domenica 1 novembre 2020

Gli "scarti" della società

Chissà se io sono necessaria allo "sforzo produttivo del paese"... 

Credo di no. Non produco beni tangibili, non guadagno abbastanza da fare "girare l'economia", mi occupo, anzi, di qualcosa che fa risparmiare e non produrre. 

Ergo, potrei ammalarmi e morire senza nessun problema.

Anche la mia cara zia di novantasei anni non produce, sebbene dia lavoro alla badante. Quindi potrei anche andare a trovarla senza mascherina e senza precauzioni, tanto se si ammala, che problema c'è?

Ecco, quando papa Francesco parla di "cultura dello scarto", si riferisce proprio a questo tipo di pensiero, di atteggiamento. Se non sei utile, se non produci, non servi, sei un peso per la società. Il tuo posto in ospedale potrebbe servire ad un giovane e forte soggetto ancora in grado di servire il paese. 

Produci, consuma, crepa, possibilmente in modo rapido, così non dobbiamo nemmeno pagarti la pensione.

Desidero un mondo in cui le persone siano considerate tutte ugualmente importanti e fondamentali per il benessere della società. Un mondo in cui sedersi accanto ad una persona anziana per ascoltare la storia della sua vita, tenendole la mano, non sia considerato tempo perso, sottratto allo "sforzo produttivo", ma tempo che arricchisce il cuore e lo spirito.

Un mondo in cui "perdere tempo" a giocare con i figli sia considerata una ricchezza, non una perdita.

Un mondo in cui nessuno viene lasciato indietro perché "in natura si fa così, i più deboli restano indietro" (che poi... Li avete visti, che ne so, gli elefanti, che proteggono i più deboli? Tutti quegli animali che vivono in branco e che formano un cerchio con al centro i cuccioli, per difenderli dai predatori?)

Un mondo in cui prevalga la cultura dell'amore, degli affetti, del prendersi cura l'uno dell'altro, che sia esso persona, animale, pianta, fiume, roccia...





venerdì 18 settembre 2020

Di gonne ed occhi cadenti

È ovunque sul web la storia del liceo Socrate di Roma per la frase che sarebbe stata pronunciata dalla vicepreside verso una studentessa sul fatto che indossare un certo abbigliamento avrebbe attirato lo sguardo degli insegnanti maschi sulle sue gambe e forse anche più su. (Edit: sembra che alla fine le cose siano andate in modo diverso, ma purtroppo questa idea è radicata nella maggior parte delle persone)

Giornalisti, opinionisti, rappresentanti di varie associazioni e persone comuni hanno pubblicato vari post di denuncia, portando varie argomentazioni in difesa delle ragazze o di accusa verso la vicepreside. 

Quello che mi ha intristito è stato leggere che sotto a questi post la maggioranza delle persone, soprattutto donne, affermava che era giusto, perché a scuola si va vestiti "dignitosamente", come in ogni altro luogo pubblico, che non sia una discoteca.

Ho provato a lasciare qualche commento, che è stato avversato.


Permettetemi quindi di scrivere qui, "a casa mia", quello che è il mio pensiero.

Chi commenta parlando di "decoro" non ha compreso il punto della questione: ciò che ha detto la vicepreside non riguarda il "decoro", il "dress code", come lo  definiscono, ma riguarda il fatto che questa è l'ennesima botta alla dignità della donna, vista solo come oggetto di piacere per gli uomini e anche alla dignità degli uomini, visti tutti come animali, preda di reazioni istintive e quindi privi di raziocinio.

Qui non si tratta di definire in che modo sia più consono andare vestiti in certi ambienti, ma si tratta di accusare - come sempre - le ragazze del fatto che, se qualcuno le guarda con sguardo ammiccante o con desiderio, se qualcuno le molesta, è soltanto colpa loro. "Se la sono cercata, chissà come erano vestite" questo è il solito ritornello che torna fuori ogni volta che una ragazza, una donna viene molestata. Ho letto un commento, di una donna, che asseriva che fosse "ovvio" che al prof cadesse lo sguardo sulle gambe delle alunne in gonna. Insomma, l'uomo è cacciatore, è normale che guardi, che desideri. Sei tu, donna, che devi evitare di provocare. Vesti in modo casto, non uscire di notte, non uscire da sola, non sorridere a tutti, non... Non...

Fra l'altro, fossi uno dei professori in questione, mi sentirei profondamente offeso, per essere stato accusato di essere una persona che, anziché guardare alle alunne e alle donne in generale come persone di pari dignità e pari diritto al rispetto, le guarda come oggetti del desiderio, vedendo in loro solo dei corpi su cui fare "cadere" il proprio sguardo concupiscente. Ricordo che queste sono ragazze di un liceo, per cui sono minorenni. Già pensare che un uomo adulto, col ruolo di insegnante, oltretutto, sia attirato sessualmente da una persona che potrebbe essere sua figlia è indice della mentalità corrente, che vuole la sessualizzazione della femmina già in tenera età (orecchini alle neonate, vestiti sexy a due anni - ho visto bambine in top e gonna leopardate, fotografate dai genitori in pose ammiccanti con tanto di lecca lecca gigante in mano...).

Se poi, invece, vogliamo sollevare la questione delle "regole" di abbigliamento, allora devo dire che questa cosa del "dignitoso" mi irrita, mi sembra molto ipocrita e non l'ho mai capita (ok, lo so che ci sono un sacco di cose che non capisco). Non vi sembra ipocrita, assurdo, che stare in costume sulla spiaggia sia normale, accettabile, scontato, perfino quasi "obbligatorio" (ricordate le polemiche sul costume denominato "burkini"?) mentre diventa "indecente" presentarsi con lo stesso costume pochi metri più in là, nel negozio in fondo alla spiaggia? Cosa cambia? I centimetri di pelle che si vedono sono forse diversi sulla spiaggia da quelli che mostriamo per strada? 

Ma vorrei spostare il discorso ancora più in là: questo tipo di discorsi, di regole su cosa vada indossato e cosa no, cosa sia "decoroso" e cosa no, cadono sempre sul solito punto: il tabù del corpo, della nudità, del sesso.

Se un uomo mostra i capezzoli, nessuno si scompone. Se lo fa una donna, è indecente, volgare, esibizionista, vergognosa, pu****a e così via... Eppure, vi assicuro che dal punto di vista anatomico non c'è una grande differenza fra un capezzolo maschile e uno femminile. E alcuni uomini hanno più seno di alcune donne 😉 

Il giudizio che ricevi come donna dipende da quanti centimetri di pelle mostri: più sono, più il giudizio è negativo e verte verso il t***a. Meno ne mostri, più sarai considerata "suora", "frigida", ecc... 

Ovviamente, ciò non vale per gli uomini.

Dicono che questo dipenda dalla chiesa cattolica. Può essere, anche se vedo questo atteggiamento anche in altre culture. Certo è che la chiesa ha battuto pesantemente su questo tasto, arrivando a negare anche la vera essenza del bellissimo libro della Bibbia denominato "Cantico dei Cantici" in cui si esalta la bellezza del corpo umano, sia femminile che maschile, e la bellezza dell'amore fisico fra uomo e donna. Nei secoli si è cercato di nascondere quello che il libro diceva, presentandolo come un'allegoria, perché sembrava impossibile che in un libro della Bibbia si potesse esaltare l'amore umano, fisico, fra una ragazza e il suo ragazzo. Aggiungiamoci poi che questo libro è quasi tutto al femminile (nella maggior parte del libro è la ragazza, che parla) e lo scandalo è completo. Come poteva essere possibile che nella Bibbia si parlasse di amore fisico, si descrivessero con precisione i corpi, il piacere, senza nominare mai Dio? Quindi è stato trasformato in allegoria e il tabù del sesso ha continuato ad essere diffuso. 

(Per chi volesse approfondire questo argomento, suggerisco l'ascolto dei video sul Cantico dei Cantici pubblicati su YouTube dal Vicariato di Porta San Frediano e eseguiti da Don Luca Mazzinghi) 

Penso a come sarebbe bello poter vivere avendo lo stesso tipo di sguardo sul corpo che hanno società come gli Indios o i Boscimani, che vivono nudi, o altre società simili, in cui ad esempio girare a seno nudo è del tutto normale. Come sarebbe bello se considerassimo il nostro corpo tutto "dignitoso" e non con parti "indecenti". Se il nostro corpo è davvero "Tempio dello Spirito", tutto il nostro corpo ha pari dignità. Quando Dio ci ha creati, si è compiaciuto della sua opera. Non ha creato il nostro corpo come qualcosa di brutto, indecente, da nascondere. Noi abbiamo iniziato a coprirci per difenderci dal freddo e da lì è sparita l'abitudine a vedere i corpi nudi e si è creato tutto il resto, come conseguenza. 

Non sto dicendo che vada bene andare in costume da bagno al lavoro (ma poi perché no?) O in chiesa (in Amazzonia non credo si mettano il tailleur, però, e Dio li ama lo stesso), perché non sono certo cambiamenti che si possono fare così in un giorno. Dico solo che sarebbe l'ora che ognuno potesse andare vestito come vuole, senza essere giudicato per questo. Senza che nessuno gli dica che è "indecente" perché ha una gonna corta, o "ripugnante" perché si mette una minigonna e pesa cento chili, o "ridicolo" perché si mette la maglietta di super Mario a cinquant'anni (presente!! 🙋🏼‍♀️).


domenica 6 settembre 2020

Che significa "parlare di Dio"?

Leggo un'intervista ad un cardinale in cui lui afferma che "i preti si spingono a non parlare di Dio e dello scandalo della croce di Gesù, ma a impegnarsi anima e corpo nelle questioni sociali: l’agricoltura, l’ecologia, il dialogo, la lotta contro la povertà, la giustizia e la pace. Non si parla più di Dio ma di migranti, di emarginati e di senza tetto!»

Ok. E come si fa a parlare di Dio senza toccare questi argomenti? 

Di quale Dio devono parlare?

Perché il Dio di Gesù, il Dio della Bibbia, è quello che "soccorre l'orfano e la vedova", quello che ha posto l'uomo come colui che deve prendersi cura del creato (la traduzione esatta di cui che invece è stato modificato in "soggiogatela"), quello che ha detto, attraverso le parole dell'apostolo Giacomo "mostrami la tua fede senza la opere e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede"; quello stesso Dio che dirà "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi." (Mt 25, 36-36)

Cosa racconti, di Dio, senza dire ciò che lui ha chiesto a noi di fare?

"Amatevi come io vi ho amato" ha detto Gesù.

Cosa dobbiamo fare? Lasciare che i poveri restino poveri, i migranti vengano respinti e lasciati affogare o morire nelle carceri libiche, il pianeta distrutto, le guerre scoppiare, ma l'importante è parlare di Dio e della croce? E cos'è Dio, se non Amore? E cosa ha portato Gesù sulla croce, se non l'amore per noi? Ma L'amore di cui parla Gesù è servizio, è portare l'altro ad avere la dignità di persona, sollevarlo dal dolore, dall'isolamento, da tutto ciò che gli impedisce di essere davvero una persona. E quindi, come puoi esimerti dal parlare di questi argomenti? E cosa dire di parole come quelle di papa Francesco, nella "Laudato sii", in cui si parla proprio della salvaguardia del creato? Si è sbagliato?

E delle encicliche sociali (iniziando da papa Leone XIII in poi...)? Anche queste erano sbagliate?

Lo "scandalo della croce" di cui quest'uomo dice che i preti dovrebbero raccontare, è lo scandalo di un Dio che si è fatto uomo e si è messo a servizio dei più piccoli. Si è legato il grembiule in via, come i più umili servitori, e ci ha lavato i piedi. Ha guarito i malati, ha ridato dignità e speranza a chi era rifiutato e condannato (la Samaritana, l'adultera, il lebbroso, il cieco nato...), ha chiesto a noi di fare altrettanto, non di stare sotto la croce a dire: "oh, Signore, che scandalo, quanto ci hai amato e noi cattivi ti abbiamo ucciso!". Ai discepoli che volevano restare in contemplazione della sua gloria sul monte della trasfigurazione ha detto "perché state a guardare il cielo?". Ha chiesto azione, non parole.

Come si può essere cristiani senza pensare al bene del pianeta, al bene degli uomini, alla pace, alla giustizia? 



Cosa resta, di Dio, così?


martedì 14 luglio 2020

Legge "liberticida"?? 😳

Oggi ho visto un post in cui viene detto che la proposta di legge contro le discriminazioni relative all'orientamento sessuale sarebbe una legge "liberticida".
Nel post vengono riportate le parole di papa Wojtyla relative all'aborto, che inneggiano, quindi, alla protezione della vita.
E io mi sono fatta un sacco di domande.
Ad esempio: cosa c'entra l'aborto con la legge contro l'omofobia?
Semmai, parole che inneggiano alla protezione della vita dovrebbero servire anche per la protezione della vita delle persone già nate, di tutte le persone; quindi anche degli omosessuali, non certo per denigrare una legge che si prefigge di eliminare le discriminazioni.
Altra domanda: cosa avrebbe di "liberticida"?
In che modo ucciderebbe la libertà? E poi, la libertà di fare cosa? Di picchiare, offendere, discriminare chi non è etero?
Vogliamo quindi dire che questi atteggiamenti sono corretti e non vanno impediti, altrimenti viene limitata la libertà?
Ma questo vale solo se si picchia o si discrimina un omosessuale o vale anche se si fa la stessa cosa con un etero?
Chiedo per un'amico...

Ogni giorno, nel mondo, le persone omosessuali vengono derise, offese, picchiate, incarcerate, sottoposte a terribili processi di "riconversione" per "curarle". In Italia ci sono genitori che disconoscono i figli, li offendono, li deridono; compagni di classe
che deridono e bullizzano il/la compagn* che appare "divers*"; persone che aggrediscono altre persone, se le vedono baciarsi o se sono mano nella mano ad un* compagn* dello stesso sesso... Non parliamo poi del trovare lavoro...
E ancora siamo a discutere se ci sia bisogno di una legge che punisca questi reati?
Mi è stato detto che la legge c'è già e se una persona aggredisce un'altra sta già commettendo un reato. Certamente!
Ma qui si tratta di aggiungere l'aggravante della MOTIVAZIONE.
Come nel caso del femminicidio o del razzismo.
E aggiungo che questa legge parla di "orientamento sessuale", per cui rientra in essa OGNI orientamento, anche quello etero. Cioè, se qualcuno scrivesse sulla porta del suo negozio: "qui gli etero non sono graditi" sarebbe ugualmente discriminazione e punibile per legge.

Ancora: si riportano le parole del papa, si pone la questione sul piano della religione.
Ora: se sei cristiano come affermi, anzi come sbandieri con un orgoglio che mi fa ricordare i farisei descritti da Gesù, che si mettono in mostra allungando le frange dei loro scialli per fare vedere quanta fede hanno, dovresti anche sapere che Gesù ha detto di amare tutti come ami te stesso e come Lui ti ha amato.
Amare.
Tutti.
Dato che una persona omosessuale appartiene alla specie umana come le persone con gli occhi azzurri, quelle a cui piace il gelato al gusto Puffo (esistono!! 😱) o quelle a cui non piace la vita da spiaggia (io!! 🙋🏻‍♀️), in quel "tutti" è compresa anche lei.
L'amore cristiano non è un sentimento smielato della serie "volemose bene, bacini e cuoricini", ma un impegno costante e concreto nel considerare ogni uomo come un fratello con gli stessi diritti, la stessa dignità, lo stesso status di figlio di Dio e lo stesso diritto al rispetto che ho io e che hai tu.
E quindi, in pratica, cosa significa amare queste persone? Esattamente ciò che significa amare tutti gli altri.
Rispettarle, capire che hanno gli stessi diritti di chiunque altro, perché non sono diversi da chiunque altro!
Accettiamo che ci siano persone che compiono gli atti più abietti, giustifichiamo l'evasione fiscale, l'inquinamento, le prime che non rispettano il codice della strada, i "furbetti" di ogni tipo, accettiamo e seguiamo persone che spargono odio dal loro posto di potere, ma critichiamo, offendiamo, vogliamo provare dei diritti persone che, semplicemente, amano.

Se un giorno qualcuno prendesse il potere e iniziasse a dire che chiunque crede in Dio è una persona pericolosa, da rinchiudere, perché è la causa di tutti i mali del mondo, non vorremmo una legge che vieti questo? Oh, perbacco, sbaglio o è già successo con gli ebrei?
E se qualcuno dicesse che la legge sul femminicidio è liberticida perché impedisce agli uomini di esercitare il loro potere sulle donne che, si sa, sono inferiori? Saremmo d'accordo?

Perché quindi, questo accanimento contro chi ha come unica colpa quella di essersi innamorat* di una persona del suo stesso sesso?

Non viene a fare l'amore con te, non cerca di fare "diventare gay" i tuoi figli (ah, notizia dell'ultima ora: omosessuali si nasce, non si diventa), non è un pedofilo (sembra assurdo doverlo specificare, ma la pedofilia non c'entra nulla con l'omosessualità).
Dare a tutti gli stessi tuoi diritti non significa toglierli a te.

mercoledì 22 aprile 2020

"ultracattolici" e "fondamentalisti"...

Mi "sale la carogna", quando sento definire certe persone "ultracattoliche", quando di "cattolico" non hanno proprio nulla. Così come definire i terroristi "fondamentalisti islamici", quando invece
l'Islam sarebbe una religione di pace. Questa gente che si riempie la bocca col nome di Dio, della Madonna, delle "nostre radici cristiane", ma poi è pronta a chiudere la porta in faccia a chi ha bisogno, a gioire per il male che si abbatte sugli altri definendolo "punizione divina", mostrando di avere un'idea di Dio totalmente al di fuori di quella del Dio d'amore mostrato da Gesù, come può definirsi "cristiana"?
Cristiano è cui che segue Cristo.
E per seguire Cristo occorre prendere sulla spalle "la propria croce", che non significa esaltare la sofferenza, cercare la flagellazione, ma seguire la strada indicata da Dio, che passa attraverso il dono totale di se stessi, fino, se serve, a donare anche la propria vita, come ha fatto Gesù sulla croce.
E donare se stessi a chi? Agli altri, ma quali "altri"?
Quelli belli, buoni, bravi, "uguali" a noi?
Oppure a tutti?
"E chi è il mio prossimo"? Chiesero a Gesù.

Il tuo prossimo è quello che si ferma quando ti vede in difficoltà, ti porta al sicuro, si prende cura di te. Come il samaritano. Già, avete fatto caso che Gesù non dice che il "prossimo" è l'uomo che giace a terra, ma è il samaritano: "Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Quindi tutto quelli che si riempiono le mani di Rosari e sventolano vangeli, dovrebbero anche seguire ciò che sbandierano e farsi prossimo degli altri, di chi è steso a terra, senza più speranza, senza più niente e chinarsi su di lui, accoglierlo fra le proprie braccia e soccorrerlo.

domenica 5 aprile 2020

Affidiamoci a Maria??

Ieri ho sentito la notizia che riporta una richiesta del famigerato ex-ministro per riaprire le chiese perché, secondo lui, abbiamo bisogno dell'aiuto di Maria per superare la pandemia.
Sebbene io sia cristiana e cerchi di essere credente (la fede può avere momenti di crisi, attraversare le paludi del dubbio, a volte), questa esternazione mi ha irritato, infastidito, fatto "cadere le braccia".
In ordine sparso, cercherò di spiegare il perché delle mie reazioni.
Quest'uomo ha sempre sulla bocca il nome di Maria, perfino quando agita il rosario, in cui, vorrei informarlo, si rivive la passione di Cristo. Non di Maria.
Un cristiano dovrebbe mettere al primo posto Dio. Maria è un esempio da seguire, una figura da venerare (non adorare! "Adorerai il Signore Dio tuo, a Lui solo renderai culto"), che può intercedere per noi presso Dio, ma non è Dio.
Dio, come Padre, Figlio e Spirito Santo, è la persona che andiamo ad incontrare in chiesa, quando celebriamo l'Eucarestia. I santi, compreso la Madonna, partecipano con noi a questa festa, ma non sono loro e basta, che andiamo ad incontrare.
Aggiungo anche che non è necessario andare in chiesa, per pregare. Gesù dice:
"Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,5-8). 
Sebbene la chiesa sia il luogo in cui la comunità si riunisce per celebrare l'Eucarestia, la presenza di Dio è ovunque e la preghiera personale può essere fatta ovunque.
Sembra poi che quest'uomo non nomini altri che la Madonna. Perché?
Perché non dice, ad esempio: "chiediamo a Dio di aiutare i medici a trovare una cura"?
Io credo che sia troppo "impegnativo".
Va bene sventolare rosari, nominare madonne, baciare santini, ma semplicemente perché questo colpisce la "pancia" di un elettorato pseudo cattolico, che fa della religione solo un insieme di superstizioni, preghiere da recitare a memoria per ottenere "la grazia", acqua santa da spruzzare in casa "perché non si sa mai"...
Parlare di fede, che è affidarsi totalmente a Dio, che è cammino giornaliero, costante, per cercare di restare nel sentiero che lui ha tracciato per noi, non richiamerebbe così tanto consenso.
Occorre qualcosa di gridato, che richiami "le nostre tradizioni", che parli allo stomaco, non alla ragione.
Se fossi un medico, un ricercatore, una qualsiasi di quelle persone che stanno cercando di fermare il virus, chi con la ricerca di un vaccino, di una cura; chi con l'assistenza ai malati, mi sentirei offeso, ignorato, sminuito nei mio lavoro.
Vorrei sentirmi dire, semmai, qualcosa come "preghiamo affinché medici, infermieri, ricercatori, operatori sanitari, abbiano la forza per affrontare questo periodo così faticoso, affinché non si ammalino, affinché trovino una cura efficace...".
Ma, come molti altri in passato, egli usa la religione (non la fede!! Non è la stessa cosa...) per ottenere consensi, per sembrare dalla parte della ragione, per distruggere, creare divisioni, scontenti, paura, rabbia...
Ma Dio non si lascia usare. E nemmeno sua Madre.
Dio, i santi, non sono un distributore di miracoli a pagamento: se io dico dieci pateravegloria tu mi DEVI fare ciò che chiedo.
Sicuramente Dio ascolterà le preghiere di cui si rivolge a Lui con fede, così come farà la Madonna, ma sarà poi Dio stesso a decidere se e come intervenire, secondo il suo disegno, che noi non riusciamo a vedere, a capire, ma che saprà fare qualcosa di buono, alla fine, anche da questo triste momento.

mercoledì 1 aprile 2020

Domenica delle palme 2020


Domenica prossima sarà la Domenica delle palme.
Ne ho parlato qualche anno fa, qui https://pensieripaola.blogspot.com/2014/04/domenica-delle-palme.html
Ma questa domenica sarà del tutto diversa.
Questa domenica, che ho sempre vissuto come se fosse una porta che si spalanca sulla settimana Santa, come una unica festa, collegata a tutte le altre celebrazioni della settimana, sarà diversa.
Per la prima volta in vita mia, non percorrerò le strade con l'olivo in mano, cantando tutti i soliti salmi, sentendomi a volte perfino un po' ridicola, anacronistica e altre volte sentendomi testimone della mia fede, per chi osserva da fuori.
Non porterò a casa l'olivo scegliendo con cura i rami più belli da appendere e conservando i vecchi per alimentare il fuoco della notte di Pasqua.
La festa dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme sarà vissuta nell'intimità delle nostre case, mentre il racconto della Passione sarà come un'eco di ciò che tante persone nel mondo stanno vivendo in questo periodo.
Alle persone che quotidianamente muoiono per fame, guerre, malattie, si aggiungono adesso quelle che muoiono da sole per il virus (e ci vorrebbe stargli accanto e non può) e tutti quelli che stanno lavorando senza sosta per aiutare i malati. Medici, ricercatori, infermieri, "semplici" addetti alle pulizie, e moltissimi altri.
Io non riesco ancora ad immaginare una settimana Santa senza celebrazioni vissute da tutti i fedeli insieme, uno vicino all'altro. Mi è purtroppo capitato di non aver potuto partecipare di persona, per malattia, ma comunque la messa c'era, le chiese erano gremite. Adesso le chiese sono vuote ed è attraverso uno schermo che il sacerdote ci parla. Per fortuna abbiamo questo mezzo, ma pensare di vivere la festa più grande della cristianità attraverso uno schermo, temo che potrebbe gettarmi  nello sconforto.
Ma un cristiano, mi disse un giorno mio fratello, non può essere pessimista, perché sa che il mondo è nelle mani di Dio. Sa che, in qualunque modo vadano le cose, Dio saprà tirarne fuori qualcosa di buono e non ci lascerà soli.
Un Dio che ha camminato con noi, che ha provato su di sé il dolore, l'angoscia, l'abbandono, sa cosa stiamo provando e non permetterà che nemmeno una delle nostre lacrime vada perduta. Nessuno dei nostri sospiri resterà inascoltato.