. Penso a persone come padre Lele Ramin, e tanti altri missionari, uccisi perché difendevano i più poveri; Don Puglisi e tutti gli altri sacerdoti uccisi dalla mafia... Eppure, siccome esistono anche persone non degne dell'abito che indossano, ecco che tutta la Chiesa diventa, per tante persone, un unico mucchio di delinquenti. Non importa se sono di più quelli che si spendono con amore per gli altri. Contano solo le mele marce perché, dicono questi accusatori, se la Chiesa predica una certa dottrina ma poi i suoi membri non la seguono, è tutta, in massa, sbagliata. Vorrei chiedere a queste persone se nelle loro famiglie  diverse succedere che uno dei membri commette un qualche tipo di reato, o una semplice infrazione del codice della strada ad esempio, se automaticamente tutta la loro famiglia diventa una massa di persone che delinquono o non rispettano le leggi. 

E poi vorrei ricordare che Gesù non ha affidato la Chiesa alla guida di Giovanni, il discepolo "che amava", quello bravo e buono, quello che è stato l'unico a non fuggire ed è rimasto sotto la croce. Ha affidato la Chiesa nascente a quell'elemento irruente e poco affidabile di Pietro. Quello che ha staccato l'orecchio di un servo con una spada, quello che ha giurato tre volte di non conoscere Gesù perché preso dal panico di finire sulla croce anche lui...

Perché ha scelto proprio lui? Proprio perché la chiesa non è una comunità perfetta di gente perfetta. La chiesa è una comunità in cammino, con cadute, con passi avanti e passi indietro. La chiesa cammina sapendo di non essere perfetta perché fatta da uomini imperfetti. Ma si affida all'aiuto di Dio, sperando di riuscire a diventare sempre più vicina a ciò che Dio desidera. Va piano, rispetto ai tempi del mondo. Molto piano. Ma i tempi di Dio non sono i nostri. E credo che, alla fine, perfino queste critiche e queste accuse siano utili. Perché possono essere una spinta a migliorarsi e fare in modo di aderire sempre di più al Vangelo.



sabato 19 aprile 2025

Sabato Santo 2025

 Silenzio. 

Siamo usciti in silenzio dalla chiesa, giovedì sera. 

Siamo entrati in silenzio ieri. Abbiamo ascoltato e rivissuto l'ultima sera che Gesù ha passato con i suoi amici. Poi la successione rapida, spietata, concitata, degli eventi che porta fino sotto la croce. 

E poi

Di nuovo

Silenzio.

Campane legate. 

Fruscii di gente che esce in silenzio. Come in silenzio deve essersi allontanata, quel giorno, da quella croce posta in alto, là dove tutti potessero vederla. 

Silenzio, probabilmente, rotto solo dal pianto di una madre. O forse, anche lei è rimasta in silenzio, travolta dal dolore più grave che un essere umano possa subire: la perdita di un figlio. Un folle troppo grande, che ti chiude la gola, lo stomaco, l'anima. 

E il venerdì sera, la notte, il giorno del sabato, scorreranno così, col tempo sospeso, che trattiene il fiato, in silenzio, in attesa. 

Nel momento in cui il mondo si ferma, l'universo si ferma, nel momento in cui il creatore stesso dell'universo, la Parola che si era fatta carne, la Parola che aveva dato il sì alla Creazione, muore,  possiamo fermarci anche noi e riflettere sull' evento che si è appena compiuto e su quello che sta per accadere.

Possiamo approfittare di questo tempo per rivedere la nostra vita alla luce dell'esempio di Cristo: siamo capaci, anche noi, di metterci a servizio del prossimo? Di rischiare la nostra vita per ciò che è giusto? Di seguire Gesù senza vergogna e senza paura, fino sotto la croce? O fuggiamo via, fingiamo di non conoscerlo, non appena la vita ci chiede un po' di impegno, coerenza, coraggio? 

Silenzio

Attesa

Abbiamo tempo per valutare la nostra vita e capire se vogliamo che venga inondata, domani, dalla Luce che risorge, oppure se vogliamo restare nell'ombra e dire "non conosco quest'uomo". Ma anche Pietro è alla fine uscito dalla paura e si è lasciato conquistare dall'esempio di Gesù. 

Possiamo farcela tutti, con il suo aiuto, se ci fidiamo di Lui, che non ci lascia soli davanti ad una croce, ma ci aspetta vivo e glorioso sulla strada per Emmaus, sulla strada per il mondo che ci aspetta, per accompagnare il nostro cammino. 




giovedì 17 aprile 2025

Giovedì Santo 2025

"Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi"

Questa è la frase che chiude il Vangelo di oggi.

E continuo a pensare a tutte quelle persone che hanno in mano le sorti del mondo o del loro paese e che si definiscono cristiane, sbandierando rosari, giurando sulla Bibbia e venendo indicate come prescelte da Dio stesso. Se vogliono essere cristiane, se vogliono, cioè, seguire Cristo, depongano i loro abiti e si mettano in ginocchio a lavare i piedi delle persone che sono chiamate a governare. Perché "chi vuole essere il più grande, si faccia il più piccolo". Perché un politico che sia davvero tale dovrebbe essere al servizio del popolo, non servito da esso. E se questo politico si proclama cristiano, a maggior ragione non ha nessuna scusante per mettersi a fare leggi che discriminano le persone, vietano la libertà, distruggono l'ambiente, smantellano scuole e sanità... 

Troppo facile seguire Cristo entrando a Gerusalemme come grandi condottieri. 

Senza nemmeno accorgersi che Gesù è entrato cavalcando un asino. 

Senza mettersi con Gesù in ginocchio a lavare i piedi degli altri.

Senza seguire Gesù fino nell'orto degli ulivi. 

Senza restare con lui sotto la croce. 

Almeno, Pietro, si è reso conto di aver rinnegato Gesù e ha pianto, ha cambiato strada ed è diventato lui stesso la guida per i credenti. 

Perfino Giuda si è reso conto di quello che aveva fatto e si è ucciso per il rimorso. 

Ma oggi, chi grida davanti ai microfoni di essere cristiano/a mentre quando scende dal palco pensa solo a bloccare disperati che cercano una vita migliore, tagliare i fondi alla sanità, tagliare i fondi alle scuole, deportare persone innocenti, distruggere foreste, innescare guerre, trattare con riguardo spietati aguzzini, sostenere chi massacra un intero popolo, oggi questa gente non ha nessun moto di vergogna, si vanta di quello che fa, per gli stessi motivi di Giuda: ricchezza e potere (Giuda era convinto che Gesù sarebbe diventato re...).

Il "dio quattrino", lo chiamava la mia mamma...

Ma chi vuole essere davvero cristiano una cosa sola deve fare: alzarsi da tavola, togliersi i bei vestiti e mettersi in ginocchio davanti al prossimo, per lavare via da lui tutto ciò che gli impedisce di vivere con la dignità che spetta ad ogni essere umano. 



sabato 22 febbraio 2025

L'amore vince sempre

Mentre sono qui che mi faccio passare l'influenza, leggo (adesso che finalmente il mal di testa è passato) le ultime notizie e penso (già, anche il mio piccolo neurone solitario ogni tanto si mette al lavoro 😂).

Osservo i volti di queste persone al centro della cronaca mondiale e vedo volti sempre corrucciati, con bocche piegate in pose che vanno dal disgusto alla rabbia o aperte a gridare frasi che hanno sempre come denominatore comune l'accusa verso qualcuno, la vita vista come una missione in cui schiacciare il più debole per sentirsi sempre più forte, il rifiuto di qualsiasi forma di attenzione, di rispetto, di cura verso l'altro o verso il pianeta.

E mi chiedo, come fece Baglioni a suo tempo, dando voce ai miei pensieri (anche allora me lo chiedevo, sì), che bambino siano state queste persone... Perché sì, anch'esse sono state bambine. 

Io vedo cosi tanta rabbia, dentro di loro e mi chiedo da dove arrivi. Eppure saranno stati piccoli esseri umani morbidi e con le manine e i piedini cicciotti, con gli occhi grandi affamati d'amore e di scoperte... Lo avranno ricevuto? Tutta questa rabbia, questo odl0 verso chiunque, non potrebbe derivare da un vuoto dentro l'anima? Un voto che non è stato colmato al momento opportuno?

Tutte le volte che lasciamo piangere un neonato "perché deve imparare a stare da solo", "perché è bene che impari subito che la vita è dura"; tutte le volte che diciamo ad un bambino: "smettila di piangere, i maschi non piangono!": tutte le volte che sminuiamo le sue paure, che non lo ascoltiamo, che lo deridiamo, che lo puniamo perché "deve capire chi comanda"; tutte le volte che non rispettiamo i suoi sentimenti, il suo corpo, che liquidiamo i suoi pianti con "finiscila con queste sciocchezze"; tutore le volte che usiamo il nostro potere e la nostra forza per costringerlo a fare o non fare qualcosa, gli siamo insegnando che chi è più grande e più forte può fare ciò che vuole, che i bisogni degli altri, dei più piccoli, non hanno importanza, che l'unico modo per essere ascoltati è gridare più forte. Tutte queste volte contribuiamo a scavare quel buco, a creare quella voragine di vuoto che un giorno cercheranno di colmare in qualche modo. 

E se diventano persone che con le loro azioni potrebbero cambiare il destino del mondo, la loro disperata sete d'amore, il loro bisogno di essere visti e ascoltati potrebbe portare ad un disastro. 


E no, non sto dicendo che sia tutta colpa dei genitori, parlo di ogni adulto che incontreranno. Comunque sono convinta che anche nel caso in cui le esperienze extra familiari fossero terribili, una famiglia attenta, amorevole, rispettosa e capace di osservare, ascoltare, supportare, può fare la differenza. 


Sì, sono un'inguaribile ottimista. Credo fermamente che l'amore vinca il mondo. 

E con il lavoro che faccio voglio credere di piantare ogni giorno piccoli semi d'amore, ogni volta che vedo una famiglia che impara ad ascoltare e rispettare i bisogni del proprio bambino, ad ascoltarlo, ad accoglierlo. Ogni volta che vedo questo penso: "questo bambino è salvo, è al sicuro". 

E non importa se e per quanto sarà allattato. 

Importa se e come sarà amato.

martedì 24 dicembre 2024

Natale 2024


E così eccoci arrivati ad un altro Natale.

Solite luminarie, negozi pieni, offerte, sconti, sorrisi, musichette, muraglie di pandori e panettoni di ogni tipo che ci sovrastano nei corridoi dei supermercati già da ottobre.

“A te e famiglia” che riecheggia ad ogni angolo…

Ma cosa stiamo festeggiando, esattamente?

“Natale è la festa della famiglia”

“È la festa dei bambini”

“Si festeggia il ritorno della luce, non è una festa cristiana, sono i cristiani ad essersene appropriati per inventare il Natale”

Eppure… il “Natale” pagano (penso ad esempio a Yule, che poi veniva festeggiato solo nei paesi Celti), la festa del solstizio d’inverno, esisteva anche prima, certo, per vari popoli, ma non ovunque e non aveva lo stesso significato del Natale cristiano (ovviamente, vorrei dire). Sì, i cristiani hanno scelto questo giorno in cui chi aveva altre credenze festeggiava il ritorno della luce per significare che la vera Luce era Gesù, non il sole, come dice Giovanni all’inizio del suo Vangelo: “veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo”.

A Natale si offrono doni a chi amiamo e questa usanza ricorda i doni ricevuti da Gesù.

Il Natale come lo conosciamo oggi esiste solo perché si è iniziato a festeggiare la nascita di Gesù in modo sempre più diffuso. E non appena la società dei consumi ha visto che se ne poteva fare una macchina da soldi, voilà, ecco il Natale dei regali ad ogni costo, dei Babbi Natale, dei dolci, eccetera... Babbo Natale ha sostituito Gesù bambino. Non sia mai che qualcuno possa ricordare il motivo per cui si festeggia...

Mi fa sorridere l’impegno degli adulti che cercano ad ogni costo di confermare ai bambini l'esistenza di Babbo Natale per "non rovinargli La magia del Natale", perché i bambini devono credere “a chi dona senza chiedere”, eccetera… Ma poi si inalberano se qualcuno preferisce insegnare ai bambini il vero significato del Natale, dicendo che le “riempie la testa dei bambini di favole”. Cioè, la favola di Babbo Natale va bene, ma "la favola" di Gesù no… perché? Eppure anche Gesù insegna a donare senza chiedere nulla in cambio, anche Gesù ama i bambini… Non sarà invece che “la magia del Natale” serve a noi genitori per tenere buoni i bambini e perché non ci coinvolge? Ci fa piacere vedere la gioia dei bambini, ma senza che ci sia il rischio di restarne coinvolti, di dover cambiare le nostre vite.

Credere in Gesù, invece, ti coinvolge tutta la vita e te la cambia per sempre.

Proprio ieri discutevo con uno sconosciuto sotto ad un post della ONG "Open Arms", un post in cui si affermava che i volontari di questa associazione salverebbero chiunque trovassero in pericolo, anche coloro che li insultano, li denunciano o li condannano. Lo sconosciuto scriveva che invece i migranti non vanno salvati, perché sono delinquenti (alla mia domanda: "anche i bambini sono delinquenti?" non ha risposto, ovviamente), sono "zecche", mentre lui, se fosse nella stessa situazione, dovrebbe essere salvato perché paga le tasse e quindi si aspetta che i suoi soldi siano usati per lui e non per chi non le paga (gli ho fatto quindi notare che allora, se la sua barca stesse affondando e fosse avvistato in mare da una imbarcazione non italiana, non dovrebbe avere nulla da ridire se lo dovessero lasciare lì ad affogare…) e via così, con altri luoghi comuni sul filone del "portali a casa tua” (al che ho risposto: “perché non li riporta indietro lei? Io non pago le tasse perché i miei soldi vadano nei viaggi di ritorno per questa gente)

Alla fine gli ho fatto la fatidica domanda se lui festeggiasse il Natale e mi ha risposto con orgoglio: "Certo che sì! Non sono mica musulmano!". Ora, a parte che anche per i musulmani Gesù era comunque un grande profeta, quindi lo venerano erano più di tanti finti cristiani, io mi chiedo cosa festeggi gente che ha questi pensieri. Lo sanno che stanno festeggiando un bambino nato in una famiglia poco “tradizionale”, visto che Maria è rimasta incinta fuori dal matrimonio; un bambino povero; un bambino che è stato costretto a fuggire per non essere ucciso e che quindi era un migrante, uno straniero, in terra di Egitto? Un bambino che da adulto ha detto: " ero straniero e non mi avete accolto"?

Ma esattamente cosa significa, per tutti quelli che sventolano rosari, baciano Bibbie e blaterano di "radici cristiane" essere, appunto, cristiani? Quale Gesù hanno in mente, quale Gesù hanno conosciuto?

Io conosco solo quello che mi ha detto: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

 

                                                                          grazie a Seitreseiuno.it per l'immagine

sabato 20 aprile 2024

Gli adulti non si toccano! E... i bambini?

Quando mi capita di parlare di educazione dei bambini criticando i metodi punitivi chiedendo se noi adulti saremmo soddisfatti ad accettare gli stessi metodi su di noi, per i nostri errori, mi viene sempre risposto: "non è la stessa cosa!" oppure: "che razza di paragoni!". Quando chiedo perché, mi viene risposto che gli adulti non hanno bisogno di essere educati...

Ora...

Se guardiamo al comportamento di una grandissima quantità di adulti, tutto vedo meno che persone che non hanno bisogno di essere educate: è cosa di ogni giorno veder parcheggiare ovunque, non rispettare i limiti di velocità, cercare di passare avanti nelle code, gettare i rifiuti in terra o abbandonarli ovunque, picchiare le compagne, e così via... Potrei continuare questa lista molto a lungo, non vi pare? 

Quindi no, non credo affatto che gli adulti non abbiano bisogno di essere educati, anzi. E credo anche che il risultato di tale mancanza di educazione sia proprio quel tipo di modello punitivo ricevuto nell'infanzia per cui non si spiega il motivo per cui una cosa non va fatta, si punisce e non si fa "perché lo dico io". Così, da adulti, rispetteremo le regole solo se saremo costretti, se ci sarà il vigile, l'autovelox, la telecamera, ecc... E non perché avremo capito che il rispetto delle leggi serve a vivere bene in comunità, ad esempio. 

Se il nostro capo, davanti ad un nostro errore, ci desse uno sculaccione, oppure ci togliesse la pausa pranzo, o ancora facesse un tabellone in ufficio con su scritto chi ha sbagliato durante la settimana, credo che tutti ricorreremmo ai sindacati o ad una denuncia. Ma troviamo normale e giusto farlo ai bambini. Pretendiamo che i piccoli accettino di subire cose che noi per primi non accetteremmo mai e che, anzi, ce ne siamo anche grati perché sono "per il loro bene". Perché loro vanno "educati", mentre noi, che abbiamo appena buttato la cartaccia in terra o insultato l'automobilista che davanti a noi guida troppo piano, lo siamo già e non ne abbiamo bisogno... 

E comunque, se noi sbagliamo, pretendiamo che la punizione sia dignitosa. Una multa, un rimprovero... Ma un bambino va colpito, umiliato, chiuso in camera da solo, a letto senza cena ecc... Perché? 

"Ma perché non capisce i discorsi!" è la risposta. 

Bene, ok. Allora smetterà di fare quella cosa solo per paura della punizione e non perché avrà capito il motivo per cui è sbagliata. Se è questo il risultato che si desidera raggiungere, va benissimo, ma occorre anche sapere che non appena il figlio potrà eludere la punizione, continuerà a fare quella cosa, semplicemente di nascosto. Oppure la farà quando la nostra punizione non avrà più alcun potere su di lui. Esattamente come noi adulti che volano le regole se non c'è nessuno a controllare...

Se invece vogliamo che capisca il motivo per cui una certa cosa è sbagliata, occorrerà più tempo, più pazienza, più spiegazioni, più fatica. Ma il risultato sarà duraturo. Il figlio, molto probabilmente, farà sua la spiegazione. E, se invece troverà che non è d'accordo, se non altro avrà imparato a discuterne e sarà possibile trovare una soluzione condivisa. Se sarà troppo piccolo per questo, riuscirà comunque ad accettare più facilmente la regola perché saprà che c'è un motivo, dietro, anche se non lo condivide. 

E comunque, il fatto di non capire una spiegazione perché troppo piccolo per capire il linguaggio, significa anche che è troppo piccolo anche per capire il motivo per cui è stato colpito. E infatti i bambini dopo un po' ripartono a fare le stesse cose e vengono colpiti nuovamente. Se lo sculaccione o la punizione fossero così efficaci, ne basterebbe uno per ogni errore. Invece i promotori di questo sistema raccontano con orgoglio di quanti ceffoni e punizioni abbiano ricevuto da piccoli...

Se, invece, i bambini sono in grado di capire il motivo per cui vengono puniti, allora sono in grado anche di comprendere una spiegazione e non ci sarà bisogno di punirli. 

Questa cosa secondo la quale "non è la stessa cosa" punire un bambino e punire un adulto mi fa solo pensare che i bambini, fino ad una certa età, non siano considerati persone. Siano una sorta di animaletto selvaggio da domare. Peccato che, ormai, anche gli educatori cinofili, gli esperti di gatti, di cavalli ecc... affermino che gli animali vanno educati con pazienza ed amore e non con punizioni e costruzioni. Eppure... Nemmeno loro capiscono il nostro linguaggio! E allora? Forse i bambini valgono meno di un cane? 

Riflettiamoci, per favore. 

Immagine da Pixabay


venerdì 29 marzo 2024

Venerdì Santo

Da ieri sera è calato il silenzio nelle chiese del mondo. 

In ogni parte del mondo, in ogni chiesa, anche la più piccola e sperduta, le campane raceranno fino alla mezzanotte di sabato, quando il mondo esploderà di gioia, davanti alla resurrezione di Cristo, davanti alla vittoria definitiva e totale della Vita sulla morte.

Uscire dalle messa del giovedì santo in silenzio, senza saluto finale, mi ha fatto sempre sentire come se continuassi a vivere dentro la messa, in questi giorni, perché essa non è finita, c'è un continuum fra quella del giovedì, la celebrazione del venerdì e la messa di sabato notte (che infatti comincia senza saluto iniziale).

Questo mi ha fatto sempre vivere queste ore in modo diverso, come se il mondo fosse ovattato, se mi dovessi muovere in punta di piedi, se dovessi fare silenzio e "serbare ogni cosa nel cuore", come se fossi ancora davanti all'altare.

Anche Gesù fa silenzio.

"Non aprì la sua bocca"

Quanti di noi, accusati ingiustamente, resterebbero in silenzio e non cercherebbero, invece, di difendersi con tutte le forze? Nessuno, credo.

Ma lui fa silenzio.

Griderà forte solo al momento di lasciare il suo corpo per ricongiungersi al padre. E poi, ancora, silenzio fino al mattino del sabato, quando lo stupore, il dubbio, la paura, lasceranno il posto alla gioia irrefrenabile del sapere che la morte non ha più alcun potere, che Gesù è vivo e noi con lui.

E che lui sarà accanto a noi "ogni giorno, fino alle fine dei tempi"

Foto di William Gullo


sabato 23 marzo 2024

Di latte e d'amore

Una goccia
Un sorriso
Scambio di calore
Di pelle
Di odori
Amore
Sguardi
Tocco gentile di dita che si incontrano
Che percorrono pelle nuova da esplorare
Mentre
Goccia dopo goccia
Il fiume bianco dell'amore
Inizia il suo corso
E costruisce un cammino di vita
Di sicurezza
Di conforto
Da milioni di anni

Per milioni di madri
Per milioni di figli

(®Paola Mazzinghi)

Foto di Judith Kadow


martedì 5 marzo 2024

Neonati e TV? Può esserci un'alternativa?

In questi giorni, spinta da numerosi post che leggo sui vari gruppi di mamme, ho riflettuto un sacco sul tema dei bambini che impegnano tanto, del non riuscire a fare nulla di diverso dal giocare con loro, di come si fa se non si mettono davanti ai cartoni o ai video di YouTube, ecc... e sale spontanea una domanda: ma come facevano, quando non c'era la tv e non c'erano i cellulari? Le mamme stavano tutto il giorno dietro ai bambini e non facevano altro? Le mamme trascuravano i loro piccoli per fare tutte le cose che erano necessarie (e che nessun uomo, di solito, faceva per collaborare)? 

Ora, siccome io sono nata in una famiglia in cui entrambi i miei genitori lavoravano e non c'era la tv (è arrivata quando avevo otto anni e c'era solo una mezz'ora di tv dei ragazzi il pomeriggio), posso affermare che c'è la possibilità di crescere i figli anche senza schermi pur riuscendo a fare il minimo indispensabile in casa. Ma prima faccio un passo indietro: perché le mamme mettono i bambini davanti allo schermo? Per avere un po' di tempo in cui il bagnino "sta zitto e buono" per riuscire fare altro, direte. Io direi, anche, per *intrattenere* il bambino, in modo che sia zitto e buono. Perché quello che leggo, nelle varie richieste sui gruppi, è sempre: come lo intrattengo, che giochi fare, come lo posso stimolare...?

Ecco, io credo che non sia sempre necessario che noi facciamo fare qualcosa al bambino tutto il giorno. Anzi. Se è un neonato o poco più, ad esempio, si può mettere in una fascia e fare ciò che dobbiamo/vogliamo lavorando semplicemente che lui osservi, magari spiegandogli cosa stiamo facendo (anche se non capirà le parole) o cantando per lui. È cosi che un bambino impara: osservando. E un bambino deve imparare la vita di ogni giorno, come funzionano le cose, a cosa servono gli oggetti di casa ecc... E può imparare solo osservando, all'inizio, e poi provando a rifarlo. Quando sarà in grado di muoversi da solo potremmo portarlo in giro per casa e dargli un panno perché ci imiti mentre puliamo. Possiamo fargli mettere i vestiti i lavatrice o passarci i ganci per stendere i panni o svuotare la lavastoviglie, impastare qualcosa, ecc... Si sentirà utile, imparerà molto di più che dal giochino di plastica con le luci, riusciremo anche a fare il minimo in casa. E poi, ricordo benissimo che io passavo un sacco di tempo semplicemente ad osservare la mia mamma, guardando come stirava, come piegava i panni, a come lavorava (il pomeriggio lavorava in casa) ad ascoltarla cantare (mia mamma faceva tutto cantando, soprattutto brani d'opera). Oppure, semplicemente, mi annoiavo 😅. 

Diamo ai nostri bambini anche il tempo della noia. Ricordo benissimo le mie litanie: "mamma, mi annoio, che faccio?". Be', alla fine la fantasia doveva per forza mettersi in moto e trovavo qualcosa da fare. Che fosse leggere, disegnare, costruire qualcosa, ecc... Questo tempo serve proprio per stimolare i bambini a trovare le loro soluzioni. Non dobbiamo sempre essere noi, a risolvere tutto. A riempire il loro tempo. Visto che ci teniamo tanto a "stimolarli", Ecco, questo è un ottimo modo per stimolare la loro fantasia! 

E ricordiamoci anche che il troppo stimolo può portare ad essere irritabili, a non riuscire a rilassarsi. 

Insomma, purtroppo manca il famoso villaggio che dovrebbe alleviare le fatiche di una mamma e dovrebbe permettere al bambino di avere altre persone a cui richiedere attenzione e avere tanti compagni di gioco, ma si può comunque provare a vivere con i nostri bambini senza farsi aiutare da uno schermo e senza per questo dover passare tutto il giorno con i giochi pensati per loro. 

Nei commenti metto un articolo sui danni che può fare esporre precocemente i bambini agli schermi, motivo che mi ha spinto a scrivere questo post! 



lunedì 22 gennaio 2024

Se smetto di allattare, lo rendo indipendente?

 Una gran parte delle richieste che mi arrivano dalle mamme riguarda il percorso da fare per interrompere l'allattamento. Alcune lo chiedono perché scoprono che questo tipo di accudimento non è quello giusto per loro. Crea irritazione, o disagio, o stanchezza o altro, per cui non desiderano proseguire. Altre lo chiedono perché si sentono stanche delle richieste frequenti del bambino, altre ancora sono convinte (o sono state convinte) che sia sbagliato allattare oltre un tot di mesi; poi ci sono anche mamme che chiedono di smettere perché ritengono che il bambino diventerà così più "indipendente", sarà meno richiedente, sì "staccherà un po'" perché è "ossessionato dalla tetta".

Oggi vorrei parlare di questo ultimo gruppo. Quello che mi piacerebbe trasmettere è che i bambini hanno bisogno di noi genitori, con o senza allattamento. La prima cosa che cerca un bambino è la mamma, al di là del fatto che essa allatti o meno. Seno e mamma sono per lui una cosa sola; non sta cercando un ciuccio, sta cercando una persona: la sua mamma. Quindi è importante sapere che quando si intende smettere di allattare sarà necessario soddisfare i bisogni del bambino in altri modi. Il bambino non smetterà infatti di aver bisogno dei genitori, della mamma. Quindi, se il bambino non può soddisfare il suo bisogno di suzione, di contatto, di conforto con la poppata, andranno trovate soluzioni diverse per far sì che questi bisogni siano il più possibile soddisfatti, perché un bisogno non soddisfatto, prima o poi, si ripresenta, magari sotto altre forme, ma non scompare. Il bambino non diventa "indipendente" forzandolo a fare a meno di noi. Lo diventa via via che acquisisce la capacità di fare da solo, via via che il suo bisogno di "dipendenza" è stato soddisfatto e lui può aprirsi al mondo con fiducia. Questa è la tesi definita da Bowlby "la base sicura": tanto più il bambino avrà stabilito una relazione sicura, serena, salda, con il genitore, tanto più acquisterà fiducia in se stesso e sarà pronto ad esplorare il mondo. Il bambino, quindi, non smetterà di aver bisogno delle attenzioni e dell'aiuto del genitore o degli adulti di riferimento solamente perché abbiamo smesso di allattarlo. Del resto, un bambino di un anno, un anno e mezzo due, come può essere "indipendente"? Ha bisogno di noi per soddisfare quasi ogni sua necessità! 

Trovo anche molto interessante l'appunto che fa il pediatra Carlos Gonzàlez quando parla di indipendenza, di autonomia. Lui si chiede cosa intendiamo con questa parola. Dice che nessuno vorrebbe un bambino che fa quello che vuole quando vuole, che va dove gli pare, che non obbedisce e che invece questa sarebbe davvero "indipendenza" 😅. Dice che in realtà per "indipendenza" molti genitori intendono che vorrebbero un bambino che sta dove lo metti, che non richiede continuamente attenzione, che dorme da solo tutta la notte, che fa quello che gli chiediamo senza storie 😁😁.

Per questo, nelle mie consulenze, cerco di aiutare la mamma non solo a soddisfare il suo bisogno di smettere, ma anche a guardare ai bisogni del suo bambino, per trovare alternative che possono in qualche modo offrire al bambino conforto, sicurezza, contatto, distrazione, nutrimento fisico ed emotivo. 

Perché senza tutto questo la mamma si ritroverà a dover gestire un bambino frustrato e arrabbiato, il che renderà tutto più difficile per lei, che sperava in un cambiamento positivo, per le sue esigenze. Se si riesce a trovare il modo di rassicurare il bambino ed offrirgli alternative piacevoli e soddisfacenti, sarà più facile che lui accetti l'interruzione dell'allattamento. 

Per chi vuole approfondire, suggerisco la lettura di questo articolo (e seguente) di Antonella Sagone:

https://antonellasagone.it/2021/05/15/smettere-di-allattare/


Foto di Taryn Elliott, da Pexels

giovedì 18 gennaio 2024

Sonno, metodi, bambini, "errori"...

Continuano ad apparirmi su Facebook post, pubblicità, interventi sul sonno dei bambini. Ognuno di essi ha sempre le stesse caratteristiche: parla della stanchezza dei genitori, parla degli errori che essi commettono con il loro bambino o bambina, spiega che con quel tale metodo tutto diventerà facile e il bambino dormirà tutta la notte, addormentandosi da solo.

Nessuno ti spiega come sia strutturato realmente il sonno dei bambini, la sua fisiologia in un neonato, in un bambino di pochi mesi, oltre l'anno ecc... Non si parla di fasi di sviluppo, di maturità neurologica, di bisogno primari, di istinti, ecc..., ma si fa leva sulla stanchezza, si induce il senso di colpa dicendo che se il bambino non dorme è perché hai commesso degli errori, si offre una soluzione facile: tranquilla/o, ci sono qua io a dirti come fare. 

Ora, io vorrei provare a dire altre piccole cose. Ad esempio: che significa "non dorme"? Dormire è una necessità vitale, uno stato comportamentale che ogni animale mette in atto e che il bambino già attua in utero. Non è necessario insegnare a dormire più di quanto non lo sia insegnare a respirare.

Credo quindi che l'affermazione "non dorme" dovrebbe essere seguita da: "... Come vorrei... come mi aspettavo..." Perché noi adulti abbiamo una modalità di sonno diversa: ci addormentiamo da soli entrando subito nel sonno profondo, abbiamo pochi cicli di sonno intervallati da microrisvegli dei quali quasi mai ci rendiamo conto (a parte qualche saltuaria corsa in bagno o l'apertura di un occhi per guardare l'ora) e quasi sempre, se capita di svegliarci, riusciamo a riprendere sonno da soli quasi subito. I bambini sotto i tre-quattro anni, no. Hanno meno fasi di sonno N-REM (il sonno "profondo"), hanno più cicli di sonno e nel passaggio da una fase ad un'altra sono più suscettibili ai risvegli; hanno anche bisogno di svegliarsi, fino ad una certa età, per nutrirsi, per essere protetti dalla SIDS, per essere accuditi dai genitori... Tutto questo, perché? Nel corso della nostra evoluzione, il sonno dei piccoli si è adattato per garantire il più possibile la loro sicurezza e quindi la loro sopravvivenza: un cucciolo umano che dorme tante ore fermo e tranquillo non è al sicuro, in una grotta o in una capanna, perché il genitore potrebbe allontanarsi pensando che tanto il piccolo è tranquillo e non ha bisogno, esponendo il bambino al pericolo dei predatori o del freddo. Quindi la natura ha pensato ad un sistema che permetta ai piccoli di essere sempre vicino al genitore, al sicuro, al caldo, ben nutriti (i bambini che poppano di notte assumono circa un terzo del fabbisogno calorico giornaliero).

Non possiamo quindi, modificare il risultato di milioni di anni di evoluzione con qualche metodo o semplicemente dicendo che qui siamo al sicuro e quindi il bambino non ha motivo di svegliarsi, perché lui non lo sa. Fra l'altro questo sistema ha ancora motivo di esistere visto che gran parte della popolazione non nasce in una casa sicura, al riparo. Il bambino nato nell'attico a Milano ha gli stessi istinti e bisogni di quello nato nella foresta amazzonica, oggi. 

Quando si parla di sonno dei bambini, quindi, sarebbe prima di tutto importante spiegare la fisiologia e come cambia in base all'età. Ad esempio leggendo il bellissimo libro di Alessandra Bortolotti: "i cuccioli non dormono da soli", un libro che spiega non solo il sonno, ma parla di relazione, di famiglia, di accudimento.

È anche importante sapere che non è colpa nostra se il bambino ha alcuni risvegli, se vuole dormire vicino a noi, se si addormenta poppando... Sono tutte cose previste dalla natura e, anzi, selezionate da essa perché sono efficaci per garantire la sicurezza e il benessere del bambino. 

Nessun cucciolo dorme separato dalla madre, poppare è estremamente rilassante e nel latte materno esistono sostanze che facilitano e inducono l'addormentamento, per cui è la natura stessa che ha previsto che un bambino si addormenti più facilmente in braccio o vicino ai genitori e poppando. Non c'è nulla di sbagliato.

È anche importante sottolineare che i bambini non si svegliano volontariamente. Nessuno, nemmeno un adulto, può farlo. Il bambino non si sveglia perché vuole il seno, ma vuole il seno perché si è svegliato e quello è il modo più rapido, piacevole, conosciuto, per tornare a dormire.

Quello che servirebbe sapere, dunque, quando si decide di avere un bambino, sarebbe conoscere la fisiologia del sonno e anche capire come fare a riposare con l'arrivo di un neonato.

Crescendo, se si vuole, si può anche provare a fargli apprendere altre modalità per riprendere sonno, che non prevedano l'intervento dei genitori in modo che, quando si sveglia, riesca a riprendere sonno in autonomia. Non è sempre facile, non sempre si riesce. Quello che conta è farlo senza il classico "lascialo piangere, vedrai che smette". Sarebbe meglio aspettare un'età in cui si possa parlare con lui, per spiegare anche i nostri bisogni e cosa gli stiamo chiedendo.

Quello che è certo è che tutti crescono e tutti imparano a riprendere sonno da soli, sebbene dormire vicino a chi si ama sia comunque di aiuto e di conforto a qualunque età.



P. S. Oltre al libro di Alessandra, suggerisco la lettura del libro: "sogni d'oro", pubblicato da La Leche League e dell'articolo di Antonella Sagone https://antonellasagone.it/2022/01/08/perche-i-metodi-per-insegnare-a-dormire-non-sono-consigliabili/


domenica 24 dicembre 2023

Natale 2023

Anche quest'anno, silenzioso, senza troppo clamore, nascondendosi fra le luci, i panettoni, le mille vetrine scintillanti, è arrivato questo piccolo bambino che segnerà per sempre il nostro mondo, tanto da fare dividere la storia in due: prima e dopo Cristo. 

E così come ha diviso la storia, continua oggi a dividere il mondo. Fra chi crede che questo bambino uguale a milioni di altri bambini sia il figlio di Dio e chi crede che sia un rsaltato, un illuso, un aognatore o, al massimo, un grande profeta.

Nel giorno in cui festeggiamo questa nascita, è accaduto per me, come per moltissime altre persone, che una persona cara abbia lasciato questo mondo. E così, come sempre accade da quando esiste la vita sulla terra, morte e vita si intrecciano in una danza senza fine, un continuo susseguirsi di esplosioni di gioia e oceani di dolore.

Senza la morte non esisterebbe la vita. Questa vita che nasce, questo Bambino che arriva per noi è già lui stesso segnato da quello che sarà il suo destino: la mirra, il dono ricevuto poco dopo la sua nascita da uno dei sapienti che arriverà a rendergli omaggio, è una sostanza che veniva usata dagli Egizi per conservare i corpi dei defunti. Uno strano regalo, per un bambino, non vi pare? 

Ma questo Bambino viene proprio per ricordarci che da ora in poi la morte non è più il piombare nel nulla senza speranza. È solo un passaggio ad un'altra vita, più piena, senza dolore, senza fine. 

E io vorrei celebrare così questo Natale, nell'attesa di ritrovare i miei cari, poterli abbracciare di nuovo e vederli di nuovo felici, senza dolore, senza preoccupazioni, in pace.



mercoledì 25 ottobre 2023

Non è vero che le persone leggono e commentano solo il titolo degli articoli

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Gli animali sono tutti uguali oppure no?

Mentre qui fuori di sentono gli spari sotto casa e io penso che non posso uscire a fare una passeggiata, rifletto sulla storia del cervo Bambotto, il beniamino del paese di Pecol. Si sono indignati tutti, giustamente. A di là delle considerazioni sul fatto che gli animali selvatici non devono essere abituati ad avere confidenza con l'uomo proprio per evitare queste situazioni, mi viene da chiedermi se tutti quelli che si sono arrabbiati per l'accaduto abbiano mai mangiato con gusto polenta e capriolo, salame di cervo, ragù di cinghiale e se sulle loro tavole sia presente più o meno spesso la carne. Perché quel cervo non è diverso dagli animali che troviamo nel nostro piatto. Lui è semplicemente un animale che è nato e cresciuto fra gli uomini, ma non è diverso da tutti gli altri animali che teniamo negli allevamenti ed eliminiamo a milioni per nutrirci.

Anzi, un animale cacciato è comunque un animale che ha vissuto libero e felice per sette anni, mentre un animale di allevamento conduce una vita misera (se possiamo chiamarla vita) per pochi mesi e poi fa la stessa fine.

Ma per questi animali nessuno si indigna.

Perché Bambotto aveva un nome, un'identità, una storia. Non era più "un cervo", ma era un individuo.

Ecco, fermiamoci a pensare che anche tutti gli altri animali che finiscono nei nostri piatti, lo sono. Se prendiamo uno qualsiasi di essi e lo portiamo via da quei luoghi, diventerà anche lui un "Bambotto", con un nome, un'identità, un carattere. Scopriremo che anche l'ultima delle galline di batteria ha una sua identità, non è un pezzo di carne. Pensiamo a che vita ha fatto, a che vita avrebbe avuto diritto. A quel punto potremmo decidere se mangiatla lo stesso oppure no. 

Tanti (troppi) anni fa, fuori da un pollaio dove le galline ovaiole "vivevano" in quattro in gabbie di 40cmx40, con le zampe sempre su una grata perché così uova e feci cadevano su un nastro, con il becco tagliato perché sennò si sarebbero eliminate per avere spazio, con la luce sempre accesa giorno e notte per fargli fare più uova, vidi un mucchio di galline in terra, sotto il sole. Decine, ammucchiate come spazzatura. Ad un tratto vidi che una si muoveva debolmente e lo feci presente ad un operaio che passava. Lui, con un'alzata di spalle, rispose che non era un problema, lì sotto il sole sarebbe durata poco. Mi si strinse lo stomaco e il cuore. Chiesi se l'avessi potuta prendere e l'operaio mi rispose: "e che te ne fai? Tanto ora mu0re".

La portai a casa, la misi su un letto di paglia all'interno di una vecchia voliera, iniziai a darle da bere con un cucchiaino, poi del pastone bagnato con un pochino d'acqua perché non riusciva nemmeno a mangiare. In poco tempo si riprese. Divenne bellissima, grassoccia, con un piumaggio folto e lucido. Alla faccia dell'idea che le galline siano "stup1de", mi riconosceva, mi veniva incontro chiocciando e mi dava delle beccatine delicate per salutarmi. 

Ecco, Cocca non era più "una gallina", ma "la" gallina. Aveva un nome, era un individuo. E quando le persone a cui l'affidai al termine della vacanza dicendo di averne cura che l'avrei presa al mio ritorno, la cucinarono, mi sono arrabbiata, ho sofferto. Mi risposero: "era diventata così bella grassa, che era un peccato non mangiarla". Mi arrabbiai. Gli dissi che era la mia gallina, non si dovevano permettere, gliela avevo affidata con fiducia...

Cocca, insomma, era la mia Bambotto.

Pensiamoci, ogni volta che addentiamo un pezzo di carne. 

Era un individuo.



P. S.: A tutto questo ci sarebbe anche da aggiungere una considerazione sul fatto che chi va a caccia oggi non lo fa per procacciarsi il cibo, ma per "divertimento" e quindi si dovrebbe aprire una discussione su come si possa trovare "divertente" togliere la vita ad un essere vivente... 

(Foto dal Corriere del Veneto)


sabato 19 agosto 2023

La cultura dello scarto

 Chissà se io sono necessaria allo "sforzo produttivo del paese"... 

Credo di no. Non produco beni tangibili, non guadagno abbastanza da fare "girare l'economia", mi occupo, anzi, di qualcosa che fa risparmiare e non produrre. 

Ergo, potrei ammalarmi e morire senza nessun problema.

Anche la mia cara zia di novantasei anni non produce, sebbene dia lavoro alla badante. Quindi potrei anche andare a trovarla senza fare attenzione anche se non sto bene; tanto se si ammala, che problema c'è?

Ecco, quando papa Francesco parla di "cultura dello scarto", si riferisce proprio a questo tipo di pensiero, di atteggiamento. Se non sei utile, se non produci, non servi, sei un peso per la società. Il tuo posto in ospedale potrebbe servire ad un giovane e forte soggetto ancora in grado di servire il paese. 

Produci, consuma, crepa, possibilmente in modo rapido, così non dobbiamo nemmeno pagarti la pensione.

Desidero un mondo in cui le persone siano considerate tutte ugualmente importanti e fondamentali per il benessere della società. Un mondo in cui sedersi accanto ad una persona anziana per ascoltare la storia della sua vita, tenendole la mano, non sia considerato tempo perso, sottratto allo "sforzo produttivo", ma tempo che arricchisce il cuore e lo spirito.

Un mondo in cui "perdere tempo" a giocare con i figli sia considerata una ricchezza, non una perdita.

Un mondo in cui nessuno viene lasciato indietro perché "in natura si fa così, i più deboli restano indietro" (che poi... Li avete visti, che ne so, gli elefanti, che proteggono i più deboli? Tutti quegli animali che vivono in branco e che formano un cerchio con al centro i cuccioli, per difenderli dai predatori?)

Un mondo in cui prevalga la cultura dell'amore, degli affetti, del prendersi cura l'uno dell'altro, che sia esso persona, animale, pianta, fiume, roccia...