domenica 6 settembre 2020

Che significa "parlare di Dio"?

Leggo un'intervista ad un cardinale in cui lui afferma che "i preti si spingono a non parlare di Dio e dello scandalo della croce di Gesù, ma a impegnarsi anima e corpo nelle questioni sociali: l’agricoltura, l’ecologia, il dialogo, la lotta contro la povertà, la giustizia e la pace. Non si parla più di Dio ma di migranti, di emarginati e di senza tetto!»

Ok. E come si fa a parlare di Dio senza toccare questi argomenti? 

Di quale Dio devono parlare?

Perché il Dio di Gesù, il Dio della Bibbia, è quello che "soccorre l'orfano e la vedova", quello che ha posto l'uomo come colui che deve prendersi cura del creato (la traduzione esatta di cui che invece è stato modificato in "soggiogatela"), quello che ha detto, attraverso le parole dell'apostolo Giacomo "mostrami la tua fede senza la opere e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede"; quello stesso Dio che dirà "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi." (Mt 25, 36-36)

Cosa racconti, di Dio, senza dire ciò che lui ha chiesto a noi di fare?

"Amatevi come io vi ho amato" ha detto Gesù.

Cosa dobbiamo fare? Lasciare che i poveri restino poveri, i migranti vengano respinti e lasciati affogare o morire nelle carceri libiche, il pianeta distrutto, le guerre scoppiare, ma l'importante è parlare di Dio e della croce? E cos'è Dio, se non Amore? E cosa ha portato Gesù sulla croce, se non l'amore per noi? Ma L'amore di cui parla Gesù è servizio, è portare l'altro ad avere la dignità di persona, sollevarlo dal dolore, dall'isolamento, da tutto ciò che gli impedisce di essere davvero una persona. E quindi, come puoi esimerti dal parlare di questi argomenti? E cosa dire di parole come quelle di papa Francesco, nella "Laudato sii", in cui si parla proprio della salvaguardia del creato? Si è sbagliato?

E delle encicliche sociali (iniziando da papa Leone XIII in poi...)? Anche queste erano sbagliate?

Lo "scandalo della croce" di cui quest'uomo dice che i preti dovrebbero raccontare, è lo scandalo di un Dio che si è fatto uomo e si è messo a servizio dei più piccoli. Si è legato il grembiule in via, come i più umili servitori, e ci ha lavato i piedi. Ha guarito i malati, ha ridato dignità e speranza a chi era rifiutato e condannato (la Samaritana, l'adultera, il lebbroso, il cieco nato...), ha chiesto a noi di fare altrettanto, non di stare sotto la croce a dire: "oh, Signore, che scandalo, quanto ci hai amato e noi cattivi ti abbiamo ucciso!". Ai discepoli che volevano restare in contemplazione della sua gloria sul monte della trasfigurazione ha detto "perché state a guardare il cielo?". Ha chiesto azione, non parole.

Come si può essere cristiani senza pensare al bene del pianeta, al bene degli uomini, alla pace, alla giustizia? 



Cosa resta, di Dio, così?


martedì 14 luglio 2020

Legge "liberticida"?? 😳

Oggi ho visto un post in cui viene detto che la proposta di legge contro le discriminazioni relative all'orientamento sessuale sarebbe una legge "liberticida".
Nel post vengono riportate le parole di papa Wojtyla relative all'aborto, che inneggiano, quindi, alla protezione della vita.
E io mi sono fatta un sacco di domande.
Ad esempio: cosa c'entra l'aborto con la legge contro l'omofobia?
Semmai, parole che inneggiano alla protezione della vita dovrebbero servire anche per la protezione della vita delle persone già nate, di tutte le persone; quindi anche degli omosessuali, non certo per denigrare una legge che si prefigge di eliminare le discriminazioni.
Altra domanda: cosa avrebbe di "liberticida"?
In che modo ucciderebbe la libertà? E poi, la libertà di fare cosa? Di picchiare, offendere, discriminare chi non è etero?
Vogliamo quindi dire che questi atteggiamenti sono corretti e non vanno impediti, altrimenti viene limitata la libertà?
Ma questo vale solo se si picchia o si discrimina un omosessuale o vale anche se si fa la stessa cosa con un etero?
Chiedo per un'amico...

Ogni giorno, nel mondo, le persone omosessuali vengono derise, offese, picchiate, incarcerate, sottoposte a terribili processi di "riconversione" per "curarle". In Italia ci sono genitori che disconoscono i figli, li offendono, li deridono; compagni di classe
che deridono e bullizzano il/la compagn* che appare "divers*"; persone che aggrediscono altre persone, se le vedono baciarsi o se sono mano nella mano ad un* compagn* dello stesso sesso... Non parliamo poi del trovare lavoro...
E ancora siamo a discutere se ci sia bisogno di una legge che punisca questi reati?
Mi è stato detto che la legge c'è già e se una persona aggredisce un'altra sta già commettendo un reato. Certamente!
Ma qui si tratta di aggiungere l'aggravante della MOTIVAZIONE.
Come nel caso del femminicidio o del razzismo.
E aggiungo che questa legge parla di "orientamento sessuale", per cui rientra in essa OGNI orientamento, anche quello etero. Cioè, se qualcuno scrivesse sulla porta del suo negozio: "qui gli etero non sono graditi" sarebbe ugualmente discriminazione e punibile per legge.

Ancora: si riportano le parole del papa, si pone la questione sul piano della religione.
Ora: se sei cristiano come affermi, anzi come sbandieri con un orgoglio che mi fa ricordare i farisei descritti da Gesù, che si mettono in mostra allungando le frange dei loro scialli per fare vedere quanta fede hanno, dovresti anche sapere che Gesù ha detto di amare tutti come ami te stesso e come Lui ti ha amato.
Amare.
Tutti.
Dato che una persona omosessuale appartiene alla specie umana come le persone con gli occhi azzurri, quelle a cui piace il gelato al gusto Puffo (esistono!! 😱) o quelle a cui non piace la vita da spiaggia (io!! 🙋🏻‍♀️), in quel "tutti" è compresa anche lei.
L'amore cristiano non è un sentimento smielato della serie "volemose bene, bacini e cuoricini", ma un impegno costante e concreto nel considerare ogni uomo come un fratello con gli stessi diritti, la stessa dignità, lo stesso status di figlio di Dio e lo stesso diritto al rispetto che ho io e che hai tu.
E quindi, in pratica, cosa significa amare queste persone? Esattamente ciò che significa amare tutti gli altri.
Rispettarle, capire che hanno gli stessi diritti di chiunque altro, perché non sono diversi da chiunque altro!
Accettiamo che ci siano persone che compiono gli atti più abietti, giustifichiamo l'evasione fiscale, l'inquinamento, le prime che non rispettano il codice della strada, i "furbetti" di ogni tipo, accettiamo e seguiamo persone che spargono odio dal loro posto di potere, ma critichiamo, offendiamo, vogliamo provare dei diritti persone che, semplicemente, amano.

Se un giorno qualcuno prendesse il potere e iniziasse a dire che chiunque crede in Dio è una persona pericolosa, da rinchiudere, perché è la causa di tutti i mali del mondo, non vorremmo una legge che vieti questo? Oh, perbacco, sbaglio o è già successo con gli ebrei?
E se qualcuno dicesse che la legge sul femminicidio è liberticida perché impedisce agli uomini di esercitare il loro potere sulle donne che, si sa, sono inferiori? Saremmo d'accordo?

Perché quindi, questo accanimento contro chi ha come unica colpa quella di essersi innamorat* di una persona del suo stesso sesso?

Non viene a fare l'amore con te, non cerca di fare "diventare gay" i tuoi figli (ah, notizia dell'ultima ora: omosessuali si nasce, non si diventa), non è un pedofilo (sembra assurdo doverlo specificare, ma la pedofilia non c'entra nulla con l'omosessualità).
Dare a tutti gli stessi tuoi diritti non significa toglierli a te.

mercoledì 22 aprile 2020

"ultracattolici" e "fondamentalisti"...

Mi "sale la carogna", quando sento definire certe persone "ultracattoliche", quando di "cattolico" non hanno proprio nulla. Così come definire i terroristi "fondamentalisti islamici", quando invece
l'Islam sarebbe una religione di pace. Questa gente che si riempie la bocca col nome di Dio, della Madonna, delle "nostre radici cristiane", ma poi è pronta a chiudere la porta in faccia a chi ha bisogno, a gioire per il male che si abbatte sugli altri definendolo "punizione divina", mostrando di avere un'idea di Dio totalmente al di fuori di quella del Dio d'amore mostrato da Gesù, come può definirsi "cristiana"?
Cristiano è cui che segue Cristo.
E per seguire Cristo occorre prendere sulla spalle "la propria croce", che non significa esaltare la sofferenza, cercare la flagellazione, ma seguire la strada indicata da Dio, che passa attraverso il dono totale di se stessi, fino, se serve, a donare anche la propria vita, come ha fatto Gesù sulla croce.
E donare se stessi a chi? Agli altri, ma quali "altri"?
Quelli belli, buoni, bravi, "uguali" a noi?
Oppure a tutti?
"E chi è il mio prossimo"? Chiesero a Gesù.

Il tuo prossimo è quello che si ferma quando ti vede in difficoltà, ti porta al sicuro, si prende cura di te. Come il samaritano. Già, avete fatto caso che Gesù non dice che il "prossimo" è l'uomo che giace a terra, ma è il samaritano: "Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Quindi tutto quelli che si riempiono le mani di Rosari e sventolano vangeli, dovrebbero anche seguire ciò che sbandierano e farsi prossimo degli altri, di chi è steso a terra, senza più speranza, senza più niente e chinarsi su di lui, accoglierlo fra le proprie braccia e soccorrerlo.

domenica 5 aprile 2020

Affidiamoci a Maria??

Ieri ho sentito la notizia che riporta una richiesta del famigerato ex-ministro per riaprire le chiese perché, secondo lui, abbiamo bisogno dell'aiuto di Maria per superare la pandemia.
Sebbene io sia cristiana e cerchi di essere credente (la fede può avere momenti di crisi, attraversare le paludi del dubbio, a volte), questa esternazione mi ha irritato, infastidito, fatto "cadere le braccia".
In ordine sparso, cercherò di spiegare il perché delle mie reazioni.
Quest'uomo ha sempre sulla bocca il nome di Maria, perfino quando agita il rosario, in cui, vorrei informarlo, si rivive la passione di Cristo. Non di Maria.
Un cristiano dovrebbe mettere al primo posto Dio. Maria è un esempio da seguire, una figura da venerare (non adorare! "Adorerai il Signore Dio tuo, a Lui solo renderai culto"), che può intercedere per noi presso Dio, ma non è Dio.
Dio, come Padre, Figlio e Spirito Santo, è la persona che andiamo ad incontrare in chiesa, quando celebriamo l'Eucarestia. I santi, compreso la Madonna, partecipano con noi a questa festa, ma non sono loro e basta, che andiamo ad incontrare.
Aggiungo anche che non è necessario andare in chiesa, per pregare. Gesù dice:
"Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,5-8). 
Sebbene la chiesa sia il luogo in cui la comunità si riunisce per celebrare l'Eucarestia, la presenza di Dio è ovunque e la preghiera personale può essere fatta ovunque.
Sembra poi che quest'uomo non nomini altri che la Madonna. Perché?
Perché non dice, ad esempio: "chiediamo a Dio di aiutare i medici a trovare una cura"?
Io credo che sia troppo "impegnativo".
Va bene sventolare rosari, nominare madonne, baciare santini, ma semplicemente perché questo colpisce la "pancia" di un elettorato pseudo cattolico, che fa della religione solo un insieme di superstizioni, preghiere da recitare a memoria per ottenere "la grazia", acqua santa da spruzzare in casa "perché non si sa mai"...
Parlare di fede, che è affidarsi totalmente a Dio, che è cammino giornaliero, costante, per cercare di restare nel sentiero che lui ha tracciato per noi, non richiamerebbe così tanto consenso.
Occorre qualcosa di gridato, che richiami "le nostre tradizioni", che parli allo stomaco, non alla ragione.
Se fossi un medico, un ricercatore, una qualsiasi di quelle persone che stanno cercando di fermare il virus, chi con la ricerca di un vaccino, di una cura; chi con l'assistenza ai malati, mi sentirei offeso, ignorato, sminuito nei mio lavoro.
Vorrei sentirmi dire, semmai, qualcosa come "preghiamo affinché medici, infermieri, ricercatori, operatori sanitari, abbiano la forza per affrontare questo periodo così faticoso, affinché non si ammalino, affinché trovino una cura efficace...".
Ma, come molti altri in passato, egli usa la religione (non la fede!! Non è la stessa cosa...) per ottenere consensi, per sembrare dalla parte della ragione, per distruggere, creare divisioni, scontenti, paura, rabbia...
Ma Dio non si lascia usare. E nemmeno sua Madre.
Dio, i santi, non sono un distributore di miracoli a pagamento: se io dico dieci pateravegloria tu mi DEVI fare ciò che chiedo.
Sicuramente Dio ascolterà le preghiere di cui si rivolge a Lui con fede, così come farà la Madonna, ma sarà poi Dio stesso a decidere se e come intervenire, secondo il suo disegno, che noi non riusciamo a vedere, a capire, ma che saprà fare qualcosa di buono, alla fine, anche da questo triste momento.

mercoledì 1 aprile 2020

Domenica delle palme 2020


Domenica prossima sarà la Domenica delle palme.
Ne ho parlato qualche anno fa, qui https://pensieripaola.blogspot.com/2014/04/domenica-delle-palme.html
Ma questa domenica sarà del tutto diversa.
Questa domenica, che ho sempre vissuto come se fosse una porta che si spalanca sulla settimana Santa, come una unica festa, collegata a tutte le altre celebrazioni della settimana, sarà diversa.
Per la prima volta in vita mia, non percorrerò le strade con l'olivo in mano, cantando tutti i soliti salmi, sentendomi a volte perfino un po' ridicola, anacronistica e altre volte sentendomi testimone della mia fede, per chi osserva da fuori.
Non porterò a casa l'olivo scegliendo con cura i rami più belli da appendere e conservando i vecchi per alimentare il fuoco della notte di Pasqua.
La festa dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme sarà vissuta nell'intimità delle nostre case, mentre il racconto della Passione sarà come un'eco di ciò che tante persone nel mondo stanno vivendo in questo periodo.
Alle persone che quotidianamente muoiono per fame, guerre, malattie, si aggiungono adesso quelle che muoiono da sole per il virus (e ci vorrebbe stargli accanto e non può) e tutti quelli che stanno lavorando senza sosta per aiutare i malati. Medici, ricercatori, infermieri, "semplici" addetti alle pulizie, e moltissimi altri.
Io non riesco ancora ad immaginare una settimana Santa senza celebrazioni vissute da tutti i fedeli insieme, uno vicino all'altro. Mi è purtroppo capitato di non aver potuto partecipare di persona, per malattia, ma comunque la messa c'era, le chiese erano gremite. Adesso le chiese sono vuote ed è attraverso uno schermo che il sacerdote ci parla. Per fortuna abbiamo questo mezzo, ma pensare di vivere la festa più grande della cristianità attraverso uno schermo, temo che potrebbe gettarmi  nello sconforto.
Ma un cristiano, mi disse un giorno mio fratello, non può essere pessimista, perché sa che il mondo è nelle mani di Dio. Sa che, in qualunque modo vadano le cose, Dio saprà tirarne fuori qualcosa di buono e non ci lascerà soli.
Un Dio che ha camminato con noi, che ha provato su di sé il dolore, l'angoscia, l'abbandono, sa cosa stiamo provando e non permetterà che nemmeno una delle nostre lacrime vada perduta. Nessuno dei nostri sospiri resterà inascoltato.

domenica 22 marzo 2020

Quaresima 2020

Ad ogni inizio di Quaresima mi prefiggo di cercare di passare quei quaranta giorni provando a prepararmi in modo "giusto" all'arrivo della Pasqua. Quasi sempre i miei propositi vengono disattesi e cado negli stessi errori, cercando poi di ripartire, fin quando arriva la Domenica delle Palme, si entra nel vivo della settimana Santa, sento cambiare perfino l'aria intorno a me, inizio a sentire davvero che sta arrivando il momento più importante per ogni credente: la Resurrezione di Cristo.
Due anni fa, però, sono rimasta bloccata a letto per tutta la Settimana Santa, senza poter muovere altro che le braccia, per un fortissimo dolore alla schiena e ho sentito molto forte la mancanza delle celebrazioni della settimana. Sentivo che mi mancava qualcosa, non mi sentivo "pronta", avevo lasciato "a metà" la mia Quaresima...
Quest'anno le cose stanno andando in modo diverso e la Quaresima era appena iniziata quando abbiamo dovuto interrompere la celebrazione della Eucarestia per via del virus che sta dilagando nel mondo.
La prima domenica non ci fai troppo caso. Capita, di dover saltare una messa per qualche malanno improvviso, no?
La seconda domenica, vedendo tutto ciò che ti succede intorno e non avendo nemmeno idea di quando potrai di nuovo accostarti alla Eucarestia, inizi a vacillare.
Manca entrare in Chiesa e trovare le facce conosciute, i sorrisi, i saluti, iniziare a leggere le letture per prepararti, fare silenzio dentro di te, iniziare il canto mentre entra il sacerdote... Manca ascoltare la Parola, ascoltare l'omelia, manca ricevere il Corpo di Cristo... 
Ricevere l'Eucarestia l'ho sempre considerato come la mia "ricarica" per la settimana. Come posso, mi dicevo, affrontare una settimana da sola, senza il Suo aiuto?
Adesso mi ritrovo a doverlo fare e a non sapere nemmeno se potremo celebrare la Pasqua.
Quell'atmosfera così particolare che caratterizza la Settimana Santa, fatta di attesa, di tempo che si dilata, di un mondo che trattiene il fiato in bilico fra la tristezza e la speranza, forse quest'anno non potrò viverla.
Eppure, quante volte sarà capitato di non aver voglia di andare alla messa, o di ascoltare distrattamente le letture, pensando alle cose da fare che ci aspettano a casa o chissà a cosa altro...
Quante volte abbiamo vissuto la Quaresima distrattamente, come un tempo qualsiasi?
Quest'anno, invece, stiamo vivendo tutti una Quaresima particolare; stiamo tutti con Gesù, nell'orto degli ulivi, a chiedere che "passi questo calice".
Moltissime persone sono con lui sulla croce, proprio adesso, mentre lui gli dice "oggi sarai con me in paradiso". Persone che devono partire da sole, senza il conforto di nessun familiare accanto, solo con la mano di Dio che li accompagna. E persone che, dall'altra parte, non possono accompagnare in questo passo i loro cari. Possono solo stargli vicino con la preghiera.
Io posso immaginare lo strazio di dover stare lontana da qualcuno che amo, nei suoi ultimi istanti di vita. Non c'ero quando sono morti i miei genitori, ma comunque loro non  sono morti da soli, c'era mia mamma, vicino al babbo e c'era mio fratello, vicino alla mamma. Ma soli no. Nessuno dovrebbe morire da solo. Nessuno dovrebbe sapere che un suo caro è solo, in quel momento.
Noi che crediamo sappiamo però che soli non siamo mai.
Dio non ci abbandona.
Nemmeno in questa situazione.
Soprattutto in questa situazione.
Le Chiese sono chiuse, ma il cuore di Dio è sempre aperto.
Non possiamo ricevere l'Eucarestia fisicamente, ma lo Spirito di Dio continua ad abitare in noi e il desiderio di ricevere l'Eucarestia è già esso stesso un modo di essere in comunione con Lui.
Portiamo quindi questa croce insieme a Gesù, sul Golgota, noi che ancora stiamo bene e che possiamo avere comunque le nostre comodità fornite dalle nostre case e dagli strumenti che ci permettono di restare comunque in contatto. Portiamo questa croce noi che, invece, abbiamo un familiare malato e abbiamo paura, come ne ha avuta Gesù nell'orto degli ulivi, tanto da sudare sangue.
Portiamo questa croce noi, se siamo malati e non sappiamo cosa ci aspetta. I medici, come la donna che ha asciugato il volto di Gesù, saranno al nostro fianco per aiutarci e se non ci possono essere familiari vicino, ai piedi della nostra croce c'è sempre Maria, che ci guarda e prega per noi. Lei non se ne va, lei c'è sempre stata e ci sarà sempre, anche nel dolore più grande.
"Questa è tua madre".
E se ci prende l'angoscia per il non poter celebrare la Pasqua tutti insieme, con tutti i riti meravigliosi che la Chiesa ha istituito per aiutarci ad entrare anima e corpo nel mistero della morte e resurrezione di Cristo e gioire con Lui per la vittoria della vita sulla morte, proviamo a pensare proprio a questo: al di là della morte, al di là della paura, al di là di ogni miseria umana, ci aspetta sempre la Pasqua.
Ci aspetta la Vita.
Adesso siamo nel mare in tempesta, tutti sulle nostre barche sbattute dal vento.
Ma ricordiamoci che Gesù può calmare la tempesta con una sua sola parola.
Ascoltiamo dunque la sua Parola anche in casa, da soli o in famiglia, perché lui dirà ai nostri cuori in tempesta: "Calmati" 
Festeggeremo di nuovo la Pasqua.
Dio vince sempre.
Dal web: https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2017/03/quaresima-che-cose-quanto-dura-e-come-funziona-per-la-chiesa-cattolica.jpg

mercoledì 4 marzo 2020

Bambini senza speranza


Quando il mal di testa, oggi, ha lasciato un piccolo spiraglio di semi-lucidità, ho pensato di scrivere qualcosa sulla tragedia che si sta compiendo in Siria da nove lunghi anni e, di conseguenza, ai confini della Grecia.
Ma davanti a tutto questo orrore, la mente si annebbia, le lacrime impediscono di vedere la tastiera o il foglio su cui scrivere e il cuore diventa così gonfio e dolorante che non riesce a contenere tutto ciò che prova.
Non riesco a mettere i pensieri in fila, a dare un ordine alle parole, affinché questo testo abbia un senso, un inizio, uno svolgimento e una conclusione, come ogni testo “che si rispetti”.

Vedo solo famiglie disperate, case distrutte, bombe che cadono, cibo che manca, dolore, disperazione, morte, impotenza… e poi vedo persone, che pure vivono in un paese che sa cos’è la povertà, la disperazione, respingere violentemente, aggredire questi disperati, cercare di farli annegare, soffocare… senza guardare se hanno davanti un bambino o un adulto (non che sia meno grave far del male ad un adulto, ma per fare del male da un bambino mi chiedo cosa si debba avere al posto del cuore).

Bambini
 
Bambini affogati 

soffocati 
 
respinti

rinchiusi nei campi senza cibo, scuola, medicine, qualcosa per scaldarsi…

Bambini che arrivano a suicidarsi

Riuscite ad immaginare quale abisso di disperazione possa avere un bambino, dentro di sé, per arrivare ad uccidersi? I bambini, che sono l’essenza stessa della vita, della voglia di vivere, dell’ottimismo, della gioia per le cose più piccole, che sanno ancora meravigliarsi per ogni manifestazione della natura, dal più piccolo insetto al più splendente arcobaleno… hanno il vuoto dentro. hanno il buio che arriva quando ogni speranza è ormai morta. 

Bambini senza speranza

Riuscite ad immaginare qualcosa di più orribile?

I bambini, che sono la nostra speranza, l’hanno persa.
I loro genitori, se ci sono, non riescono a dare loro nemmeno un briciolo di speranza, perché non ne hanno più nemmeno loro.

E gli adulti, invece, cosa fanno?

Li respingono, li soffocano coi lacrimogeni, li affondano coi loro gommoni…

Io non riesco a pensare a nulla di più orribile che uccidere e respingere chi sta disperatamente chiedendo aiuto, chi ha perso tutto, anche la speranza.

Risultato immagini per lesbo bambino

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.” (Matteo 25,35-45)